Il super green pass già divide: «Istituirlo per locali e cultura? Così ci si accanisce sui soliti». Con i tamponi si va al lavoro

Domenica 14 Novembre 2021 di Martina Marinangeli
Il controllo di un Green pass

ANCONA - Il dossier è sui tavoli di Palazzo Chigi. Per frenare la ripresa del contagio e blindare il Natale, scongiurando drastiche misure restrittive come le chiusure, il governo sta studiando l’ipotesi di un green pass a doppia velocità. Un super certificato verde per vaccinati e guariti dal Covid che permetterebbe l’accesso alle attività ludico-ricreative, dai ristoranti agli stadi, passando per cinema, teatri e luoghi della cultura in generale. Il green pass ottenuto attraverso il tampone, invece, resterebbe valido solo per l’accesso ai posti di lavoro.

 

Un inasprimento della misura che, da una parte cerca di incentivare la vaccinazione, dall’altra di tenere sotto controllo la curva pandemica, che nelle ultime settimane ha ripreso a crescere. 


I settori interessati
Ma i settori che verrebbero toccati dal provvedimento non lo vedono di buon occhio, interpretandolo come l’ennesima batosta per chi più di altri ha subito i contraccolpi economici del Covid. «La cultura non è un recinto o una riserva indiana – osserva Gino Troli, presidente dell’Amat, Associazione marchigiana attività teatrali –. Non parliamo di luoghi particolarmente a rischio e non bisogna ogni volta andare a colpire i soliti settori: va detto agli italiani che devono vaccinarsi, ma la strada per convincerli non è questa. A questo punto, si abbia il coraggio di dire che la vaccinazione è obbligatoria. Peraltro il cinema, come dimostrano i dati, non sta ripartendo: non siamo neanche lontanamente ai livelli prepandemici», fa notare Troli, che aggiunge: «i luoghi della cultura sono quelli meno protetti dalla politica. Personalmente, vedo ben altre priorità, a partire dalle scuole, dove le indicazioni sono contraddittorie e si va avanti a tentoni». Il presidente Amat invita inoltre a distinguere il mondo della cultura da quello della ristorazione: «in teatro si sta seduti con la mascherina, senza parlare. Se c’è un posto dove non è presente interrelazione tra le persone, è quello». 


Food & beverage scettico
Ma il super green pass non convince neanche il mondo del food and beverage, con Massimiliano Polacco, direttore di Confcommercio Marche Centrali, che ammette: «Non la vediamo bene. Sicuramente siamo per la vaccinazione, ma non vogliamo che siano le imprese a pagare. Si potevano trovare altre soluzioni per spingere i no vax a vaccinarsi. È l’ennesima misura che penalizza i settori già più colpiti dagli effetti della pandemia. Il controllo è già complicato, e si creerebbe anche il problema di discutere con le persone che vogliono entrare comunque e che, come abbiamo visto, diventano aggressive». Sull’ipotesi lockdown per i non vaccinati stile Austria, invece, Polacco osserva come «potrebbe essere una soluzione più drastica, ma sicuramente meno impattante: se la persona non esce, i problemi sono risolti a monte».

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