Gaetano Gazzoli racconta oltre mezzo secolo del suo ciclismo: «Nelle Marche un boom, tante ragazze in bici e bellissime Gran Fondo»

Sabato 18 Dicembre 2021 di Gianluca Ciucci
Gaetano Gazzoli patron del Gp Capodarco

FERMO - «Il ciclismo per me è la vita, mi scorre nelle vene. Da ragazzo ho corso da dilettante, adesso faccio correre gli altri ed è bello vedere la passione nei giovani e nelle ragazze». Gaetano Gazzoli, storico patron del Gp Capodarco che il prossimo anno festeggia l’edizione numero 50. Ma anche Gazzoli il ciclista.


Ci racconta la sua storia?
«Sono stato un gregario, nel 1965 correvo con la Sima Jesi e Giancarlo Polidori fu campione d’Italia tra i dilettanti. Ho corso fino ai 27 anni, tanti piazzamenti e qualche bella vittoria come quella al Gp della Repubblica, proprio a Jesi. Fino a cinque o sei anni fa uscivo ancora, ora ho smesso».

 
La soddisfazione di tagliare il traguardo delle 50 edizioni del Gp Capodarco deve essere grande.
«Sì, siamo già al lavoro per agosto. Dobbiamo sempre ringraziare le istituzioni, gli sponsor, e le persone che ci danno una mano per un evento centrale del calendario Uci. Avremo diverse formazioni straniere tra le quali la Jumbo Visma di Roglic e mi aspetto di vedere il nostro Garofoli con l’Astana».


Il sogno è riavere il grande pubblico a Capodarco. 
«Quello sarebbe il regalo per la cinquantesima edizione, vedere la gente sul traguardo. Lo scorso anno è stato triste anche se le immagini tv ci hanno permesso di raggiungere centinaia di migliaia di spettatori anche in Paesi che non credevo fossero interessati». 


Il ciclismo ha successo sia come spettacolo agonistico che come pratica sportiva.
«Vedo da tempo che le persone hanno voglia di pedalare. Ogni volta che passo al monumento dedicato a Fabio Casartelli a Capodarco vedo qualcuno che appoggia la bici per scattare una foto. Il ciclismo è un modo per vedere davvero i posti che si attraversano, all’estero lo hanno capito prima ma anche in Italia ci stiamo evolvendo». 


In questo pensa sia una buona cosa aumentare i km di strade per le due ruote?
«Certo, il traffico delle macchine è nemico del ciclismo, per questo chi pedala cerca sempre strade meno trafficate e molto più divertenti di una statale pianeggiante». 


In questo contesto stanno aumentando le Gran Fondo. Lei che esperienza ha vissuto alla Gran Fondo Nibali? 
«Andrea Tonti ha organizzato una cosa importante, gli faccio i complimenti per non credevo riuscisse così bene. Un bel fine settimana sia per chi preferisce affrontare la corsa con spirito vacanziero, sia per quelli che si danno battaglia. Anche sentire le risate anche ai ristori è stato divertente». 


Crede che investire nel ciclismo sia una buona idea? 
«Senza dubbio perché sia le corse vere che le passeggiate avvicinano persone diverse ai territori. Il ciclismo vive un buon momento si vede dai dati dalle vendite. Pedalare viene consigliato anche dai medici e noto un’impennata nella “vocazione”».


I giovani scelgono il ciclismo? 
«Sì, e vedo sempre più ragazze, un fenomeno nuovo e bello. Certo bisogna sempre vincere la paura dei genitori, anche giustificata, di mandare i propri figli in strada. Spesso preferiscono sport in campi chiusi, non sanno cosa si perdono».

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