Come sei ridotta, Marche adesso è ora di svegliarsi: dal 2000 ad oggi persi 18 punti di Pil

Martedì 6 Aprile 2021 di Andrea Taffi
Come sei ridotta, Marche adesso è ora di svegliarsi: dal 2000 ad oggi persi 18 punti di Pil

ANCONA -  Si tratta di prenderne coscienza, stavolta. E sul serio. Se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che le Marche stiano drammaticamente scivolando all’indietro può leggere l’ultimo rapporto Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.

 

 

Dinamiche demografiche, andamento del Pil, e indicatori del mercato del lavoro indicano chiaramente che la nostra regione non solo ha fortemente rallentato la sua carica vitale dal punto di vista economico - come molti indicatori ormai indicano da due anni - ma fa fatica a riprendere un passo sufficientemente brillante in un contesto assimilabile a un secondo Mezzogiorno: il centro Italia. Si chiama proprio così il rapporto Svimez («La frammentazione del centro: tra terza Italia e secondo Mezzogiorno»): licenziato il primo aprile, è stato pubblicato dal Messaggero il giorno di Pasqua.

La rielaborazione dei dati Istat degli ultimi anni porta a un quadro imbarazzante secondo cui non c’è più solo un divario Centro Nord-Mezzogiorno. Lo shock da Covid-19 - dopo quello del sisma - ha amplificato il processo di frammentazione regionale innescato dalla lunga crisi 2008-2014 per cui la mappa della coesione territoriale nazionale si complica risucchiando una parte del Centro verso Mezzogiorno. Nel frullatore ci sono soprattutto le regioni del Centro e, tra queste, più di tutte, Umbria e Marche. 


Partiamo dall’andamento demografico: Umbria, Marche e Toscana sono caratterizzate da una dinamica naturale peggiore della media nazionale. In Umbria e nelle Marche, contrariamente alle altre regioni del Centro-Nord i flussi migratori sono troppo deboli per garantire un equilibrio: la nostra regione e l’Abruzzo hanno perso rispetto al 2014 40mila abitanti a testa, il Lazio 114mila, la Toscana 57mila e l’Umbria 26mila. In sintesi: sono regioni che hanno perso appeal. E vanno sotto nel saldo naturale tra mortalità e natalità. Altre pessime notizie dall’analisi degli indicatori economici. Fatto 100 il Pil della media europea nel 2000, negli ultimi 20 anni le Marche sono passate da 124 a 90, l’Umbria da 127 a 85. Un precipizio in cui sono scese anche Toscana e Abruzzo. 


Già prima della pandemia un pezzo di Centro scivolava verso Sud: Umbria e Marche le più colpite nella recessione 2008-2011 l’Umbria continua la caduta nel 2012-2014. Dopo la ripresa del 2015-2018, il Centro incrocia la pandemia in stagnazione come il resto del Paese. Un effetto tremendo: gli effetti economici della pandemia si diffondono con una intensità superiore alla media nazionale in Umbria e nelle Marche, dove il calo del PIL supera il 10%. Tra il 2008 e il 2020 l’Umbria ha perso un quarto del suo Pil, le Marche circa 18 punti, contro un perdita compresa tra 12 e 13 punti percentuali nel Lazio e nella Toscana. 


Nel 2021 le regioni centrali, in base alle Previsioni Svimez, sarebbero accomunate da una certa difficoltà di recupero, in particolare l’Umbria che si collocherebbe su un sentiero di ripresa superiore alle regioni meridionali ma lontano dal ritmo di ripartenza delle regioni più reattive del Centro-Nord. Non vanno bene le cose in tema di lavoro. Tra il 2008 e il 2020 l’occupazione cala nelle Marche e in Umbria in controtendenza rispetto alla media del Centro-Nord. Nelle Marche il calo è più pronunciato (-4,7%) perché alle perdite occupazionali nell’industria si sommano le difficoltà del commercio e dei servizi dell’ospitalità. 


L’Umbria compensa parte del calo dell’occupazione industriale con la crescita nei servizi. Il tasso di disoccupazione si allontana dagli standard delle regioni centro-settentrionali (6,5%) in Umbria e nelle Marche (7,4%). Peggiora la questione giovanile, pur mantenendosi su livelli molto inferiori a quelli rilevabili nelle regioni del Sud.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA