Forbes smaschera il ristoratore ribelle pesarese Carriera: «Mai selezionato in una lista dei migliori giovani imprenditori»

Sabato 30 Gennaio 2021 di Gianluca Murgia
Il ristoratore pesarese Umberto Carriera

PESARO - «Umberto Carriera ha fornito alle testate giornalistiche locali un documento inventato su carta intestata, Forbes Italia, artefatta. Non è mai esistita una pre-lista dei 150 imprenditori under 30 e mai abbiamo preso in considerazione il ristoratore pesarese per una delle nostre classifiche». Daniel Settembre, caporedattore di Forbes Italia, non usa mezzi termini.

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«Soci ed editore - avvisa - stanno valutando di tutelarsi legalmente». Pedagogia dei social: se diventi maître à penser di un settore evidentemente allo stremo e bisognoso di soluzioni, l’attenzione nei tuoi confronti si moltiplica e i social, con la loro scatola nera perpetua, possono diventare un boomerang. 

Umberto Carriera, nato a San Severo ma cresciuto a Vallefoglia, proprietario tra Pesaro e Fano di 5 ristoranti e un chiosco, neosimbolo dell’aperturismo dei ristoratori italiani contro il “proibizionismo” dei Dpcm, è un ragazzo di 31 anni che appare in costante competizione con il proprio cognome, alle prese con un salto in alto continuo, lavorativo quanto mediatico. Chiariamo: qui non si discute l’iniziativa “IoApro” di cui è il primo fautore e non si contestano gli appoggi politici ricevuti da Sgarbi prima e Salvini poi, la sua creazione del “Movimento liberale italiano”, le sanzioni e le chiusure forzose collezionate per le cene proibite e la marea di querele fatte recapitare a chi lo ha tirato in ballo sui social. Su tutto questo, ciascuno, si può fare ampiamente l’idea che crede.

Qui, si parte dallo scorso 27 ottobre, quando la pagina Facebook satirica “Ma sta zitto Pdm” (19.135 follower) ha postato uno screenshot del caporedattore di Forbes Italia: «Carriera non è stato inserito in nessuna delle nostre liste né pubblicazioni». A questo, ora, si aggiunge un nuovo tassello: una raccomandata «artefatta», con cui 2 anni fa tutte le testate giornalistiche locali, Tgr Rai Marche compresa, vennero di fatto «ingannate». Era datata 3 gennaio 2019 e, su carta intestata Forbes a firma dello strategies editor della rivista, si leggeva testuale de «l’avvenuto inserimento nella pre-lista dei centocinquanta imprenditori under 30 del 2019…», con tanto di convocazione e richiesta conferma. A supporto, Carriera fornì una mail spedita, a suo dire, sempre da Forbes l’11 gennaio 2019. «Anche quella non è vera» rimarca oggi Daniel Settembre, caporedattore di Forbes.

«Fake abilmente costruito»
Insomma, secondo Forbes si tratta di un fake abilmente costruito. «Mi contattò lui su whatsapp per dirmi che Forbes lo aveva inserito nella lista dei 150 - racconta la consigliera regionale Micaela Vitri, giornalista e autrice, due anni fa, di uno degli articoli - noi facciamo fact-checking ma per notizie di un certo peso non per una pre-lista di 150 ristoratori. Nessuno poteva immaginare che si fosse inventato tutto arrivando a produrre dei documenti falsi: un atto gravissimo». Chiariamo ancora: Carriera, a livello locale, due anni fa non era un “Who is…?”. Aveva 29 anni e, pur non essendo figlio di ristoratori, era già titolare di tre locali e aveva pure pubblicato un romanzo (per la GuaraldiLab). Esibendo quella documentazione ufficiale la storia appariva verosimile. «Colpa dei social che strumentalizzano sempre» aveva sviato, la sera della prima apertura ribelle de La Macelleria (un IoApro ante litteram), il suo quinto ristorante pesarese, lo scorso 28 ottobre, a chi gli aveva chiesto la verità su Forbes. «Sai come sono i giornali locali, cercano sempre la notizia» si è poi giustificato, incalzato da Selvaggia Lucarelli su Radio Capital.

Nessun accenno ai documenti esibiti due anni prima. «Da quando tre anni fa abbiamo aperto l’edizione italiana di Forbes - racconta Settembre - ricerchiamo i migliori under 30 d’Italia. Così abbiamo fatto a gennaio 2019. In quel periodo ricevemmo una mail spedita da Carriera: era vuota. Forse voleva solo attirare l’attenzione su di sé. Cercando chi fosse abbiamo scoperto che diceva di essere stato inserito in una nostra pre-lista. L’ho contattato al telefono, personalmente, per avere chiarimenti. Gli ho chiesto se mi potesse fornire i documenti di cui aveva parlato. Mi rispose che era fuori casa, che quando tornava ci avrebbe spedito tutto. Poi, ci girò solo lo screenshot del documento fasullo dato ai giornali locali. Così abbiamo capito. Gli ho fatto notare che c’era di mezzo un brand internazionale, di cui noi siamo licenziatari esclusivi italiani, e che ricorrere alle vie legali sarebbe stato spiacevole. Allora lui ha promesso di rimuovere tutto dai social, scusandosi con una frase del tipo: «Anche io devo lavorare». Finita qui? No. Perché nei mesi successivi sono arrivate sempre più segnalazioni sul suo conto fino a quando l’abbiamo visto in tv. Dai suoi canali social siamo stati, credo, bloccati. Resta il falso di quello che ha detto e prodotto su di noi. Soci ed editore stanno valutando azioni legali». 

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