Perquisito un casolare nel Maceratese, era il rifugio di stranieri clandestini arrivati in Italia

Perquisito un casolare nel Maceratese, era il rifugio di stranieri clandestini arrivati in Italia
Perquisito un casolare nel Maceratese, era il rifugio di stranieri clandestini arrivati in Italia
di Lolita Falconi
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Mercoledì 1 Febbraio 2023, 04:35

MACERATA - All’alba è scattato il blitz della polizia in un casolare nelle campagne maceratesi. Per gli inquirenti quell’immobile sarebbe stato una meta abituale di stranieri giunti in Italia in stato di clandestinità. Decine di agenti hanno passato al setaccio l’intero immobile che si sviluppa su due piani e che al piano terra ha più ingressi. Al momento del blitz nel casolare c’erano alcuni extracomunitari svegliati di soprassalto dai lampeggianti delle auto della polizia.

La perquisizione dei locali è stata eseguita anche con l’ausilio di un’unità cinofila che ha cercato stanza per stanza, nei bagni e nelle camere da letto dell’immobile dove dormivano diverse persone. Oltre al casolare, tra i siti attenzionati dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona, è finito anche un Centro di assistenza fiscale maceratese.

La lente della magistratura inquirente è stata calibrata sull’attività del centro in merito alle posizioni di alcune delle persone controllate dagli investigatori. Per gli inquirenti - secondo una ricostruzione da confermare nelle opportune sedi - il Caf avrebbe fatto da intermediario tra migranti e sodalizio per facilitare le pratiche di soggiorno. Ci sarebbero state, secondo chi indaga, attestazioni per agevolare le richieste di permesso di soggiorno. In totale ieri sono state eseguite 44 perquisizioni nei confronti di 18 indagati (per vari reati) e di altre 26 persone, risultate contigue a vario titolo all’organizzazione criminale. 


Le perquisizioni


Perquisizioni che sono state eseguite nelle province di Ancona, Fermo, Ferrara, Catanzaro, Modena, Siracusa, Verona e Macerata. Proprio il Maceratese, per gli inquirenti, sarebbe il centro dell’indagine, il cuore dell’inchiesta. I tre tunisini arrestati gravitavano nel Maceratese, compreso il giovane raggiunto a Ferrara dove si era spostato di recente ma, sembra, temporaneamente.

Per gli inquirenti i tre avrebbero utilizzato una fitta rete di complicità intessuta sul territorio maceratese in cui figurano titolari di aziende e pubblici ufficiali, riuscendo così a gestire l’approdo clandestino degli stranieri offrendo loro supporto logistico e coperture per ottenere la documentazione necessaria a favorire il loro trasferimento su tutta l’area Schengen.

Questo, al momento, è quanto emerso nell’immediatezza, ulteriori particolari potrebbero venir fuori nelle prossime ore circa le presunte responsabilità dei tunisini finiti in manette e circa le ipotesi di reato che la Direzione distrettuale antimafia, competente per materia, contesta in fase preliminare agli indagati. Sono previsti infatti i loro interrogatori di garanzia dinanzi al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ancona. Una tappa importante per capire ulteriori dettagli della vicenda.

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