Fano-Gosseto, l'incompiuta: le bugie dei presidenti Anas mentre in Toscana e al Nord le strade andavano avanti

Martedì 11 Agosto 2020 di Andrea Taffi

A rileggere le parole di 20 anni di Fano-Grosseto non sembra proprio che non ci fosse la volontà politica di portare a termine l’opera. Le parole dei presidenti Anas, per esempio, dicono cose diverse rispetto a quanto testimoniato dai politici locali. Prendiamo Vincenzo Pozzi, presidente Anas tra il 2001 e il 2006. Nel 2002 (governo Berlusconi II, Lunardi ministro delle Infrastrutture, Baldassarri viceministro all’Economia e D’Ambrosio governatore a metà del secondo mandato) Pozzi dichiara urbi et orbi: «Vogliamo realizzare quest’opera nel più breve tempo possibile». E poi l’anno dopo quando si apre il primo diaframma alla Guinza, Pozzi dice addirittura che la galleria sarà «un’opera d’arte, una delle gallerie più tecnologicamente avanzate d’Italia». 

 
Il piano triennale 2002-2004
Secondo il piano triennale 2002-2004 la Grosseto-Fano è nella short list del top d’Italia con la Salerno-Reggio Calabria, l’Asti-Cuneo, la Statale Jonica, il Corridoio Tirrenico, il G.R.A. di Roma, il nodo di Mestre. Se si vuol capire chi ha soffiato i soldi alle Marche basta guardare in quella lista buona parte delle quali sono ultimate. Piemonte, Veneto, Campania e Calabria. Logico che l’An Baldassarri in quegli anni non spinga una strada della provincia rossa pesarese ma che pensi a qualcosa di diverso. E tutti sanno come è andata con la Quadrilatero. 

Ma l’impegno (a parole) resta
Per l’Anas comunque va sempre tutto bene: l’opera resta nel piano quinquennale 2007-2011. Nel marzo 2008 (siamo agli sgoccioli del Prodi II: Di Pietro alle Infrastrutture, Colonnella sottosegretario agli Affari Regionali, governatore Spacca al primo mandato) il CdA Anas approva il progetto definitivo del tratto Mercatello sul Metauro–S. Stefano di Gaifa. Costi: 1,6 miliardi di euro per 33 chilometri. Si può fare con il project financing e nel caso «non si dovessero realizzare i presupposti per un coofinanziamento dell’opera con risorse pubbliche e private - dice il Cda - il finanziamento dell’intervento verrà realizzato con i fondi Cipe». È l’Anas di Pietro Ciucci, anche per lui nessun problema: «la Grosseto-Fano - commenta a maggio - costituisce un’opera strategica di fondamentale importanza per il sistema viabile del nostro Paese. Siamo impegnati con il massimo delle nostre capacità nella prosecuzione dei lavori di ammodernamento». Interessante recuperare dalle parole di Ciucci che «in particolare, in Toscana, su 170 km abbiamo già ammodernato e aperto al traffico il 55% del nuovo tracciato, pari a circa 90 km». 

Nelle Marche tutto bloccato
Nelle Marche invece è tutto bloccato. Altro che Toscana. A dicembre dello stesso anno (siamo al Berlusconi IV, Matteoli alle Infrastrutture, sempre Spacca governatore) il tratto Arezzo-Fano, viene inserito nel Masterplan delle infrastrutture strategiche e di preminente interesse nazionale. Sempre project financing e nella stessa lista c’è sempre il passante di Mestre. I project saltano tutti, nonostante qualcuno all’uscio delle Marche si presenti. Allora mentre Quadrilatero vede la luce (altro terminale dei pochi soldi rimasti, ormai impazza la spending review), si decide di fare il copia-e-incolla. Nasce Centralia, è il 2014. C’è Renzi al governo, Delrio fresco fresco alle Infrastrutture, Spacca a fine corsa a Palazzo Raffaello. Parla il viceministro dei Trasporti, il socialista Riccardo Nencini: «Promessa mantenuta. Era una priorità - ha dichiarato il viceministro socialista delle Infrastrutture e dei Trasporti- e l`abbiamo portata a termine. Con questa firma, iniziano i lavori della Fano-Grosseto, abbiamo fatto un buon lavoro e non abbiamo perso tempo». E c’è sempre Ciucci: «La Grosseto-Fano è un’infrastruttura strategica di interesse nazionale, Anas l’ha già ultimata per metà del suo itinerario». Peccato che sia dalla parte toscana. Nel 2015 entra alla presidenza Gianni Vittorio Armani (Ceriscioli governatore). La Fano-Grosseto è - naturalmente - nel piano quadriennale 2016-2020 con 1,4 miliardi di euro sopra. A Mercatello sul Metauro dei 250 operai che lavoravano 15 anni fa non c’è più traccia, il Passante di Mestre è terminato da un pezzo. La Fano-Grosseto è ancora il regno del nulla.
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