Capodanno inizia in salita: in due giorni 1400 positivi. Tre province sotto esame, ecco quali sono le zone critiche

Sabato 2 Gennaio 2021
Capodanno inizia in salita: in due giorni 1400 positivi. Tre province sotto esame, ecco quali sono le zone sotto osservazione

ANCONA - Non ci siamo. 1400 positivi tra l’ultimo giorno dello scorso anno e il primo del 2021 non sono il modo migliore per prendere la rincorsa verso la riapertura delle scuole. È vero, i dati del Gores consegnati a cavallo del Capodanno riferiscono di una valanga di tamponi che allargano la base epidemiologica monitorata in questi giorni (parliamo di quasi 6800 test processati in 48 ore nei percorsi nuove diagnosi, inclusi gli antigenici) ma le peggiori notizie vengono dall’incidenza.

 

 

Disaggregando i dati, le prime considerazioni vanno puntate sulle province di Ancona, Macerata e Pesaro Urbino dove c’è una numerosità sopra soglia. Anche in questo settore qualche distinguo aiuterà a prendere con le pinze i numeri: l’incidenza nelle Marche è rimasta sempre abbastanza alta, dopo una prima regressione della curva. E i report quotidiani parlano di una incidenza che non è mai andata sotto una media di 300 casi al giorno. Dopodiché non bisogna confondere l’incidenza bassa rilevata nei giorni festivi e prefestivi dovuta ad una bassa fase diagnostica. 


Secondo gli esperti di epidemiologia della Regione sicuramente stiamo pagando una mobilità maggiore in uscita dalla zona arancione ai primi di dicembre. Come è vero che la numerosità dei positivi è sempre rimasta alta a fronte di un allargamento della fase diagnostica anche con lo screening antigenico. Proprio Ancona e Fermo hanno fatto rilevare nell’ultimo periodo una prevalenza vicina all’1.5%, valore elevato e preoccupante. In parte la sveglia era già arrivata dall’ultimo indice Rt salito a quota 0,99 con tanto di monito dell’assessore Saltamartini («A rischio la zona gialla»). Tutto questo avviene mentre le Marche, come il resto d’Italia stanno scontando il secondo blocco di giorni di zona rossa delle feste. Ritorno alla zona arancione solo lunedì.


La domanda più comune a questo punto è una: quando potremo beneficiare delle misure restrittive adottate sotto queste feste? Gli esperti tendono a guardare verso meta gennaio. Il che significa che abbiamo davanti almeno altre due settimane di numeri con curva dell’incidenza in crescita. Il riflesso che può rimanere nascosto nelle pieghe dell’analisi riguarda la macchina organizzativa della prevenzione che aveva un turnover già elevatissimo e da tempo sta lavorando in ritardo sul tracciamento. Fattore che non aiuta il contenimento del contagio. Sopra i 350 casi al giorno, infatti, va in affaticamento il servizio e questa è la parte che preoccupa di più gli epidemiologi. 
 


Detto dei positivi nelle ultime 48 ore (1402/6818 compresi gli antigenici rapidi), in valore assoluto e relativo, va riportato che sono 448 i casi riscontrati in provincia di Ancona, 288 in provincia di Pesaro Urbino, 250 nel Maceratese, 219 in provincia di Fermo, 138 nell’Ascolano. I casi di positività emersi dai tamponi molecolari comprendono, oltre a 145 soggetti sintomatici, contatti in setting domestico (283), contatti stretti di casi positivi (382), contatti in setting lavorativo (61), contatti in ambienti di vita/socialità (75), contatti in setting assistenziale (21), contatti con coinvolgimento di studenti di ogni grado di formazione (34), screening percorso sanitario (24) e un rientro dall’estero. E se il tracciamento era in ritardo il 31 dicembre per 175 tamponi positivi, ieri il numero è salito a 195. Per ora non variano i numeri dei ricoveri: il 31 la situazione era praticamente in pareggio viste anche le dimissioni a quota 22. Ieri il saldo dei ricoveri era limitato a +8. Male invece la situazione delle vittime: dieci sono stati i decessi registrati nella giornata del 31 dicembre: sei donne e quattro uomini di età compresa tra i 76 e i 98 anni, tutti alle prese con patologie pregresse. Invece ieri sono stati registrati i decessi di 13 persone: nove donne e quattro uomini, tra i 62 e 99 anni, anche qui con patologie pregresse. Così il bilancio regionale delle vittime viaggia è a meno sei dal tetto delle 1.600 persone scomparse. 

 

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