Allarme vaccini: deserta la gara per 150mila dosi

Venerdì 20 Novembre 2020 di Martina Marinangeli
Allarme vaccini: deserta la gara per 150mila dosi

ANCONA  - Le temperature si abbassano, l’inverno è alle porte e l’influenza stagionale inizia a preoccupare. La doppietta con l’emergenza Covid rischia di creare un cortocircuito che, oltre ad avere ripercussioni anche gravi sulla salute delle persone, potrebbe mettere ancor più sotto pressione il sistema sanitario regionale.

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Per questo motivo, mai come quest’anno, la campagna vaccinale contro l’influenza avrebbe dovuto essere capillare e fatta a tappeto, ma le dosi ordinate dalla Regione sono già esaurite e reperirne altre sul mercato è al limite dell’impossibile. Una criticità non da poco, su cui hanno lanciato l’allarme anche medici di base e farmacisti, molti dei quali rimasti senza scorte. Il quadro è questo: secondo la stima comunicata dall’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini, il fabbisogno di vaccini antinfluenzali per le Marche è di 860mila dosi. Premesso che è a carico del sistema sanitario nazionale la vaccinazione di bambini da 6 mesi a 6 anni, dei senior over 60, di portatori di malattie particolari di qualunque età, donatori di sangue, operatori sanitari, Forze di polizia e vigili del fuoco, la Regione ne aveva ordinati - lo scorso anno per poterne disporre in questa stagione - 417.740, suddivisi in due tipologie: il Flaud, per gli over 65 anni, di cui erano state chieste 171.827 dosi, e il Fluarix - per tutte le altre età, ma con la possibilità di inocularli anche ai + 65 – per il quale la domanda ammontava a 245.913 dosi. 

L’intera fornitura è già stata esaurita. E per riuscire a colmare il gap tra disponibilità e fabbisogno, l’Asur ha emanato, nelle scorse settimane, un bando di gara per acquistarne altre 150mila dosi, ma è andato deserto. «Il problema è che ora non si trovano più sul mercato – osserva Saltamartini –: ci sono stati degli incontri tra assessori alla Sanità di tutte le Regioni e abbiamo constatato che nessuno riesce a reperire i vaccini antinfluenzali». 

Già nel Rapporto Lea del 2017 stilato dal governo, che valuta i livelli essenziali di assistenza dei vari servizi sanitari regionali, le Marche venivano stigmatizzate per un ordinativo che si riteneva troppo basso. Problematica che si ripete anche ora, con l’aggravante di un potenziale impatto negativo sull’andamento della pandemia in corso. «Con il presidente Acquaroli – ricorda l’assessore – abbiamo fatto una richiesta alla Protezione civile per raggiungere il fabbisogno stimato in 860mila dosi. Ne sono state consegnate 330mila. La situazione è un po’ a macchia di leopardo: alcuni distretti di prevenzione hanno ancora disponibilità di dosi non somministrate, altri le hanno del tutto esaurite. Quando mi sono insediato, ho domandato perché non ne fossero stati ordinati di più e mi è stato risposto che al servizio sanitario non erano stati richiesti. Vero è che però la sottostima iniziale poteva essere corretta, anche nei mesi successivi, quando si è manifestata la pandemia».

 

A ciò si aggiunge anche la partita con le farmacie, che vanno a coprire quella parte della platea che non fruisce della prestazione vaccinale gratuita (aziende e imprese). Siccome non riuscivano a reperire i vaccini sul mercato, un accordo tra Stato e Regioni ha stabilito che queste ultime si assumessero l’onere di distribuire l’1,5% della fornitura. Percentuale che, per le Marche, si assesta su circa 6.000 vaccini. «Li chiedono a noi, ma neanche noi sappiamo come reperirli», l’amara osservazione di Saltamartini.
Intanto il Tar Marche ha annullato la vaccinazione obbligatoria per gli operatori sanitari. Una vittoria del NurSind, il sindacato degli infermieri, che fa notare: «È stato ristabilito il diritto. La vaccinazione antinfluenzale per il personale sanitario era solo raccomandata. L’ente Regione ha ritenuto di farne un obbligo». Contrordine.

 

Ultimo aggiornamento: 10:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA