Addio al project di Muraglia: «Entro 10 giorni decideremo dove si fa il nuovo ospedale di Pesaro»

Martedì 26 Ottobre 2021 di Martina Marinangeli
Addio al project di Muraglia: «Entro 10 giorni decideremo dove si fa il nuovo ospedale di Pesaro»

ANCONA -  Parola d’ordine: accelerare. Tutto, anche i tempi della conferenza stampa, convocata ieri alle 13 per le 15 e durata neanche mezz’ora. Una fretta palpabile, insomma. Il tema, in effetti, è di quelli che caratterizzeranno il mandato dell’esecutivo: la revoca della delibera del 2019 con cui si dava disco verde al project financing per la realizzazione dell’ospedale di Pesaro – ingombrante eredità della precedente amministrazione – e la costituzione (entro tre giorni) di un gruppo di lavoro, composto da tecnici regionali e comunali, per decidere la location più adatta per il nuovo nosocomio. Una scelta da partorire in non più di 10 giorni lavorativi. 

 


A presentare lo stato dell’arte sull’opera, il governatore Francesco Acquaroli – che si ferma all’introduzione dell’argomento – e buona parte della giunta, con gli assessori Francesco Baldelli (Edilizia ospedaliera) e Filippo Saltamartini (Sanità) che hanno spiegato le due misure deliberate ieri mattina, mentre Mirco Carloni e Stefano Aguzzi si sono limitati a fare atto di presenza. Ma essendo entrambi di Fano, c’è anche una ragione territoriale dietro alla loro partecipazione. Da qui a 13 giorni, insomma, si deciderà dove costruire la nuova struttura e, «per individuare l’area, su cui la Regione detiene la titolarità ad edificare, il gruppo di lavoro valuterà tecnicamente le opzioni indicate nel Masterplan, proponendo il sito definitivo all’esito del confronto tecnico delle due amministrazioni e nello spirito della leale collaborazione e cooperazione istituzionale», sottolinea Saltamartini.

Parole in cui “tecnico” è l’aggettivo che ricorre più spesso, ma che non possono nascondere la declinazione anche politica della scelta. Il sindaco dem di Pesaro Matteo Ricci non ha mai fatto mistero di essere pronto alle barricate se il sito scelto non sarà quello di Muraglia, mentre la Regione non ha ancora sciolto la riserva sull’altra opzione in piedi, ovvero Case Bruciate. Nel masterplan elaborato dall’assessorato all’Edilizia ospedaliera ed approvato lo scorso luglio, si mettono nero su bianco costi (140 milioni di euro in caso venga costruito a Case Bruciate; 170 milioni se la scelta cadrà su Muraglia) e pro e contro di entrambi gli scenari: ora starà ai tecnici individuare il più idoneo. 


Ma a Palazzo Raffaello ci si tiene a ribadire che «la Regione detiene la titolarità ad edificare». Di «un atto spartiacque» parla Baldelli, secondo cui così «si avvia una nuova organizzazione della rete ospedaliera, tenendo conto delle esperienze maturate nella gestione della pandemia. Quindi stop all’accentramento dei servizi ospedalieri in strutture uniche, come ci avevano chiaramente indicato anche gli elettori, per realizzare invece una rete ospedaliera diffusa sul territorio. In questa scelta – sottolinea –ci sono anche ragioni economiche: la Regione, date le mutate condizioni, è in grado di finanziare autonomamente un nuovo ospedale a Pesaro, senza ricorrere alla finanza di progetto. Questo vuol dire non appesantire il bilancio regionale per almeno 30 anni e liberare risorse, che sarebbero state necessarie per il pagamento dei canoni al privato». 


Fin qui, la fredda cronaca di giornata. Poi c’è tutto un mondo dietro le quinte che racconta di una richiesta, da parte della Lega, di accelerare i tempi di azione sul progetto dell’ospedale di Pesaro e su tutti i temi caratterizzanti il programma elettorale: accorata istanza rivolta non solo ai propri assessori, ma un po’ a tutta la giunta. Compreso il suo presidente da cui, in particolare, si vorrebbe una maggiore assunzione di responsabilità in termini di rischi. Come a dire: il governatore governi, lasci l’attendismo alla opposizioni. Ma la sveglia è suonata anche per l’assessore in quota Carroccio Saltamartini, che sarebbe stato invitato dal partito a delegare ciò che non riesce a fare, data la mole immane di lavoro che ricade sulle spalle del titolare della delega alla Sanità, tanto più in tempo di pandemia. Un cambio di passo che si conformi alla parola d’ordine di cui sopra: accelerare. La ragione ufficiale per il turbo messo all’approvazione della revoca della delibera per il project financing è il completamento del canonico iter amministrativo, ma la coincidenza è quantomeno singolare.

Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre, 09:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA