Garofalo presidente dell'Autorità portuale, Giovannini sigla l’intesa con Acquaroli e Marsilio dopo un anno di vacatio

Venerdì 17 Dicembre 2021 di Andrea Taffi
Vincenzo Garofalo è il nuovo presidente dell'Autorità portuale dell'Adriatico centrale con competenza su Marche e Abruzzo

ANCONA - Finalmente. Finalmente ci sono notizie per Ancona e per l’Autorità portuale Adriatico Centrale: a distanza di un anno (e più) dalla scadenza del precedente presidente Giampieri, come anticipato dal Corriere Adriatico un mese fa, ieri pomeriggio intorno alle 16 il ministro per le Infrastrutture Giovannini ha firmato il decreto con cui nomina l’ingegner Vincenzo Garofalo nuovo presidente chiedendo l’intesa ai governatori di Marche e Abruzzo.

 
Il silenzio dei governatori
Nè il presidente Acquaroli, nè il collega abruzzese Marsilio hanno voluto commentare. Lo staff di palazzo Raffaello ha parlato genericamente di «cauta fiducia» di Acquaroli per far capire quanta sensibilità si sia generata intorno all’affaire-porto. Oltre all’anno di vacatio - già di suo un macigno sulla vita di una comunità, locale e territoriale- alle spalle c’è anche il pasticcio - pure questo clamoroso - della nomina abortita dell’ingegner Matteo Africano in primavera. Con conseguente nomina di un commissario, l’ammiraglio Giovanni Pettorino. 


Le cinque settimane di vuoto
Infine, dulcis in fundo (si fa per dire) ci sono anche le cinque settimane di vuoto createsi dopo che Acquaroli e Marsilio si erano sentiti con il titolare di Porta Pia. Era l’11 novembre scorso: un contatto molto veloce in cui Giovannini prese atto della solida convergenza di Marche e Abruzzo su Garofalo (più, a monte, l’accordo politico dei partiti) chiedendo uno spazio di tempo, ragionevolmente breve, per decidere. Cinque giovedì dopo, è arrivata la pec che ha l’effetto di un fragoroso gong su tutta la storia. 


La carambola di voci
E soprattutto chiude una carambola di voci secondo le quali la nomina di Ancona sarebbe arrivata solo in concomitanza con quella di Catania-Augusta e, addirittura, chiusura dei giochi ad anno nuovo. Non solo. A un certo punto, la scorsa settimana, il muro contro muro che si è creato per Catania aveva evocato scenari peggiori: cioè che la non-nomina di Ancona potesse essere funzionale a una eventuale soluzione di emergenza in cui Giovannini avrebbe potuto rimescolare entrambi i mazzi di carte. Il documento di ieri, per fortuna, spazza tutto anche se non chiarisce quale sia stato il fattore che ha sganciato la nomina di Garofalo. Radio-Authority parla di pressioni politiche intorno a una situazione ormai imbarazzante: oltre al presidente, ad Ancona manca un segretario dal 31 luglio e domani mattina l’ammiraglio Moretti, comandante della guardia costiera, consegnerà la direzione marittima delle Marche al successore, il capitano di vascello De Carolis, configurando un azzeramento completo della catena di comando.


La catena di comando
E, giova ripeterlo, poche comunità lavorative come un porto hanno bisogno vitale di continuità amministrativa e, soprattutto in questo caso, tecnica. Questo sì, è un delitto. Più l’aggravante di aver perso un anno con progetti in piedi per decine di milioni per il Pnrr e 40 milioni del ministero per il raddoppio di Fincantieri che scadono ad aprile. Il settimo piano di palazzo Raffaello ha fatto sapere che questa mattina, al massimo nel pomeriggio, risponderà a Roma con l’intesa formale. E l’Abruzzo farà altrettanto. Da qui la calendarizzazione della doppia audizione parlamentare del nuovo presidente in pectore con successive votazioni. Se va bene se ne riparlerà a febbraio, insieme alla questione segretario. Garofalo ha ricevuto la notizia della firma imminente ieri mattina mentre si trovava in treno tra Roma e Milano. In serata è rientrato a Messina in religioso silenzio. Anche lui, come il porto di Ancona, in fondo al tunnel ha visto una luce.

Ultimo aggiornamento: 15:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA