Bertolaso a ruota libera: «Ora bisogna chiudere tutto per riorganizzare il sistema. Qui anche tamponi di massa»

Lunedì 2 Novembre 2020 di Martina Marinangeli
Guido Bertolaso

Guido Bertolaso, lei ha coordinato la realizzazione del Covid hospital ed ormai conosce le Marche molto bene: come valuta la gestione dell’emergenza da parte della Regione? 


«La prima fase non è stata brillantissima perché, se è vero come è vero che in certe rianimazioni, tra marzo ed aprile scorso, oltre i 65 anni non si veniva attaccati ai respiratori, evidentemente significa che ci si è fatti trovare impreparati. D’altra parte, lo stesso ex governatore Ceriscioli mi raccontava che avevano un piano che prevedeva un certo numero di posti letto di terapia intensiva e si accorse, all’inizio dell’emergenza Covid, che erano molto lontani dall’aver rispettato quell’obiettivo».

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 Di qui la ragione per contattarla e chiedere di realizzare la struttura di Civitanova? 


«Esatto: non avevano posti in ospedale, soprattutto in alta tecnologia, sufficienti per fronteggiare il problema».


Ora è arrivata la seconda ondata e la giunta Acquaroli si è insediata da poco: c’è il rischio che la situazione sfugga di mano? E cosa si dovrebbe fare per far tornare la curva del contagio a livelli sostenibili?


«A livello nazionale l’ho già detto: se non si chiude tutto e non si riorganizza il sistema, rischiamo di avere numeri anche peggiori di quelli di marzo. Nelle Marche, mi sembra che per ora vada bene: ci sono le strutture sanitarie sufficienti. Dobbiamo reclutare un po’ più di personale medico, ma so che l’assessore alla Sanità Saltamartini ci sta già lavorando».


Altro? 


«Bisogna essere molto attenti ai contatti, limitandoli al massimo e cercando di tutelare le scuole. Girando nelle Marche, vedo gli scuolabus non affollati, i ragazzi con la mascherina, attenti, distanziati. Se si continua così, forse le Marche potranno adottare anche un lockdown più leggero, garantendo quelle che sono le attività essenziali, tra cui la didattica, appunto».


Il presidente Francesco Acquaroli ha firmato proprio nelle scorse ore un’ordinanza per estendere la didattica a distanza al 100% nelle scuole superiori.


«Alle superiori ci può stare: sono già grandi ed organizzati. Ma gli altri cercherei di tutelarli al massimo, se si riesce, magari con un trasporto dedicato a loro». 


Uno dei grandi problemi nella gestione di questa pandemia è il tracciamento dei contagi: c’è una ricetta per migliorarlo? 


«Se l’avessero organizzato mesi fa, la cosa sarebbe stata gestibile. Oggi però abbiamo i tamponi rapidi antigenici che in 10 minuti danno la risposta: le Marche non sono la Lombardia, il numero di abitanti è gestibile e non escluderei l’ipotesi di fare un’indagine epidemiologica su tutta la regione, coinvolgendo anche i volontari della Protezione civile».


Nei giorni scorsi, il Covid hospital di Civitanova è stato riattivato: quale dovrà essere il suo ruolo nel sistema ospedaliero regionale? 


«È utile e servirà sicuramente perché non credo che la situazione migliorerà nell’arco delle prossime settimane. Avere un salvagente di questo genere, con 44 posti letto di rianimazione vera, mi sembra che renda tutti un po’ più tranquilli perché è una risorsa terapeutica che può diventare essenziale. E magari potrebbe servire anche per qualche regione limitrofa che sta peggio delle Marche».


Quando fu realizzata, sono piovute molte critiche su quella struttura.


«Quando si parla di emergenza bisogna sempre saper guardare oltre la siepe, non ci si deve limitare a guardare la punta delle scarpe. Quella è miopia ed in emergenza non può accadere. Si deve sempre lavorare sullo scenario peggiore. Le critiche e le polemiche non mi hanno toccato affatto. Sono tutte legittime, ma chi le muove, evidentemente fa un altro mestiere. Io ho fatto l’esperto di emergenze ed ero certo che quella fosse la strada migliore. Non ci voleva un premio Nobel per la medicina per capire che ci sarebbe stata una seconda ondata».


Ci saranno altri ruoli per lei nelle Marche?
«Sì, il contadino. Con mia moglie abbiamo un piccolo appezzamento di terreno e sto raccogliendo l’olio».

 

 

 

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