Ferrovie, via libera all’arretramento del tratto Pesaro-Fano: variante da 34 km, costerà 1.850 milioni

Ferrovie, via libera all arretramento del tratto Pesaro-Fano: variante da 34 km, costerà 1.850 milioni
Ferrovie, via libera all’arretramento del tratto Pesaro-Fano: variante da 34 km, costerà 1.850 milioni
di Francesco Romi
4 Minuti di Lettura
Venerdì 2 Settembre 2022, 02:50 - Ultimo aggiornamento: 17:41

L’arretramento della linea ferroviaria Pesaro-Fano si farà: 34 chilometri per un investimento da 1.850 milioni, fondi disponibili nell’ultima legge di bilancio. Ci sarà un progetto di fattibilità tecnico-economico realizzato da Rfi per prolungarlo fino a Marotta. Sul bypass della linea fino a Falconara è in programma una riflessione approfondita: si tratterebbe di realizzare all’interno 30 chilometri di binari in più, rispetto al tratto Pesaro-Fano, per un costo che ad oggi è stimato in 1.900 milioni, risorse che ad oggi non ci sono. L’attuale linea non verrebbe smantellata, ma resterebbe al servizio del trasporto pubblico locale. All’interno, invece, verrebbe realizzata una nuova linea, destinata esclusivamente ai transiti di merci e treni veloci passeggeri. 

 


Il documento


In più ci sono 50 milioni per l’adeguamento delle stazioni lungo la tratta. Per le Marche ci sono altre due buone notizie che arrivano dal Mims-Ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibile. La prima riguarda la risposta a una preoccupazione collettiva, e non soltanto delle componenti ambientaliste, sulla quale il ministero ha fatto un annuncio chiaro: i progetti attuali di potenziamento e velocizzazione della linea non prevedono in alcun modo un aumento del traffico merci. L’altra riguarda il centro-sud della nostra regione: c’è l’assoluta volontà di non penalizzare la vocazione turistica dei comuni della costa, per cui la linea attuale sarà a disposizione degli spostamenti locali, mentre quella veloce – per passeggeri e merci – potrebbe essere realizzata all’interno. La struttura tecnica di missione per l’indirizzo strategico del Mims, guidata da Giuseppe Catalano, ha collaborato con Rfi per arrivare a una visione complessiva su come potenziare la ferrovia Adriatica, prevedendo anche le fasi funzionali per raggiungere gli obiettivi, in funzione delle risorse disponibili. Il nuovo documento, che ieri il ministro ha inviato a Rfi e al presidente Acquaroli (come a tutti i governatori delle Regioni interessate), modifica non di poco quella che era la proposta iniziale, grazie a una serie di integrazioni condivise. 


L’impegno


Del resto, il ministro Enrico Giovannini lo aveva anticipato il primo luglio a Pesaro: «La ferrovia Bologna-Lecce non può essere una linea dritta. Contiamo di portare ulteriori interventi al progetto, perché ci rendiamo conto dei disagi che possono nascere: li affronteremo insieme ai presidenti delle Regioni interessate». Così è stato da un anno a questa parte e negli ultimi due mesi in particolare: quello che sembrava un progetto esclusivamente centrato su Pesaro, è diventato un ampio e importante progetto sistematico che guarda a tutte le Marche, sostenuto da una visione più ampia e caratterizzato da un modus operandi che Giovannini lascia in eredità al prossimo esecutivo: prendere coscienza delle esigenze generali, confrontarsi con le comunità locali e realizzare progetti solo se sono possibili e ci sono le risorse per finanziarli. È un netto cambio di passo rispetto al passato. 


Le opzioni


I soldi per l’arretramento da Pesaro a Fano, infatti, ci sono da tempo: la variante, che doveva essere di 12 km, è diventata di 34 km. e al momento è previsto che sbuchi a 4 km dalla stazione di Marotta, riallacciandosi alla linea attuale. La rilocalizzazione della stazione di Pesaro è, ad oggi, una certezza frutto delle progettualità sviluppate da alcuni anni, quando si incominciò a parlare di modificare il tracciato esistente dopo la Galleria Cattolica: sorgerà nei pressi della Motorizzazione Civile, a 3 km di distanza da quella attuale, sarà sopraelevata e ben collegata con le infrastrutture stradali. Per Fano sono disponibili due opzioni: la prima prevede un tracciato a circa 3 km dall’attuale stazione, in prossimità dell’autostrada, per il quale bisognerà valutare l’impatto sul traffico che ruota intorno al casello dell’A14 e le possibili interferenze con strutture industriali e con il Fanocenter. La seconda interessa l’area poco a sud rispetto a Rosciano, a circa 5 km dall’attuale stazione. Toccherà all’amministrazione comunale dare un’indicazione definitiva perché si possa passare velocemente dalla carta, alla progettazione e all’apertura dei cantieri: perché diventa questa la nuova priorità. 
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA