All’oratorio-frontiera dove il prete coraggio ha sfidato il branco. Insulti, bestemmie e intimidazioni. Così don Vittorio li ha affrontati a muso duro

Domenica 19 Dicembre 2021 di Andrea Taffi
All oratorio-frontiera dove il prete coraggio ha sfidato il branco. Insulti, bestemmie e intimidazioni. Così don Vittorio li ha affrontati a muso duro

ANCONA - Un sacerdote coraggio che arriva con il dito sotto il naso di quattro ragazzi di 15-16 anni e li affronta a brutto muso urlando più volte «Io voglio rispetto per chi sta qui». È successo giovedì 2 dicembre all’oratorio salesiano di Ancona, Piano San Lazzaro, secondo centro di Ancona: un campo da calcio, tre da basket, il cinema, locali, studentato. Nella casa di don Bosco, il santo dei giovani, c’è una città nella città. «Basta che siate giovani perché vi ami» è scritto sotto il busto che guarda all’angolo di via Giordano Bruno. 

 
L’escalation di aggressioni
È successo perché questo branco formato da ragazzi italiani di seconda generazione, per la maggior parte diverse etnie e anche italiani, aveva accerchiato alcuni operatori dell’oratorio. Un fatto che si era ripetuto più volte nelle ultime settimane. Sicché il direttore dell’opera, don Vittorio Pisu, quel pomeriggio dalle 16 si è piantato in cortile, il cappuccio della felpa tirato su per mimetizzarsi, gli occhi apparentemente sul cellulare e le antenne dritte per vedere se le voci che gli riportavano erano vere. Non solo erano vere ma lui stesso, mezzora dopo questo momento di alta tensione ha visto tornare i ragazzi più numerosi ed è stato accerchiato. Un universitario egiziano, che parlava la lingua di molti di loro, lo ha affiancato aiutando a chiarire e allontanare propositi animosi. Alla fine di tutto don Pisu ha informato il 113. 


Il confronto con la polizia
Il racconto agli agenti e la promessa delle Volanti: chiamaci, la prossima volta arriveremo in un soffio. Ma intanto il fenomeno è conclamato. E paradossale. I salesiani sono uno straordinario posto di frontiera in tema di integrazione cittadina. Dal lunedì a venerdì c’è un centro diurno – in accordo con Comune e servizi sociali – in cui tra pranzo e pomeriggio si mangia, si fanno i compiti, laboratori e oratorio con un percorso. Un polmone d’ossigeno per molte famiglie straniere con figli italiani all’anagrafe che, pur segnalati ai servizi sociali non vengono estirpati dai nuclei. Bengalesi, pachistani, magrebini, tunisini, albanesi, romeni: se si cerca l’ombelico del mondo è qui. Funziona. Non solo. C’è anche un doposcuola gestito dall’oratorio dove animatori, volontari ed ex insegnanti si mettono a disposizione due volte a settimana gratuitamente di chi ha bisogno. E da quest’altra parte ci sono 100 ragazzi iscritti.


Lo stupore
L’azione dei bulli è una storia completamente diversa. Anche senza fatti violenti, rapine o furti, iragazzi vanno e vengono in branco, accerchiano in base all’umore del giorno in cortile persone deputate a far rispettare le regole. Insulti, bestemmie, fanno paura. Ma mentre ciondolano aspettando il bersaglio di turno, celebrano le bravate di periodo: «Oh, ieri sei entrato dal kebabbaro hai preso la roba e sei scappato via». «Hai visto? Sono salito sul bus, ho fatto alzare un anziano e gli ho fregato il posto. Il biglietto? Ma come ci pensi?». «L’altro giorno hai fregato la borsetta a quella vecchia». Non è tutto: chi conosce i ragazzi, conosce anche i loro movimenti. Finché c’è luce sono agli Archi, ai campetti inaugurati intorno alle strutture del Crocifisso. Poi quando si accendono le luci, via, iniziano i raid: un salto in centro, ai salesiani, un giro in bus.


La prudenza della struttura
Intanto l’oratorio salesiano come segnale di cautela ha arretrato l’orario di chiusura dalle 19 alle 18.30. Dell’episodio accaduto a don Pisu tutti sanno ma nessuno ne parla: gli animatori temono ritorsioni, gli obiettori di coscienza si sottraggono. Ma qualcuno si schiera, ci mette la faccia, sostiene l’opera di dialogo e se necessario prova a difendere le regole dell’oratorio. 

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Ultimo aggiornamento: 16:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA