L’allarme del direttore di Virologia Menzo: «Variante inglese dominante. Serve un lockdown regionale per riuscire a fermare il Covid»

Domenica 7 Marzo 2021 di Martina Marinangeli
L allarme di Menzo, direttore del laboratorio di Virologia degli Ospedali Riuniti

Professor Stefano Menzo, direttore del laboratorio di Virologia dell’azienda ospedaliera Ospedali Riuniti di Torrette, la variante inglese sta ormai dilagando ovunque, facendo aumentare in maniera sensibile il numero dei contagi: qual è la situazione?  


«In Italia, la variante inglese sarà ormai al 70%, ma ogni giorno la percentuale aumenta rispetto a quello precedente».

 


Anche nelle Marche, l’impennata della curva epidemica fa pensare a una presenza massiccia, è così?
«In tutte le province delle Marche siamo sopra al 50%, in alcune si raggiunge il 100%». 


Intende Ancona e Macerata, entrate nei giorni scorsi in zona rossa?
«Sì, esatto».


E per le altre tre province è possibile stimare la percentuale di presenza?
«Saremo intorno all’80%. Ormai la variante inglese è diventata decisamente prevalente nella nostra regione».


Per quanto riguarda le altre varianti, invece, qual è la situazione?
«Per fortuna le altre varianti, almeno nelle Marche, non si stanno espandendo, quindi rimangono segnalazioni sporadiche».


Quanti campioni processate al giorno per verificare la presenza di eventuali varianti?
«Circa 30-40 al giorno. Diciamo un centinaio a settimana».


Sulla variante inglese, i vaccini attualmente in circolazione sono efficaci?
«È ancora presto per fare queste valutazioni. Ci sarà probabilmente una riduzione di efficacia, ma non molto vistosa».


Il fatto che la variante inglese si diffonda così velocemente, ha poi un effetto domino anche sui ricoveri, che aumentano ogni giorno. Torrette in particolare è molto sotto pressione.
«Sicuramente, e lo vediamo dai numeri. Aumentano le persone contagiate e, di conseguenza, aumentano anche gli ammalati e i morti. Per quanto riguarda Torrette nello specifico, il polso della situazione ce l’hanno i colleghi clinici».


Le misure prese finora per arginare il contagio saranno sufficienti a piegare la curva? 
«Se entrassimo tutti in zona rossa, sì. Però al momento vedo che nel resto d’Italia non si sta facendo molto».


Nelle Marche sono per ora le due province più colpite a essere in zona rossa, basterà?
«Forse si potrebbe fare una zona rossa regionale, perché non manca molto prima che le altre province seguano quanto accaduto ad Ancona».


In effetti, considerando che anche nelle province di Pesaro Urbino, Fermo e Ascoli Piceno la variante inglese è presente all’80%, le probabilità che accada sono alte: qual è il territorio che ora rischia di più?
«Sono tutti più o meno sullo stesso piano».


Dai bollettini quotidiani diramati dal Servizio salute della Regione, la provincia di Ascoli sembra registrare sempre numeri piuttosto contenuti di contagi.
«Sì, ma dai campioni che ci mandano, emerge come anche lì la variante inglese sia prevalente. Quindi, credo sia questione di giorni prima che i casi inizino ad aumentare anche ad Ascoli. Forse il fatto che ora sia in zona arancione potrebbe frenare un po’».


La variante inglese si traduce in una maggior severità della malattia?
«No, si può solo dire che ci sono più malati perché sono aumentati i contagi».


L’arma più potente per arginare questa situazione è procedere spediti con la campagna vaccinale: come sta andando secondo lei?
«Ora mi sembra che il problema più stringente siano le scarse forniture. Poi, nel momento in cui ci saranno forniture adeguate, il problema sarebbe organizzativo».

 

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