Codice verde nel 60% dei casi: Pronto soccorso delle Marche in affanno, un decalogo per potenziarli

Codice verde nel 60% dei casi: Pronto soccorso delle Marche in affanno, un decalogo per potenziarli
Codice verde nel 60% dei casi: Pronto soccorso delle Marche in affanno, un decalogo per potenziarli
di Martina Marinangeli
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Giovedì 16 Giugno 2022, 03:50 - Ultimo aggiornamento: 17 Giugno, 09:28

ANCONA - Lunghissime attese e code infinite. I pronto soccorso degli ospedali regionali sono in affanno, tra carenza di medici d’urgenza ed un flusso di pazienti non sempre corretto, dal momento che, in oltre il 60% dei casi, si tratta di codici vedi, ovvero urgenze minori. Per la precisione, tra gennaio e maggio, ci sono stati 132.724 accessi totali, di cui 2171 codici rossi per le emergenze (1,6%), 10.317 codici arancioni per le urgenze (7,7%), 23.674 codici azzurri per le urgenze differibili (17,8%), 83.335 codici verdi (62,8%) e 3869 codici bianchi (2,9%), ovvero non urgenze. 

Questo combinato disposto, in più di un’occasione ha mandato in tilt la prima linea del fronte della sanità ospedaliera. Per arginare quella che è una criticità cronica del sistema, la Regione ha deciso di avviare, ieri, la sperimentazione di un nuovo modello organizzativo per ridurre i tempi di attesa. Un piano in 10 punti per riorganizzare e potenziare le attività dei pronto soccorso che andrà avanti fino al 15 settembre, così da coprire per intero il periodo estivo, durante il quale il flusso di turisti contribuisce ad acuire il problema del sovraffollamento. Poi, il 30 settembre, gli enti del Sistema sanitario regionale trasmetteranno una relazione completa relativa alle attività sperimentali realizzate e si tirerà un bilancio. «Abbiamo effettuato una verifica sull’attività dei pronto soccorso regionali e sono emerse specifiche indicazioni utili al potenziamento delle attività in emergenza-urgenza - ha spiegato ieri l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini, presentando il decalogo -. L’estate sarà un banco di prova, sia per il massiccio afflusso di turisti, sia per i programmi di ferie estive del personale sanitario che ha fatto fin troppe rinunce a causa del Covid».
Il piano
La principale novità del Piano riguarda l’istituzione della figura del bed manager: operativa h12, ha il compito di assicurare, attraverso il coordinamento e l’integrazione dei percorsi diagnostico/terapeutici, la tempestiva prosecuzione della presa in carico del paziente con il ricovero. Altro punto del decalogo riguarda il comfort in sala attesa - che deve essere dotata di cartellonistica, opuscoli, monitor, erogatori di bevande e cibo -, con tanto di figura apposita (come lo psicologo o il mediatore culturale) per la gestione delle eventuali conflittualità. Devono poi essere presenti display che indichino tempi di attesa e priorità, cosa di cui la maggior parte dei pronto soccorso sono comunque già dotati. Ogni struttura ospedaliera dovrà anche formalizzare un Piano di gestione del sovraffollamento al fine di evitare lo stazionamento prolungato dei pazienti sulle barelle in pronto soccorso.
Medici a chiamata
Viene poi richiesto ad ogni nosocomio di redigere, su base settimanale (h24, 7 giorni su 7), un elenco con i nominativi delle professionalità mediche di specialità equipollenti o affini (anche in formazione), che giornalmente siano disponibili per integrare le risorse di personale in servizio al pronto soccorso. Ed ancora, vengono definiti percorsi di fast track per l’invio rapido dei pazienti in ambulatori dedicati per alcune specialità e patologie minori, e si incentiva il coinvolgimento della medicina territoriale anche con l’uso di strumenti di teleconsulto e telemonitoraggio. A questo, si affiancano un adeguamento strutturale e tecnologico dei pronto soccorso e l’implementazione di percorsi pediatrici ed ostetrici. «Stiamo anche pensando ad un’app per permettere agli utenti di valutare subito la situazione dei pronto soccorso - fa sapere il direttore del dipartimento Salute della Regione, Armando Gozzini -.Un’applicazione con cui una persona vede e valuta in base ai codici di afferenza, dunque alla gravità dei sintomi, quanto tempo bisogna aspettare prima di essere ‘presi in carico».

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