Carlo Ciccioli: «La nostra coalizione è unita. Porterò la Macroregione dalle Marche a Strasburgo»

Il coordinatore regionale di FdI: «È stata completata la filiera istituzionale, con questo tassello, il più difficile»

Carlo Ciccioli, candidato di Fratelli d’Italia Alessia Morani, candidata del Partito democratico
Carlo Ciccioli, candidato di Fratelli d’Italia Alessia Morani, candidata del Partito democratico
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Martedì 11 Giugno 2024, 02:51 - Ultimo aggiornamento: 12 Giugno, 08:34

Sulla rotta Ancona-Strasburgo, Carlo Ciccioli ribadisce la formula che tutti, all’ombra delle bandiere della sua coalizione, hanno il vezzo di definire filiera. «La mia elezione al parlamento europeo è un eccezionale risultato, un merito del modello che governa Palazzo Raffaello e l’Italia tutta».

Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia restringe il campo: «Ciò che abbiamo ottenuto è la conferma che il mio è un partito in cui ci si riconosce e in cui si crede».

Le Marche, dopo oltre vent’anni, hanno due rappresentanti nella Ue. Una conquista condivisa: merito suo e del dem Matteo Ricci.

«Io faccio la mia parte: è stato un successo strepitoso per FdI e per il nostro territorio: 216mila voti e il 33% dei consensi. Lo ribadisco: il modello Marche è pronto ad arrivare ai vertici delle istituzioni europee, dopo che da quasi due anni sta governando il Paese, grazie alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni».

Sventola il vessillo della premier?

«Tutti noi ne abbiamo sostenuto la candidatura e qui sono state oltre 76mila le sue preferenze. Un dato al quale si è affiancato il mio risultato: 25.878 in tutta la regione, e sono orgoglioso dei quasi 10mila voti nella mia provincia, quella di Ancona».

Converta i numeri. Come inviterebbe a leggerli?

«Compattezza e unità d’intenti, caratteristiche che ci hanno contraddistinto fin dall’inizio di questa campagna elettorale. Ottima la riuscita anche in Umbria e nel Lazio, con altri 25mila voti».

Non teme che il vostro successo crei problemi all’interno della coalizione di centrodestra in Regione? In particolare con la Lega?

«No. Sono certo: non ci saranno contraccolpi sulla giunta Acquaroli, perché non siamo un cartello elettorale, ma una coalizione politicamente unita, fondata su programmi concreti. L’obiettivo è portare a compimento la nostra visione: nelle Marche, in Italia e in Europa».

La sua priorità da far emergere oltreconfine?

«La mia elezione per le Marche significa un collegamento per l’Europa attraverso il progetto della Macroregione adriatico-ionica, che interessa Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Serbia e Slovenia. È uno strumento di cooperazione territoriale, rappresenta il nostro futuro».

Dallo slogan passi alla pratica.

«Sono promotore di una proposta di legge che porterò in consiglio per l'approvazione prima di lasciare Palazzo Leopardi e che poi da Strasburgo continuerò a seguire per intercettare finanziamenti e renderla sempre più importante per lo sviluppo delle regioni interessate, a partire da qui».

Questa terra orlata di Adriatico e di Monti Azzurri ha sempre vissuto in un cono d’ombra, ha spesso ricoperto un ruolo marginale in Italia, e ora punta in alto, sull’Europa. Un passaggio azzardato?

«Con FdI e il centrodestra, il trend s’è invertito. Completiamo la filiera istituzionale, aggiungendo il tassello più difficile: l’elezione di un parlamentare europeo marchigiano. Anzi due».

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