Deejay, vocalist e p.r.: dove è finito e cosa fa lo staff della Lanterna

Sabato 7 Dicembre 2019 di Andrea Taffi
Deejay, vocalist e p.r.: dove è finito e cosa fa lo staff della Lanterna

Si chiamava, o si faceva chiamare, Black Diamond staff. Si può dire che fosse una sorta di secondo cerchio, non ufficiale (alla Camera di commercio non è registrato), della Lanterna Azzurra. Esterno ai due recinti (proprietari e gestori) finiti nella parte amministrativa dell’inchiesta penale ma attivo come gruppo privato su Facebook dove oggi restano solo brandelli di memoria.
Un gruppo di consulenti artistici, diciamo così. Si occupavano - così è scritto - del Naomi, della Lanterna Azzurra e del Parco geofisico. Nello staff del diamante nero figurava un team di deejay (Morru, Emme, Billy, Bibo, Fearless, Swed) e dei vocalist (Giammy e Ruben) ma nel secondo cerchio c’erano anche tutti i p.r. che si occupavano di prenotazioni e navette che per gli eventi top potevano arrivare anche da 20 comuni dell’Anconetano. Del gruppo chiuso del Black Diamond, 3200 soci, dell’organizzazione dei p.r. si è polverizzato tutto nella notte tra il 7 e l’8 dicembre dello scorso anno travolto dall’onda della strage. Cosa resta oggi di quell’esperienza? C’è chi si è fermato. E poi ha ricominciato a girare i dischi. Chi ha rimediato anche minacce di morte e chi, molti tra questi, preferiscono restare in silenzio. Rispetto e dolore per le vittime, anzitutto. Quasi tutti continuano a lavorare nell’intrattenimento. Del gruppo dei p.r. qualcuno continua a lavorare ma solo per locali della Romagna. Daniele Morresi, dj Morru, era a Madonna del Piano nella notte della strage «e c’era anche la mia fidanzata che lavorava al bar. Siamo sgomenti, tutt’oggi. Sono stato alla Lanterna dal giorno zero quando alle feste venivano in pochi e ho vissuto tutta l’ascesa. Ho pensato anche di smettere con la musica. Pur non essendo nell’organizzazione ci siamo ritrovati con un vissuto di feste ed eventi alle spalle e poi una notte travolta da vittime e dolore. Un contrasto scioccante, respingente». Morru alla fine continua a lavorare con i dischi. Mai avuta la sensazione che la Lantera Azzurra fosse finita fuori controllo? «Sinceramente no. Chi è stato nel locale sa che la sala è lunga e larga, ha i balconi, ai lati i balconi. C’era ricircolo di gente durante la notte, non c’è mai stata ressa. Con gli occhi da dj posso dire questo». Dario Ferri, dj Billy, invece s’èra proprio fermato: «Non ero a Corinaldo quella notte, lo scorso autunno ho perso mio papà. Poi è successo quel disastro, una mazzata dietro l’altra. Fino a febbraio non ho toccato più niente. Mi sono chiesto se valeva la pena, ecco». Sensazioni, campanelli d’allarme? «Frequento locali da 15 anni, e molti ne ho visti gonfi di gente. A Corinaldo ho sempre visto organizzazione, riunioni organizzative all’inizio della stagione e so che si vedevano anche prima di ogni evento. Poi i dettagli non li conoscevo serata per serata. Da un po’ ho ricominciato a girare i dischi in qualche locale vicino casa». Dj Emme chiede di rimanere in silenzio mentre un altro, che invece raccomanda l’anonimato, descrive bene il suo stato d’animo: «Il bene delle persone deve venire prima di tutto, è stata una disgrazia enorme, ne siamo usciti tutti segnati. Personalmente, da quella volta non c’è giorno in cui non ci pensi». E rivela particolari inediti: «C’era stata un’emergenza analoga a gennaio 2018, una serata in cui un ragazzo alticcio aveva preso un estintore e lo aveva svuotato in pista. E c’era stata - continua - la sensazione di soffocamento nel locale dovuta alla polvere dell’estintore. Una sensazione diversa ma riconducibile a quella del peperoncino».
«I ragazzi - continua - vennero fatti uscire tutti dal locale, non ci fu problema. Il locale venne arieggiato e ricominciammo a suonare. Io alla Lanterna ho visto un team organizzato. Notai nell’ultima stagione il cambio dell’agenzia di sicurezza, ecco, un particolare che mi era balzato agli occhi. Io ricevuto anche diverse minacce pesanti da gente che non conoscevo per quel che è successo». Ruben Persichella, vocalist, ha lavorato alla Lanterna per cinque anni e da 19 anni accompagna le serate nei locali con il microfono: «Non ero a Corinaldo l’anno scorso, sulla vicenda non posso parlare. In generale, avendo lavorato con loro posso dire che erano seri e corretti. Ho letto tante cose che mi hanno dato fastidio, dette da persone che non li conoscevano. Io nell’ultima serata che feci lì, dicembre 2017, concerto di Gali, tanti ragazzini con genitori al seguito, ho fatto passare fuori dalle transenne gli adolescenti che rischiavano di avere problemi. Voglio dire che ho cercato sempre di fare grande attenzione». Non parla Federico Raponi, uno dei p.r.: «Ero alla Lanterna quella sera ma seguivo le navette. Preferisco il silenzio». Sul suo profilo social a marzo è comparso il biglietto da visita da geometra: «Sì, ho preso la tessera dell’ordine ma in realtà lavoro da quando sono uscito da scuola». E ora fa il p.r. per gli spettacoli del Vida Loca in Riviera: «Sì, qualcosa ancora faccio».

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