Spray e locale-trappola, La tempesta perfetta della Lanterna Azzurra. Le prime verità delle sentenze e l’attesa per il processo-bis

Lunedì 7 Dicembre 2020 di Lorenzo Sconocchini
Spray e locale-trappola, La tempesta perfetta della Lanterna Azzurra. Le prime verità delle sentenze e l’attesa per il processo-bis

Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 morirono nella discoteca
di Corinaldo cinque adolescenti e la mamma di quattro bambini
Dopo la condanna dei sei rapinatori, le accuse ai colletti bianchi

 

ANCONA - Un anno fa, nella prima dolorosa ricorrenza, erano lì a reclamare verità e giustizia, le sole consolazioni per uno strazio così lacerante. Non volevano solo dei colpevoli, ma dare un senso alla memoria dei caduti della Lanterna Azzurra. Perché se “i ricordi non salvano le lacrime”, come titola il libro-diario dedicato da Fazio Fabini a sua figlia Emma, una delle vittime, che almeno i ricordi servano a non rivedere più quelle scene. 

 
Ora che s’avvicina il secondo anniversario, nella notte tra oggi e domani, mamme e papà dei cinque martiri ragazzini della Generazione Corinaldo, ma anche il vedovo e i quattro figli della mamma soffocata in quella calca, hanno almeno una prima verità giudiziaria, per quanto provvisoria, scritta con la sentenza che a fine luglio ha inflitto quasi 69 anni di carcere ai sei cattivi ragazzi della banda dello spray, colpevoli di omicidio preterintenzionale plurimo, lesioni, furti e rapine. 


Il commando


Racconta di un commando di balordi che giravano i locali di mezza Italia per strappare qualche catenina e braccialetto d’oro dal collo di ragazzini, regali della cresima. «Criminali seriali senza scrupoli - scriverà il gup Paola Moscaroli nel motivare il verdetto - capaci di continuare anche dopo la tragedia di Corinaldo, come se nulla fosse accaduto». Sbandati in cerca di guadagni facili per «alimentare un livello di vita polarizzato sull’uso di stupefacente, tra cui cocaina, o sull’acquisto di accessori di moda di lusso». Pronti, anche dopo la notte della Lanterna, a “dare gas, gas, gas”, come si esaltavano parlando tra loro, intercettati, prima che i carabinieri del Reparto operativo di Ancona li arrestassero otto mesi dopo la strage. Ma non sono loro, i sei balordi della Bassa Modenese, gli unici attori della notte che ha sconvolto l’Italia e cambiato il mondo del divertimento giovanile, prima ancora del Coronavirus. Perché tante altre volte i bad boys della banda italo-magrebina avevano usato lo spray al peperoncino, senza che succedesse il finimondo: gli occhi che bruciano, un’evacuazione ordinata. Successe anche al Mia Clubbing di Porto Recanati, per restare nelle Marche, ma nessuno si fece male. Mica come alla Lanterna: 6 morti e 197 feriti.


 

Il capannone agricolo


Ci volevano altri protagonisti, per far ricordare la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 come una delle più buie nella storia della nostra regione. Anzitutto una discoteca ricavata in un immobile costruito negli anni ‘50 nella campagna di Corinaldo per lavorare gli ortaggi, senza che da allora i proprietari cambiassero la destinazione d’uso (capannone agricolo) o quelle maledette rampe inclinate nate per far scivolare nei camioncini le cassette dei cavolfiori e poi destinate a uscite di sicurezza. «A fronte di una situazione di allarme e panico certamente innescata dall’uso dello spray - scrive il giudice Moscaroli nel condannare la banda - le carenze dei presidi di sicurezza del locale, senz’altro configurabili, hanno operato in sinergia con le azioni aggressive addebitate agli imputati».


L’artista ubiquo


Ci voleva poi un artista così goloso di cachet da accettare di esibirsi nel giro di un’ora (almeno da programma) in due locali distanti 100 km, l’Altromondo Studios di Riccione e la Lanterna Azzurra di Corinaldo. “Ricchi per sempre”, avrebbe dovuto cantare Sfera Ebbasta, il trapper a cui due settimane fa il sindaco del suo comune, Cinisello Balsamo, ha intitolato una piazza per il suo «impegno civico e sociale verso i giovani», indignando i parenti delle vittime di Corinaldo. «Altro che modello, poteva informarsi sulle condizioni del locale».
Ci volevano imprenditori dell’intrattenimento, come i titolari della “Magic Srl”, gestori della Lanterna, troppo impegnati - secondo gli investigatori - a smazzare sottobanco biglietti camuffati da inviti omaggio per preoccuparsi che alla fine nella sala principale, omologata per 459 spettatori, s’erano ammassate almeno 1.200 persone. 

E per completare la tempesta perfetta, ci voleva una commissione di vigilanza, quella che nell’ottobre 2017 aveva autorizzato l’attività di pubblico spettacolo, così poco attenta secondo la Procura da non accorgersi dell’assenza del certificato di agibilità e del campionario di irregolarità all’uscita S3, dove s’accalcarono a centinaia per sfuggire all’aria resa urticante dallo spray al peperoncino. Ben 15 lacune, secondo la perizia firmata dal consulente dei pm Marcello Mangione. Dall’ossidazione delle balaustre, che cedettero facendo precipitare la folla nel fossato, all’eccessiva pendenza della rampa, dalle scalinate irregolari alla scarsa illuminazione, dalle porte basse alla ringhiera che s’interrompeva. Come fece la commissione a non notarle? «Aspettiamo anche l’altro processo, le persone coinvolte sono per me molto più colpevoli di questi», s’era lasciato sfuggire a luglio Paolo Curi, vedovo di Eleonora Girolomini, dopo la sentenza contro la banda dello spray.


La parola al gip


E venerdì, in vista dell’anniversario, “l’altro processo” è stato sollecitato dalla Procura di Ancona, che ha chiesto il rinvio a giudizio per reati colposi (omicidio plurimo, disastro) e falso per 19 tra proprietari del locale, gestori (tra cui la società Magic Srl in proprio) addetti alla sicurezza, tecnici e consulenti, fino alla commissione di vigilanza. Ora, sulla richiesta di processo, la parola passa al gip. Per i pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, la Lanterna Azzurra era un «locale totalmente inidoneo sia dal punto di vista strutturale, che da quello giuridico, all’uso cui era destinata». Eppure, prima di quella notte maledetta, nella discoteca di Corinaldo s’erano esibiti guest star come i rapper Gue Pequeno e Rkomi, il golden boy del reggae Galup, Achille Lauro e Ghali, solo per ricordare concerti e dj set del 2018. Nomi di richiamo, da tutto esaurito. E nessuno s’era accorto di nulla. Fino allo spray, alla tempesta perfetta.

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Ultimo aggiornamento: 22:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA