La dem Manzi e quel seggio strappato alla Morani: «Nessuna ruggine con Alessia, ma capisco l'amarezza»

La dem Manzi e quel seggio strappato alla Morani: «Nessuna ruggine con Alessia, ma capisco l'amarezza»
La dem Manzi e quel seggio strappato alla Morani: «Nessuna ruggine con Alessia, ma capisco l'amarezza»
di Martina Marinangeli
3 Minuti di Lettura
Martedì 30 Agosto 2022, 08:23

Irene Manzi: lei è candidata capolista alla Camera in quota Pd. Un posto blindato che si è contesa con Alessia Morani. L’esito del duello ha lasciato ruggini tra voi? 
«Non ho ruggini con Alessia. Capisco l’amarezza che ha espresso nelle prime ore successive alla direzione nazionale. Ho vissuto una situazione analoga nel 2018, so cosa si prova e sono felice che abbia cambiato la sua iniziale decisione, rientrando nel listino proporzionale alla Camera». 

 
Cosa, a suo avviso, ha portato la segreteria nazionale a puntare sulla sua candidatura?
«Il mio nome è emerso, in primo luogo, dalle consultazioni svolte dai circoli del mio territorio. Penso che la stima e la fiducia che erano state alla base dell’indicazione alla segreteria regionale nel marzo del 2022, unite al lavoro condotto in questi ultimi mesi come Responsabile nazionale scuola del Pd, abbiano influito positivamente sulle scelte fatte». 


È già stata deputata tra il 2013 e il 2018: cosa l’ha spinta a candidarsi di nuovo? 
«In questi anni lontana da impegni istituzionali, sono tornata al mio lavoro di funzionaria pubblica ma non ho abbandonato l’impegno politico, continuando a militare nel Pd a livello locale e nazionale (anche come componente della direzione nazionale). Sono stati anni di impegno politico differente ma ugualmente importante e formativo per me». 


Un bagaglio di esperienze che porta in Parlamento?

«Queste esperienze sono state molto importanti per me e ne farò sicuramente tesoro per questa nuova fase del mio impegno politico. La motivazione alla base di questa nuova candidatura nasce dal legame profondo con la mia regione e dalla volontà di mettermi nuovamente in gioco». 


Una delle critiche mosse alla classe parlamentare finora espressa dalle Marche è che non sia riuscita a portare a casa gli obiettivi prioritari per il territorio. Cosa farà, in caso di elezione, per far pesare di più a Roma le necessità delle Marche? 
«Dobbiamo centrare obiettivi di sviluppo importanti per questa regione, provando però anche a lavorare trasversalmente tra forze politiche su pochi, significativi, obiettivi comuni». 


Per esempio?
«Penso al tema dei collegamenti come a quello dello sviluppo della nostra regione, solo per fare un esempio. I cittadini ci chiedono soluzioni concrete ai problemi che li affliggono ed è su questo che dobbiamo impegnarci. Il mio impegno andrà in questo senso e mi auguro che anche i rappresentanti delle altre forze politiche accolgano il mio invito di fare squadra». 


All’esterno il Pd appare come un partito dilaniato da guerre interne: non teme che questa immagine vi indebolisca da un punto di vista elettorale? 
«Il Pd ha votato le liste elettorali all’interno dei propri organismi con un confronto, anche se non facile e a tratti doloroso. Gli altri partiti, a cominciare dal centrodestra, hanno confezionato le proprie liste in tavoli e riunioni riservate nel cuore della notte per decisione di pochi. Già questa per me è una differenza qualificante».

© RIPRODUZIONE RISERVATA