Marche ancora terza Italia: la crescita del Pil regionale non aggancia il treno-Nord. L'analisi contenuta nel piano delle performance 21-23

E' ancora rischio "terza Italia"

Un'azienda tessile
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di Andrea Taffi
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Mercoledì 3 Novembre 2021, 02:05 - Ultimo aggiornamento: 15:17

ANCONA - Finalmente ci sono due punti di riferimento per parlare delle Marche e del futuro prossimo, economicamente parlando. Il primo, le previsioni regionali Svimez rilasciate a luglio, avevano fornito un primo punto di riferimento ma in questi casi è il tenore dell’autunno che accende e illumina. Ci ha pensato la Regione Marche a puntellare le stime degli economisti guidati da Luca Bianchi grazie a un dossier firmato Prometeia - altro autorevole analista nazionale - allegato al piano delle performance, le 111 pagine da leggere tutto d’un fiato che cristallizzano e, se necessario, aggiustano il tiro su tutto quello che è successo in questo primo anno del governo di centrodestra con focus degli obiettivi sul triennio 21-23.

 
L’allarme di Svimez
Svimez proprio qualche mese fa aveva lanciato l’allarme sulla “terza Italia”, quella del centro, giudicata in progressivo ritardo sui ritmi di crescita della locomotiva del Nord. Ebbene la stima per il 2021 inquadrava una buona crescita delle Marche (Pil regionale a +4,4%) sottolineando però che «nessuna delle regioni del centro Italia supera tuttavia il valore medio del Centro-Nord (+5,1%), ulteriore conferma di quel rischio, di allontanamento delle regioni centrale dalle aree più avanzate del Paese». Per essere chiari Veneto, Emilia e Lombardia (tra +5,8 e 6,7% di aumento del Pil). 


Un occhio al prossimo anno
Per quanto riguarda il 2022, invece, Svimez parla ancora di crescita significativa che nella «circoscrizione Centro, dovrebbe comunque essere per tutte e quatto le regioni inferiore alla media del Centro-Nord (+4,3%). +4,1% la Toscana; +3,9% il Lazio; +3,8% le Marche e l’Umbria. Identico trend anche gli andamenti di occupazione, export e consumi, considerati compagni stretti di cammino del prodotto interno lordo. Quindi: occupazione in lenta ripresa (+1,2 e 2,6), scatto dell’export (+9,1 e +6,2 il prossimo anno) e ripresa dei consumi delle famiglie (+2,5 e +4,3 dopo il crollo del 2019: -6,2). Tutti numeri un passo dietro alla media nazionale. E Prometeia che cosa dice? Partiamo da quadro di insieme: «Il Pil italiano nel secondo trimestre dell’anno è stato caratterizzato da una crescita congiunturale del 2,7%, ben superiore alle attese. L’economia, se è stata tra le più penalizzate dalla pandemia sul panorama europeo, ha sperimentato un recupero più intenso. La crescita per il 2021 è stata rivista al rialzo (6% rispetto al 5,3% stimato a luglio) prospettando un rallentamento per la seconda parte dell’anno». 


La conferma di Prometeia
In questo contesto, anche secondo gli analisti di Prometeia viene confermata una maggiore dinamicità per l’economia del Nord, anche per un effetto di rimbalzo dopo il crollo del 2020. «A partire dal 2022 - è sottolineato nel rapporto consegnato alla segreteria generale di Palazzo Raffaello - inizieranno a dispiegarsi a pieno gli effetti del Pnrr, offrendo una spinta relativamente più forte all’area meridionale. Le Marche nel 2021 si assesteranno lievemente al di sopra della media nazionale ma nel prossimo triennio, come per le altre regioni del centro, vedrà una dinamica un po’ meno vivace rispetto alla media italiana». 


La sintesi finale
In sintesi: è confermato il tema delle due velocità rispetto all’andamento del Nord ma le cifre - più aggiornate rispetto a Svimez, è corretto sottolinearlo - escono con qualche decimale di sollievo rispetto al confronto con la media nazionale. Nel 2021 si prevede una crescita del Pil del 6,1 contro il 6,0 italiano (effetto della crescita al rialzo), mentre per il 2022 il +3,3% stimato è indietro mezzo punto rispetto all’indicatore nazionale. E così anche negli anni a venire con trend di crescita marginale in discesa. Cioè si migliorerà ma con scarti sempre minori rispetto all’anno precedente.

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