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Hackett lascia la Russia, anzi ci pensa ancora. Il post criptico poi rimosso: «Nessuno ci dice la verità». La famiglia è già a Pesaro

Daniel Hackett
Daniel Hackett
di Gianluca Murgia
4 Minuti di Lettura
Martedì 1 Marzo 2022, 02:25 - Ultimo aggiornamento: 2 Marzo, 10:26

PESARO - La notizia l’ha data il MundoDeportivo: «Continua la sangría en un Cska de Moscú». Dove sangría, questa volta, sta per emorragia di giocatori. Quelli che hanno deciso di lasciare il club di basket moscovita per tornare nei loro paesi d’origine. L’ultimo nome in ordine di tempo, per il quotidiano catalano, è quello di Daniel Hackett, 34 anni, play-guardia pesarese con cittadinanza statunitense (madre italiana e padre, ex cestista anni ‘70 e ‘80, americano). Secondo fonti vicine al giocatore, invece, sarebbe tuttora a Mosca e starebbe «ancora riflettendo sulla sua possibile partenza». 

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Daniel Hackett gioca e vive nella capitale russa dal 2018 e, secondo alcune interpretazioni, non ha digerito la netta contrarietà del sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, su un possibile trasloco del Cska alla Vitrifrigo Arena per disputare, in campo neutro, le partite casalinghe di Eurolega. «È il momento meno opportuno, quindi assolutamente no» aveva dichiarato Ricci, al Corriere Adriatico, sabato. Parole superate di slancio dagli eventi, con la sospensione di Cska, Zenit e Unics in Euroleague (più Lokomotiv Kuban in Eurocup) decisa ieri pomeriggio dal board della competizione. Resta però la reazione di Hackett alle parole di Ricci, tramite Instagram, con post e storie poi rimosse ma cristallizzate, come sempre accade, da un Web formato Var. Concetti da orbita social, senza mittenti precisi («La verità nessuno ce l’ha detta mai»), e per questo pieni di interpretazione che solo Hackett stesso potrà, se vuole, un giorno spiegare. Parole a cui si sono aggiunti anche copia-incolla di frasi di Danzel Washington contro media e generazione di fake news. Poi, da parte sua, solo silenzio.

Il palas e il messaggio al sindaco Ricci?

Daniel Hackett, cresciuto a pane e basket nel quartiere Pantano, è pesaresissimo dentro e fuori. Non è immagine senza sostanza. Plausibile che, a distanza, con ottiche diverse di chi vive in paesi diversi e fa lavori diversi, quelle parole di Ricci non siano piaciute. Forse si attendeva una reazione più morbida, una mano tesa, visto che nella squadra moscovita gioca un figlio di Pesaro. La sintesi migliore sulla situazione, probabilmente, l’ha fornita ieri Jordi Bertomeu, Ceo di Euroleague Basketball: «Lo sport non è politica ma non possiamo rimanere passivi né stiamo incolpando i club russi, la loro dirigenza o la squadra». Stop. Anche se non va dimenticato che, storicamente, la dirigenza del Cska è legata al governo russo. Intanto, ora, è in atto un esodo di massa dei giocatori del Cska, anticipato qualche giorno fa dal georgiano Toko Shengeli (che per la dipartita ha fornito una giustificazione scolastica quanto giusta: motivi di famiglia) e seguito, dopo la notizia della sospensione europea, da altri sei componenti tra cui, forse, Hackett. La sua famiglia - la moglie Elisa e i figli Victoria e Liam - hanno già raggiunto Pesaro sabato. «Ci manca il pezzo più grande speriamo di riabbracciarci presto» ha scritto la moglie postando una foto dall’aereo. E così potrebbe accadere ma tempi e modi, visti gli spazi aerei chiusi, sono da vedere.

C’è già chi lo sogna di nuovo nella VL
Intanto sui social, con delicatezza rivedibile, c’è già chi fantastica su un suo possibile ritorno, da qui a fine campionato, in canotta Vuelle (dove peraltro ritroverebbe coach Banchi): un’operazione da catalogare, almeno che Hackett non giochi gratis o quasi, come sogno. Anche perché il Cska, ieri, ha chiarito che pur comprendendo i motivi delle partenze, «trattandosi di violazione del contratto, questo sarà ridiscusso nel momento opportuno». Il congelamento dello sport russo dal panorama europeo e mondiale è una misura punitiva sicuramente più leggera (se rapportata al contesto) ma istantanea e subito percepibile, come i tagli di Lucio Fontana su una tela. L’arte della (non) guerra è anche questa e si traduce in un stand-by indeterminato con palcoscenici sportivi vuoti per gli spettatori russi. In attesa del panem (i risultati delle sanzioni economico-bancarie) è il momento del circenses.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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