Anci, dubbi sul voto per eleggere la Mancinelli. Ci sono 14 schede in più: rischio invalidazione

Valeria Mancinelli
Valeria Mancinelli
di Maria Teresa Bianciardi
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Mercoledì 28 Ottobre 2020, 05:40

ANCONA -  Sembrava finita il 17 ottobre la sfida interna all’Anci per l’elezione del presidente regionale. E invece no. Non solo non è finita ma rischia di spaccare il fronte dei sindaci marchigiani per la prima volta nella storia dell’associazione, forse anche con un ricorso ufficiale contro la nomina del sindaco Mancinelli. Un caso clamoroso già arrivato sulla scrivania del presidente nazionale Antonio De Caro e che oggi dovrà essere discusso nella sede regionale dell’Anci in un incontro urgente convocato dal direttore Bedeschi (ma che potrebbe saltare per l’indisponibilità del sindaco Bacci). All’ordine del giorno la verifica della «documentazione assembleare e per riscontrare la correttezza della conduzione e dei risultati elettorali». 

 
Nella guerra dei Roses ingaggiata all’interno dell’associazione che riunisce i sindaci delle Marche, c’è il conteggio delle schede che ha investito il primo cittadino di Ancona neo presidente con 116 voti contro gli 84 ottenuti dalla lista che ha candidato lo jesino Massimo Bacci. Un braccio di ferro dal sapore post elettorale, anche in questo caso con centrosinistra e centrodestra contrapposti per la guida dell’Anci, ma che non si è concluso con la classica stretta di mano tra i contendenti. A stretto giro di posta infatti il conteggio dei votanti ha sollevato i dubbi di alcuni sindaci, che hanno chiesto immediatamente delucidazioni.

Secondo il verbale della seduta - redatto dal sindaco fanese Massimo Seri - si rilevava la presenza di 117 primi cittadini e di 71 deleghe, per un totale di 188 schede. Dopo lo spoglio però i voti contati erano 200 più due schede bianche. Uno scarto di 14 voti comparsi dal nulla, che ha scatenato la reazione della lista di Bacci. Ma non solo: tra le incongruenze che dovranno essere chiarite anche la presenza di un sindaco in entrambe le liste, più il rebus di almeno tre deleghe che - secondo quello che è affiorato ma tutto da verificare - sarebbero state assegnate ad alcuni primi cittadini a loro insaputa. Una situazione delicatissima, a tal punto che ieri, subito dopo la convocazione, è iniziato il tam tam tra i sindaci dell’Anci in una delle giornate più difficili da quando si è costituita l’associazione nelle Marche. Che però in regione si respirasse un clima di tensione all’interno delle istituzioni, si era capito. Dopo la vittoria del centrodestra in Regione, l’elezione della Mancinelli alla presidenza dei sindaci marchigiani significava per il centrosinistra continuare a mantenere il punto politico in regione.

Tanto da sorvolare anche sull’incidente diplomatico che si è consumato sabato scorso, quando la prima cittadina di Ancona - in veste di leader Anci - ha convocato una riunione con tutti i sindaci del cratere con ospite d’onore il commissario alla Ricostruzione Legnini, omettendo però di invitare il governatore Acquaroli e l’assessore regionale con delega al Terremoto, Guido Castelli. Una dimenticanza o una provocazione, si domandano gli addetti ai lavori, a cui non è sfuggita nemmeno la decisione della Mancinelli di nominare Augusto Curti (Force) nella cabina di regia della ricostruzione e indicare Aleandro Petrucci (Arquata del Tronto) quale membro supplente. Curti è risultato primo dei non eletti in consiglio regionale, ma soprattutto vedrà scadere il suo mandato di sindaco il prossimo giugno. Insomma la situazione è incandescente e soprattutto poco gradita l’entrata a gamba tesa in Anci della sindaca dorica.

La quale secondo le indiscrezioni starebbe valutando di indicare il neo sindaco di Macerata, Parcaroli (centrodestra) come vice presidente dell’associazione: una mossa forse per tentare di stemperare la tensione, ma all’interno dell’Anci la situazione è incandescente e si dice che il primo cittadino maceratese non sia disposto a fare da contrappeso. Difficile risolverla con un’altra stretta di mano.

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