Forum Ambrosetti dalla Mole, gli imprenditori marchigiani: «Ora le piccole imprese giochino la loro partita»

Domenica 5 Settembre 2021 di Maria Cristina Benedetti
Forum Ambrosetti dalla Mole, gli imprenditori marchigiani: «Ora le piccole imprese giochino la loro partita»

ANCONA - Contrordine, si ripassa dal via. Il piccolo non è un disagio, bensì una peculiarità. La filiera è la linfa dell’innovazione democratica. La banca del territorio, dopo il buco nero di Fontedamo, torna a essere un bene prezioso. A voler esagerare, irrinunciabile. In questo disegno di futuro sostenibile c’è spazio per tutti: alle istituzioni toccherebbe il ruolo di facilitatori dei processi. A patto che si liberino delle zavorre: burocrazia e tempi biblici. Perché la ripresa post-Covid è una sfida globale. A partire da qui. Ancona, mondo. 

 

 
Il confronto
Si procede spediti alla Mole dove in un sabato di sole, da far intenerire persino i pessimisti, continuano i lavori del Forum Ambrosetti che, per la prima volta in 47 anni, ha un polo marchigiano. «Una vetrina prestigiosa», accoglie con un entusiasmo contagioso Marco Moreschi, direttore generale del Banco Marchigiano, generato dalla fusione della Bcc di Civitanova e Montecosaro con la Banca di Suasa. Bresciano d’origine, è il local più convinto del gruppo. Tant’è che supera in curva tutti: è già oltre quel momento di confronto sui temi dell’economia e della finanza internazionale voluto da lui nel fascinoso pentagono del Vanvitelli. È categorico: «Dobbiamo costruire un osservatorio permanente. Una volta all’anno ci si deve aprire al mondo, comprendere tendenze, necessità e criticità e ogni sei mesi le si deve declinare nel concreto». Sullo schieramento in campo ha le idee chiarissime: banche, imprenditori, associazioni di categoria, università, istituzioni. «In ballo c’è la sfida dei fondi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. A chi andranno? Vanno finalizzati, non possiamo correre il rischio che si amplifichi ancora il differenziale tra i fortissimi e i deboli, che si indeboliscono ancora di più». No. Fissa tre punti cardine. Il primo è ancora un dubbio: come faranno le Marche ad acquisire sempre maggiore visibilità? Gli altri due sono certezze: «La ripartenza, il sole sorto c’è. Qui il 93% sono piccole e medie imprese». Il dg va nel concreto: «Ci vuole qualcuno, moltiplicatori di processi, che innovi per conto delle realtà minori. La fase storica è cruciale: sosteniamole». Morale: «Dobbiamo giocarci la nostra partita». Il che si converte nel concetto che segue: guai a scimmiottare i grandi, a standardizzarsi. Arriva alle radici Mauro Barchiesi, presidente della Confapi Ancona: «Trovare la strada per essere competitivi rispettando il territorio e la propria storia». Il rettore della Politecnica Gianluca Gregori, invece, rilancia: «Non si deve solo mantenere, ma anche attrarre. E come facciamo, se non abbiamo un aeroporto che funziona?». Quel che teme, il prof, è la mancanza di metodo e la perdita di vista della misurazione. Scientifico. 


Le Rose 
Se la prima giornata su un ramo del lago di Como ha fotografato il mondo, la seconda dà l’istantanea delle Marche. Provare per credere. È sufficiente avvicinarsi al bancone del bar che s’allunga nell’atrio che anticipa di un piano l’auditorium della Mole e assaggiare le Rose delle dolomiti Loacker. Sono lì a disposizione degli ospiti del forum e soprattutto a suggellare il patto stretto tra l’azienda altoatesina, leader mondiale nel mercato del wafer, e le Marche. L’obiettivo: sperimentare la coltivazione del nocciolo con un progetto di filiera che coinvolge agricoltori locali, tra le colline di Urbisaglia. Nel canalone del Lazzaretto il business director Sven Rossi sorride compiaciuto alle telecamere. «Qui c’è voglia di fare. Siete la prima regione per tessuto economico fatto soprattutto di medie e piccole imprese, avete un potenziale enorme per rilanciarvi, ma per farlo dovete fare sistema, trovare lo spirito giusto per connettervi con il mondo economico. Non solo in Italia». Affare fatto. 


Le produzioni 
Riordina i fattori Danilo Falappa. Il direttore generale dell’anconetana Innoliving, che ha anticipato il mercato lanciando il test salivare 2019-nCov, dall’alto della sua esperienza d’innovazione ricorda: «Non c’è una ricetta che vale per tutti. La Cina si è allontana molto. Ecco, è il momento di riportare le produzioni a casa. Non è più conveniente il contrario». Un richiamo forte, il suo, in chiave marchigiana. «Il lavoro deve costare meno, qui». Non sfiora il portafogli dei lavoratori. «Devono pesare meno burocrazia e fisco». Stefano Parcaroli, ad di Med Systems, che offre soluzioni per la trasformazione digitale di medie e grandi imprese, esalta quel teorema dell’appartenenza: «Le Marche sono la casa e la crescita dev’essere finalizzata alla sola competenza». Guarda la linea dell’orizzonte Andrea Morandi. Il ceo del Gruppo dorico, specializzato in spedizioni, trasporti, logistica, terminal portuali, servizi navali e turistici, stimola la riflessione: «Non è possibile pensare a una crescita economica della regione senza potenziare l’infrastruttura portuale accanto a quella dell’aeroporto e dell’interporto». Indica l’urgenza: «Bisognerebbe fare un salto, è essenziale per essere competitivi. A volte si riconosce il problema - stare al passo con l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e la dimensione aziendale - ma di fatto non si riesce a convertire la teoria nei fatti». Si ripassa dal via, dalla lezione di Moreschi: sistemi a rete, filiere, incentivi fiscali, progetti d’innovazione per aiutare i piccoli. Da Cernobbio ad Ancona, per ripartire.


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