Caos Erasmus, la frenetica corsa all'ultimo volo: paure e timori, ecco le storie

Giovedì 26 Marzo 2020
Caos Erasmus, la frenetica corsa all'ultimo volo: paure e timori, ecco le storie

«È la fine di un sogno». Tra i tanti contraccolpi causati dalla devastate pandemia di Coronavirus, uno coinvolge gli studenti Erasmus partiti dalle università marchigiane alla volta dei Paesi europei – circa 300 dalla Politecnica di Ancona, oltre 200 da quella di Urbino, 170 dall’ateneo di Macerata e 150 da quello di Camerino –, costretti a rocamboleschi viaggi della speranza per fare ritorno a casa. Molti di loro hanno infatti deciso di rientrare in patria con i voli Alitalia garantiti per i rientri – spesso perché nelle città ospiti non venivano adottate misure contenitive adeguate –, interrompendo a metà un’esperienza che attendevano di vivere da tempo. Un piccolo dramma a corollario di un dramma molto più grande, vissuto da ragazzi cresciuti con l’idea di essere cittadini del mondo, e che ora si ritrovano confinati nelle loro case, consapevoli di aver perso un treno che potrebbe non passare più.

Ma la giovane età porta a declinare anche la peggiore delle situazioni con ottimismo, è c’è chi, come Matteo De Santis, studente di Ingegneria elettronica all’Università Politecnica delle Marche, ci vede «un’esperienza formativa che mi ha dato molta sicurezza» e racconta il suo «piccolo Erasmus ai tempi della pandemia». Partito per Eindhoven, in Olanda, il 30 gennaio con una valigia piena di sogni ed aspettative, dopo poco più un mese si vede costretto a levare le tende a causa di un virus che si diffonde alla velocità della luce. «Già dalla fine di febbraio – riavvolge il nastro Matteo, che ora si trova in quarantena nell’appartamento in affitto ad Ancona, lontano dalla sua famiglia a Tolentino per non rischiare di contagiarla nel caso risultasse positivo al Covid – seguivo le notizie dalle tv italiane e mi rendevo conto che la situazione stava peggiorando. In Olanda, quando ne parlavo, i ragazzi degli altri Paesi non ci credevano. Mi sono spaventato sul serio quando gli studenti francesi sono stati rimpatriati obbligatoriamente».

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Rimasto solo nel suo appartamento di 15 metri quadrati con bagno e cucina inclusi – uno spazio decisamente troppo claustrofobico per trascorrerci una quarantena, per giunta così lontano da casa – decide di organizzare la partenza, e da qui inizia l’Odissea. «Ho aspettato il più possibile perché l’Erasmus me l’ero guadagnato e ci tenevo molto. Poi però, il 5 marzo hanno chiuso i confini ed ho capito che se volevo tornare in Italia, dovevo sbrigarmi. Il lunedì successivo ho prenotato il volo da Amsterdam a Roma, ma è stato cancellato». 

E lo stesso copione si ripete per tre volte. Così, opta per il treno da Eindhoven a Bologna, spendendo 240 euro, salvo poi scoprire dall’ambasciatore italiano a Berlino che era stato sospeso il trasporto su ferro verso l’Italia dalla Germania. Ma la voglia di tornare a casa è tanta e quindi il 19 marzo sale su un bus per Dusseldorf, poi su un treno per Francoforte, ed ancora, su un volo Alitalia per Fiumicino, toccando finalmente suolo italiano. «Mio padre è venuto a prendermi a Roma – racconta Matteo – e sono stato sul sedile posteriore per sicurezza, cercando di mantenere la distanza. Arrivato a Tolentino, mia madre mi ha caricato la macchina di provviste e sono partito alla volta di Ancona (città dove studio e dove ora sto trascorrendo la quarantena) senza poter toccare nessuno dei miei cari». A dargli una mano in questo viaggio della speranza anche la Politecnica. «Non credo che proseguirò l’Erasmus a distanza attraverso i corsi online dell’università ospitante – conclude Matteo – perché una delle cose più importanti sta proprio nell’esperienza che fai all’estero e nelle persone nuove che conosci». 

I rettori dei quattro Atenei si sono detti disponibili ad adottare la massima flessibilità, sia per consentire agli studenti di proseguire il loro sogno all’estero se lo stato di emergenza dovesse finire presto, sia per il loro immediato reintegro nei percorsi di studio, con il riconoscimento del lavoro svolto finora all’estero. Di certo, però, non sarà la stessa cosa: «mi sarebbe piaciuto restare a Murcia – osserva serafico Damiano Serpetta, studente di Informatica ad Unicam –, ma ormai è andata così. In Spagna, non c’è stato nessun controllo, né nel bus che mi ha portato ad Alicante, né sul treno fino a Madrid, dove però ci hanno fatto sedere distanziati, né all’aeroporto di Madrid».

Arrivati a Fiumicino con volo Alitalia, invece «ci hanno subito misurato la temperatura e ci hanno fatto mettere a distanza di sicurezza, facendoci prendere le valigie uno alla volta. In Spagna, la consapevolezza sul Coronavirus è arrivata in ritardo rispetto all’Italia». A Murcia dal 27 gennaio, si è imbarcato il 19 marzo su uno dei voli speciali organizzati dalla Farnesina ed ora è in quarantena nella sua casa a Recanati».

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