Marche-Abruzzo, la storia si ripete: nel Recovery i confini ci penalizzano. Il territorio abruzzese, considerato nel Sud, ha ottenuto il doppio

Mercoledì 13 Ottobre 2021 di Maria Teresa Bianciardi
Marche-Abruzzo, la storia si ripete: nel Recovery i confini ci penalizzano. Il territorio abruzzese, considerato nel Sud, ha ottenuto il doppio

ANCONA- La sorpresa, amara, arriva dalla distribuzione reale delle risorse del Pnrr alle Marche e in particolare sui fondi per i progetti di interesse del settore delle costruzioni, quindi cantierabili. Su un totale di 55,7 miliardi di euro distribuiti a livello nazionale, alla nostra regione è andato 1 miliardo 405 milioni, ovvero il 3% della somma a disposizione, che gli è valso in 14esimo posto nella classifica nazionale. Preso così, il dato potrebbe anche non stupire più di tanto: le quattro regioni del Centro Italia - oltre alle Marche, c’è il Lazio, l’Umbria e la Toscana - in tutto hanno ottenuto il 16%, con una concentrazione maggiore sulla regionale laziale (7%), minore su quella umbra (2%) e con la Toscana al 4%: un punto sopra di noi.

 

 

 
La questione nodale
Distribuzione territorialmente ineccepibile, visto che nello schema generale il Sud ha intercettato la maggior parte dei fondi (43%) per gli investimenti ed il resto è andato al Nord. Ma la questione - affrontata di petto dal Movimento 5 Stelle in parlamento - assume contorni meno definiti se pensiamo che le Marche sono state considerate regione “in transizione” nella mappa della nuova politica di Coesione dell’Unione europea. Questa classificazione a Bruxelles è fondamentale per assegnare i fondi strutturali e certifica lo scivolamento dal gruppo delle top a quello intermedio, ossia il segno indelebile di un indebolimento economico che va avanti ormai da oltre un decennio. E allora perchè nel Pnrr non è stato tenuto in considerazione questo particolare stato di sofferenza - che le Marche condividono con l’Umbria - nell’assegnazione delle risorse? «È una situazione non in linea con le necessità impellenti di queste regioni e con il contesto economico e sociale», protestano i parlamentari marchigiani del Movimento 5 Stelle che ritengono «inopportuna e scorretta l’attuale ripartizione, visto che la Ue ha riconosciuto lo stato di grave sofferenza di Marche ed Umbria. Situazione che le pone allo stesso livello socio economico di alcuni regioni del sud che beneficiano però di moltissime agevolazioni». Come per esempio il confinante Abruzzo. 


Il confronto
Non è una guerra di campanili, ma di sostanza se consideriamo che il territorio abruzzese, grazie a questa divisione, riesce ad ottenere sgravi fiscali per le aziende che risultano impossibili per le attività marchigiane. E La storia si ripete anche per il Recovery plan, visto che nei progetti presi in considerazione nel dossier dell’Ance, il miliardo e 405 milioni destinato alle Marche è superato di quasi il doppio dalla cifra destinata all’Abruzzo (2.659 milioni), regione per popolazione nettamente inferiore e simile per estensione. I pentastellati in Parlamento di Marche, Umbria e Lazio e Toscana intervengono senza filtri: «La ripartizione avvenuta finora è inaccettabile e deve essere rivista in considerazione di dati oggettivi e decisioni non di parte come quelle europee. Tra l’altro in questi ultimi mesi il Parlamento ha dato un indirizzo diverso al Governo attraverso specifici ordini del giorno approvati, come quello al Decreto Rilancio 2 a prima firma di Patrizia Terzoni, più una mozione depositata sulla stessa linea, che con ogni evidenza non si sono ancora trasformati in azioni concrete». 


La classifica
E se il Pnrr con i primi decreti inizia a delinearsi, si evidenziano anche le differenze territoriali che pesano soprattutto tra queste due regioni separate dal fiume Tronto, con la condivisione delle sponde. Risultato: se le Marche sono al 14esimo posto nel dossier dell’Ance e l’Umbria - anche’essa considerata dalla Ue in transizione - al 17esimo con 960 milioni di euro, l’Abruzzo svetta al nono posto con 2.659 milioni e anticipato da regioni come Campania, Lombardia, Veneto, Sicilia, Piemonte, Puglia, Lazio e Liguria. Dire: ci risiamo, sembra scontato. Le Marche continuano ad essere una terra considerata il minimo sindacale, neanche la metà di una regione al plurale come si fregia d’essere. E nel frattempo il peso specifico di altre realtà cresce. 

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Ultimo aggiornamento: 15:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA