Covid hospital, 8 ricoverati e l'ipotesi chiusura a fine mese. Il futuro? Ecco cosa dice la direttrice

Domenica 20 Giugno 2021 di Martina Marinangeli
Covid Hospital, quale futuro?

Dottoressa Daniela Corsi, direttrice Area Vasta 3 e della Terapia intensiva del Covid hospital: da settimane si registra un calo importante nei ricoveri. Qual è la situazione nel reparto di cui è responsabile?
«Al momento abbiamo otto pazienti in totale, tutti in terapia semi-intensiva. Nessuno dei ricoverati è intubato, quindi». 

 


Dopo il picco di marzo, il quadro è in netto miglioramento: se dovesse fare una previsione, quando pensa che la struttura potrà arrivare a zero ricoveri?
«Dobbiamo fare in modo che entro la fine del mese il Covid hospital venga liberato perché l’Area vasta 3 non può più supportare le turnazioni. I pazienti che hanno bisogno solo di riabilitazione o un decorso della malattia che non richieda particolari modalità ventilatorie, contiamo di poterli trasferire in altre strutture adeguate».


A quel punto, cosa succederebbe al Covid hospital? 
«Si chiude. Poi vedremo anche con la Regione quelle che potranno essere le progettualità future».


Prendiamo un futuro di medio termine: se a settembre dovesse esserci una recrudescenza del virus, il Covid hospital tornerebbe operativo? 
«Dobbiamo mettere mano al piano di emergenza perché come Av3 abbiamo dato molto e con importanti compromissioni su quella che era la routine. Sarà materia di confronto con la Regione per capire bene a cosa possiamo andare incontro e come poterci organizzare».


Quindi non è detto che il prossimo autunno riapriranno i reparti.
«Non sta a me dirlo».


Da quando è stata aperta lo scorso anno, nella struttura ha lavorato solo personale dell’Av3?
«Sì, a parte alcuni medici rianimatori di Ancona. Ma diciamo che l’85% del personale, sia infermieristico che medico, viene dall’Av3».


I pazienti invece? Anche loro solo dell’Av3?
«Principalmente dal Maceratese e dal Fermano».


Come mai non è arrivato personale anche dalle altre aree vaste? 
«Il Covid hospital è nato come ospedale con una valenza regionale, ma poi si è riversato, come ipotizzabile, sull’Av3 perché anche il personale delle altre aree vaste era impegnato a gestire l’emergenza nelle rispettive strutture. Tutte le Aree vaste sono in sofferenza di personale: dovendo pensare ai propri pazienti Covid, è chiaro che poi non siano riusciti ad aiutarci».


Se il Covid hospital dovesse essere chiuso definitivamente, che fine farà la strumentazione al suo interno? 
«Al momento non è possibile rispondere. È un ospedale che, ripeto, è nato a valenza regionale e dunque spetta alla Regione decidere sul da farsi anche del contenuto del Covid hospital».


Ora il quadro pandemico sembra sotto controllo: ci possiamo aspettare un’estate con ricoveri quasi a zero, come quella del 2020?
«In linea di massima sì. Inoltre, mentre nel 2020 c’è stata una recrudescenza già ad ottobre, quest’anno raccoglieremo i frutti della campagna vaccinale. In ogni caso, il virus non è che scompaia: dobbiamo organizzarci per conviverci. Le strutture ospedaliere dovranno attrezzarsi in questo senso».


Con la variante Delta corriamo qualche rischio in più?
«È un virus, quindi la variante era prevedibile, come è sempre stato dichiarato. Bisogna vedere che livello di protezione riusciamo ad avere con il vaccino: il virus si replica velocemente, e questo significa che si creano altre varianti».

 

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