Non ha pace l’Albergo Regina reso famoso da Tinto Brass: incubo aste dopo il restyling. I fratelli Crivellini: «Struttura sulla sabbia, con la Bolkestein futuro incerto»

L'Hotel Regina dopo il restyling
L'Hotel Regina dopo il restyling
di Sabrina Marinelli
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Domenica 6 Marzo 2022, 04:40 - Ultimo aggiornamento: 7 Marzo, 08:27

SENIGALLIA - L’Albergo Regina di Senigallia è unico nel suo genere: basta uscire dalla camera per ritrovarsi il mare davanti e affondare i piedi nella sabbia di velluto. Mica da tutti. Per i proprietari però, pur avendo un hotel così raro e richiesto, non è mai stata una passeggiata gestirlo e adesso sentono forte il peso della Bolkestein, trovandosi in piena area demaniale. L’incubo dell’asta incombe sull’attività che da quattro generazioni si tramanda la storica famiglia Crivellini: a fondarla era stato Gaspare Crivellini nei primi del Novecento, insieme ai figli Aristide e Gino. Era la pensione Regina. Quando sono morti anche i figli di Gaspare, il testimone è passato a Luciano, figlio di Aristide, padre degli attuali proprietari Sandra e Sandro.

 
 

La famiglia Crivellini 

Una struttura storica
Nel tempo è diventato un albergo che, avendo superato il secolo di vita, è entrato nella memoria storica della città. Così unico da essere meta di tanti visitatori anche da fuori regione. «Non sono stati anni facili – ricorda Sandra Crivellini – abbiamo incontrato tanti ostacoli anche se ci sono state molte soddisfazioni. Se penso solo agli ultimi problemi mi vengono in mente la pandemia, adesso anche la guerra ma soprattutto la Bolkestein perché rischiamo davvero di perdere tutto e siamo molto preoccupati. Non sappiamo nemmeno se qualcuno ci ripagherà almeno la struttura se dovessimo lasciarla». Molti soldi sono stati investiti per portare le stelle da una alle attuali tre, trasformando la pensione in albergo, inoltre hanno atteso quasi 30 anni un’autorizzazione per una veranda che aveva costruito il padre, per assurde lungaggini burocratiche. Tutto superato.


Da un incubo all’altro
Nulla in confronto a ciò che potrebbe accadere dal 1° gennaio 2024 se qualcun altro dovesse aggiudicarsi l’asta e portagli via tutto, anche i ricordi che quelle mura custodiscono. «Nel tempo abbiamo investito molti soldi perché una struttura come questa, davanti al mare, richiede grandi opere di manutenzione - prosegue Sandro Crivellini –: adesso ci siamo affidati alla Confartigianato che sta portando avanti la nostra battaglia insieme a tutti gli altri concessionari. Abbiamo paura di perdere il nostro albergo». Non è solo una questione economica. «È l’attività di famiglia il valore affettivo è inestimabile. Noi siamo cresciuti qui dentro, è tutto per noi». Una volta la famiglia viveva lì anche se adesso i due fratelli hanno un’abitazione diversa e si trasferiscono nell’appartamento al mare, dentro l’albergo, solo in estate per seguire da vicino le 18 stanze.


Il ciak di Tinto Brass
In una di queste ha alloggiato anche Serena Grandi quando ha girato il film Miranda di Tinto Brass nel 1985. «Il cast è stato da noi per tre giorni anche se la scena che si è vista nel film è durata solo cinque minuti». Un ingegnere di Fano, amico del regista, gli aveva consigliato questo albergo esclusivo e lui, entusiasta, l’aveva subito scelto per alcune scene della pellicola. Non c’è solo la famiglia Crivellini preoccupata per il futuro dell’attività perché tutta Senigallia vuole preservare quello che è a tutti gli effetti un patrimonio storico della città. Tutti si chiedono se ci sia il rischio che qualcuno lo prenda, aggiudicandoselo all’asta, per poi demolirlo magari.

 
La tutela
«Io ritengo di no - interviene Giacomo Cicconi Massi, Confartigianato imprese demaniali – penso che possa considerarsi un’attività vincolata proprio perché storica, purtroppo invece può prefigurarsi l’eventualità che venga gestita da estranei che potrebbero aggiudicarsi l’asta. Stiamo lavorando per evitare che ciò accada. Martedì c’è un’audizione dei balneari con la commissione del Senato per discutere un emendamento che, se dovesse passare, azzererebbe anche la possibilità di risarcire i concessionari degli investimenti fatti». Scenario valido per tutti ma per i proprietari dell’albergo Regina particolarmente penalizzante. «Il timore – conclude Cicconi Massi – è che qualche politico voglia fare gli interessi di chi vuole mettere le mani sulle tante imprese di famiglia che hanno creato il turismo, fornendo un servizio a fronte di grandi sacrifici. Le sigle sono tutte unite, faremo fronte compatto per evitare che ciò accada».

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