La ferrovia da arretrare, parlamentari marchigiani divisi. «Libro dei sogni». «Intanto parta Pesaro». Il centrodestra: «No, serve un progetto regionale»

La ferrovia da arretrare, parlamentari marchigiani divisi. «Libro dei sogni». «Intanto parta Pesaro». Il centrodestra: «No, serve un progetto regionale»
di Martina Marinangeli
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Mercoledì 13 Aprile 2022, 03:10 - Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 08:32

ANCONA - Arretramento della linea ferroviaria adriatica: un progetto fondamentale su cui fare fronte comune o una chimera che rischia di trasformarsi nell’ennesima incompiuta, dato il costo, non propriamente a buon mercato, da 50 miliardi di euro? E vale la pena procedere per stralci, partendo dal bypass di Pesaro, oppure è meglio portare avanti un piano organico lungo tutta la Bologna-Lecce?
Una questione delicata su cui non c’è una linea unitaria in Parlamento, cosa che rende ancora più complicato l’obiettivo di portare a casa la partita.

Attività del cratere: la Regione ha ottenuto lo slittamento dei tempi per gli investimenti produttivi ma anche per accedere al contributo a fondo perduto

«Tutto nasce dal fatto che il sindaco Matteo Ricci ha ottenuto dal Mims lo studio di fattibilità dell’arretramento della ferrovia a Pesaro – spiega l’onorevole del Movimento 5 stelle Mauro Coltorti, presidente della commissione Trasporti in Senato –. Si tratta di uno studio che deve ancora essere realizzato e, dunque, i dettagli non sono noti, sebbene ci sia una proposta di massima che vedrebbe il possibile tracciato arretrato (a Pesaro) tornare sulla linea tradizionale a Fosso Sejore. La Regione vorrebbe prendere questa occasione per chiedere l’arretramento di tutta la linea ferroviaria ma, allo stato attuale, non esiste uno studio di un possibile tracciato ed una valutazione dei costi e delle implicazioni positive e negative. Aspetterei dunque queste valutazioni, fatte da un ente super partes, per conoscere la reale fattibilità dell’operazione. Altrimenti siamo nel libro dei sogni».
Gli fa eco il senatore pentastellato Giorgio Fede, che sottolinea come «questo discorso vada affrontato con serietà, senza fughe in avanti di singoli Comuni e senza campanilismi. Tra le opzioni migliorative, si può pensare al recupero del sedime attuale anche per eventuali metropolitane di superficie o spazi da restituire alle città». Più allineata sulla posizione del sindaco Ricci la deputata dem Alessia Morani, che definisce i bypass di Pesaro «un progetto straordinariamente importante: sarebbe pura follia rifiutare un investimento di 1,2 miliardi di euro. La giunta regionale è ideologicamente contro lo sviluppo (lo hanno già dimostrato con Amazon) e continua a discriminare il nord delle Marche solamente perché è governato dal centrosinistra», colpisce duro. D’accordo con lei il collega del Pd Mario Morgoni, che parla di «opportunità da non sprecare. In Italia, un progetto complessivo implica intoppi e ritardi: se vogliamo procedere per stralci, va bene lo stesso. Se non ci sono elementi di merito per scartare il primo stralcio a Pesaro, non capisco perché non partire intanto con quello: potrebbe essere l’inizio del progetto definitivo».

Il centrodestra, invece, si compatta prevedibilmente attorno alla posizione della Regione. «Lo sviluppo infrastrutturale delle Marche può passare dall’arretramento ferroviario e dell’alta velocità solo nella misura in cui esso coinvolga l’intero territorio regionale - osserva la deputata di Fratelli d’Italia Rachele Silvestri –. Il progetto così com’è stato presentato non va in questa direzione: si concentra in particolare sul traffico merci con un aumento esponenziale dei treni (176 rispetto ai 40 attuali, ndr), e avrebbe un impatto negativo molto rilevante per i territori interessati». 
Concorde la collega di partito Lucia Albano, che sottolinea come «sarebbe un progetto interessante se riguardasse l’intera regione. Realizzare l’arretramento nel solo territorio di Pesaro, come proposto, equivale ad affollare tutta la restante tratta adriatica marchigiana di treni merci, con un danno incalcolabile per i residenti delle città costiere delle Marche. La proposta è irricevibile». 
Il senatore di Forza Italia Andrea Cangini ricorda invece che una proposta di arretramento dell’Adriatica «l’aveva presentata l’allora viceministro al Mef Mario Baldassarri, in particolare sul tratto di Ancona. La linea a ridosso del mare è penalizzante e rende obbligatorie le orrende barriere fonoassorbenti. È una proposta che va pensata in grande, così da farla diventare importante volano per il turismo; altrimenti, si tratterebbe solo di pezze messe in maniera discontinua sul territorio. È necessario un tavolo tra governo, categorie, Regione ed enti locali. Può diventare attrattiva anche per investitori privati: è un errore pensarla solo come opera pubblica».
Per il deputato leghista Tullio Patassini, «se vogliamo una ferrovia moderna, è necessaria un’alta velocità che non sia impattante per l’ambiente ed il turismo. Rfi ha avviato uno studio di fattibilità per l’arretramento della ferrovia adriatica nel Pnrr: ragioniamo in termini di medio periodo, in modo organico».
Amplia il quadro il collega del Carroccio Mauro Lucentini: «Non sono contrario all’arretramento, ma in questa fase l’emergenza è la terza corsia dell’autostrada, quindi vanno trovati i fondi per questa infrastruttura più urgente, così come per la Mezzina e la Monti-Mare».

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