Ricostruzione dopo il terremoto: guerra e super rincari possono bloccare lavori per cinque miliardi. Il Superbonus vale 523 milioni

Ma la metà dei cantieri potrebbe non essere portato a termine per le tante difficoltà delle ditte

Ricostruzione dopo il terremoto: guerra e super rincari possono bloccare lavori per cinque miliardi. Il Superbonus vale 523 milioni
Ricostruzione dopo il terremoto: guerra e super rincari possono bloccare lavori per cinque miliardi. Il Superbonus vale 523 milioni
di Martina Marinangeli
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Venerdì 25 Marzo 2022, 02:10 - Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 08:21

ANCONA - Un settore in ginocchio, travolto dalla tempesta perfetta. Mancano i materiali per l’edilizia. Oppure si trovano a prezzi proibitivi. I cantieri si fermano. Le imprese chiedono una proroga o una sospensione dei lavori altrimenti il comparto delle costruzioni rischia il collasso, dovendo lavorare in perdita. Ma al momento, il governo non ha previsto questa misura. Le imprese marchigiane del mattone attive alla fine di febbraio erano 19.346, in calo di 342 unità rispetto alle 19.688 del 2020. Meno imprese ma con occupati in crescita, secondo l’Istat, passati da 29.856 a 31.232 (+1.376). Nel 2021 anche la produzione aveva registrato un importante aumento del 32,6% e gli investimenti avevano fatto segnare un +22,4%. 

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I rischi
Ora la crescita rischia di fermarsi e, secondo una stima dell’Ance, circa il 50% dei cantieri regionali si sarebbero nel frattempo bloccati. «Già nel 2021 - osservano i presidenti di Anaepa Confartigianato Enrico Mancini e Cna Costruzioni Marco Rossi - c’erano stati aumenti tra il 30 e il 50% dei materiali da costruzione. Nei primi tre mesi di quest’anno, c’è stato un ulteriore rincaro medio del 40%. Senza contare le difficoltà nel reperire elementi come ferro e acciaio. In un anno l’acciaio per cemento armato è aumentato del 76%, il legno lamellare del 73%, I tubi in Pvc sono aumentati del 51% solo negli ultimi tre mesi. Senza un immediato adeguamento del prezzario regionale per tutte le stazioni appaltanti si bloccano i cantieri e chiudono le imprese». 


I rincari
L’aumento dei prezzi dei materiali, i costi energetici fuori controllo e l’instabilità generata dalla guerra in Ucraina rischiano di ripercuotersi pesantemente su quello che avrebbe dovuto rappresentare il traino della ripresa economica marchigiana, il superbonus 110%. «Chi ha già concluso i contratti – osservano le associazioni di categoria – si trova di fronte a seri problemi di approvvigionamento e di mantenimento dei margini. Ma anche chi deve avviare i lavori non se la passa bene: potrà prevedere prezzi più alti ma dovrà comunque fare i conti con i prezzari regionali o con quello del Genio Civile, che non stanno tenendo il passo degli aumenti dei materiali, mettendo fuori gioco imprese e committenti». Nelle Marche, al 1 marzo, erano stati presentati e asseverati 2.728 progetti per il superbonus 110%, per complessivi 523,3 milioni di euro ammessi a detrazione. I lavori riguardano 1.158 edifici unifamiliari, 915 edifici funzionalmente indipendenti e 655 condomini. Un volano per l’edilizia e l’economia marchigiana, che ora rischia di bloccarsi. 


Le iniziative
Scenario drammatico contro il quale il settore si sta battendo, mettendo in campo anche iniziative drastiche come il blocco dei cantieri. «La nostra azione – sottolinea Stefano Violoni, presidente Ance Marche – si è fatta subito strada a livello nazionale e anche altre regioni ci hanno seguito. Stiamo discutendo sulle ulteriori iniziative da mettere in atto, anche perché il governo non ha inserito nel decreto quanto promesso, ovvero la sospensione dei cantieri per la difficoltà nel reperimento dei materiali, con possibilità di proroga nell’esecuzione dei lavori». Un effetto valanga che sta bloccando anche i cantieri della ricostruzione. «Entro fine mese – fanno sapere Ndricim Popa presidente Cna Costruzioni Macerata e Giuliano Fratoni vicepresidente Anaepa Cgia - il commissario per la ricostruzione Giovanni Legnini si è impegnato a rivedere al rialzo il prezzario dei lavori. Ci auguriamo che sia così perché le risorse ci sono (6 miliardi per la ricostruzione privata e 4 per le opere pubbliche). Solo nelle Marche ci sono 12.174 domande presentate per 4,3 miliardi con 7.486 cantieri aperti di cui 3.476 in corso d’opera. Sono quelli che, senza un adeguamento del prezzario, rischiano di fermarsi». 
A fare moral suasion sulla struttura commissariale, affinché i primi accenni di ricostruzione non si blocchino, sta pensando anche la Regione, con l’assessore competente Guido Castelli che pone l’accento su un problema aggiuntivo legato alla ricostruzione pubblica: «Con ordinanza 109 del 2021 è stato approvato l’ultimo piano delle opere pubbliche del sisma, che stiamo per aggiornare. Ci siamo resi conto che le somme appostate in quell’ordinanza, come riferimento per ciascuna opera pubblica da finanziare, in molti casi sono insufficienti, non solo per l’aumento dei prezzi, ma anche perché erano state sottostimate già allora (primissime stime del 2017, ndr)». Tradotto in numeri, «le opere inserite nell’ordinanza 109 avevano un valore pari a poco meno di un miliardo. Il problema della sottostima riguarda opere per circa 500 milioni e, secondo l’Ufficio speciale per la ricostruzione, per completarle, servono almeno 140 milioni in più». Una matrioska di problemi che rischiano di trasformare il new deal del mattone in un cumulo di macerie.


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