Operazione delisting: con l'Opa di Della Valle Tod's saluta Piazza Affari

Operazione delisting: con l'Opa di Della Valle Tod's saluta Piazza Affari
Operazione delisting: con l'Opa di Della Valle Tod's saluta Piazza Affari
di Maria Cristina Benedetti
4 Minuti di Lettura
Giovedì 4 Agosto 2022, 04:40 - Ultimo aggiornamento: 17:20

ANCONA - Fermenti di segno opposto sulla scena industriale marchigiana. Il giorno in cui Ariston chiude i primi sei mesi dell’anno con ricavi in crescita del 24,1%, Tod’s si prepara a salutare Piazza Affari. Uno dei marchi più glamour del made in Italy lascia la Borsa milanese. Lo fa dopo l’addio dei Benetton e in seguito all’approvazione da parte di Exor, la holding degli Agnelli-Elkann, di spostare le quotazioni ad Amsterdam. Tre mosse che impoveriscono il mercato nazionale. 

La conversione

La strategia propedeutica al delisting dell’azienda specializzata nella produzione di calzature, abbigliamento e accessori di lusso passa attraverso la logica di un’Opa. La conversione in pratica: la DeVa Finance srl, detenuta dalla Di.Vi. Finanziaria di Diego Della Valle, e da lui indirettamente controllata, promuove un’offerta pubblica di acquisto volontaria per acquisire la totalità delle azioni ordinarie di Tod’s, pari al 25,55% del capitale sociale, al netto di quelle già possedute, il 63,3%. Eliminando il flottante, ovvero la parte in circolazione sul mercato azionario, si ottiene la revoca della quotazione a Piazza Affari. Per arrivare al traguardo che s’è prefissato, Della Valle pagherà 40 euro per ciascuna azione. L’Offerta incorpora un premio del 20,3% sulle quotazioni di martedì, quando il titolo ha chiuso a 33,42 euro per 1,32 miliardi di capitalizzazione. Nel caso l’adesione sia totale, l’operazione varrà 338 milioni. 


Seconda da anni nella classifica della Fondazione Aristide Merloni, che dal 1986 raccoglie ed elabora i bilanci delle principali imprese delle Marche, Tod’s da inizio anno ha perso il 33%, il 41% in cinque anni. Il titolo era arrivato a valere 142 euro nel 2013. Una rotta che neppure Chiara Ferragni riuscì a invertire. Fece notizia l’ingaggio da parte del Gruppo, ad aprile 2021, della giovane influencer che venne chiamata addirittura nel consiglio d’amministrazione dell’azienda marchigiana. Subito il clamore mediatico si accompagnò a un balzo del titolo in Borsa, ma l’effetto è durato poco. Neppure un anno. 


Le motivazioni


Via da Piazza Affari, ventidue anni dopo il collocamento: era il novembre del Duemila, quando debuttò con un’Ipo allo stesso prezzo offerto oggi per il delisting, 40 euro. L’ufficialità del movimento finanziario viene dettata, in una nota, dalla famiglia Della Valle. Che spiega: «Abbiamo deciso di fare un grande investimento nel gruppo della moda per supportarne lo sviluppo. Il proposito è quello di valorizzare i singoli marchi - Tod’s, Roger Vivier, Hogan e Fay - dando loro una forte visibilità individuale e una grande autonomia operativa». Il fine che sottende a questa spiegazione: «Rafforzare il posizionamento dei marchi nella parte alta del mercato della qualità, con un elevato livello di desiderabilità». Il perché della contromossa: «Si ritiene - è sempre la voce della dynasty di Casette d’Ete - che il perseguimento di questi obiettivi di medio e lungo periodo sia meno agevole mantenendo lo status di società quotata, con le limitazioni derivanti dalla necessità di ottenere risultati comunque soggetti a verifiche di breve periodo». 


Il progetto


Della Valle è irremovibile. Una determinazione che zippa in due gesti. Il primo: con l’Opa s’intende riconoscere agli azionisti l’opportunità di liquidare il proprio investimento in Tod’s a condizioni più favorevoli rispetto a quelle che attualmente offre il mercato. Secondo: nel caso in cui i presupposti del delisting non si verifichino, la famiglia si riserva la facoltà di delistare comunque la società via fusione, con la holding. In quel caso, chi non aderisse riceverebbe «azioni del soggetto incorporante, non quotate su un mercato regolamentato».
La concretezza, oltre le spiegazioni di facciata. L’operazione rafforza la partnership tra i Della Valle e Bernard Arnault di Lvmh che, tramite la Delphine, possiede il 10% della maison marchigiana. Una volta fermate le bocce, rimarranno i due soli protagonisti del Gruppo. La Delphine, che vanta il diritto di prelazione, s’è impegnata, fino alla conclusione dell’offerta, a non cedere, trasferire o disporre a favore di terzi, e a non portare in adesione all’offerta, le azioni detenute. Attraverso una serie di patti parasociali, i due soci si muoveranno all’unisono, a voce unica, in caso di una eventuale cessione. Una possibilità che assume contorni più decisi se viene filtrata attraverso le dichiarazioni da sempre ribadite da Della Valle: «Se un giorno decidessi di vendere Tod’s, fiducia al 100% in Bernard Arnault. Abbiamo le stesse idee su lusso e fashion». Fermenti. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA