Marche, la crisi delle imprese. I giovani imprenditori: «Ma quali bamboccioni, con la nostra visione le aziende sono rinate»

Domenica 3 Ottobre 2021 di Martina Marinangeli
Le aziende marchigiane soffrono il passaggio generazionale? I giovani imprenditori dicono no

ANCONA - Altro che “bamboccioni” incapaci di raccogliere il testimone di genitori illuminati. Se in alcuni casi, le grandi aziende hanno sofferto il passaggio generazionale, entrando in crisi in questa delicata fase, in molti altri i figli hanno dato nuova linfa vitale all’impresa, facendola crescere o salvandola dal baratro. E spesso, questo si è tradotto in uno scontro per la leadership.

 

È il caso della Fiorini Packaging spa, dove la successione ha provocato frizioni tra padre e figli non ancora sanate, come racconta Giovanni Fiorini, diventato presidente del cda ed amministratore delegato dal dicembre 2014. «Mio padre mi ha accusato di volergli sfilare la poltrona - ricorda quegli anni complicati – ma ho fatto quello che serviva, iniziando a ristrutturare l’impresa: ho cambiato quasi tutto il management nel giro di 7 mesi e lo scorso anno abbiamo fatto il record di utile nella storia dell’azienda. Non abbiamo solo invertito la rotta, abbiamo cambiato modo di approcciarci sul mercato». Secondo Fiorini, «il passaggio generazionale, nelle Marche in particolare, non viene preparato dagli imprenditori di prima o seconda generazione. E quando è stato il momento di reagire alla crisi del 2008, non hanno avuto la forza ed il coraggio di farlo perché, nella loro mentalità, significava smantellare quello che avevano fatto negli ultimi 15-20 anni. La visione delle nuove generazioni è molto più aperta ed espansiva». 


Storie diverse
Ed è “sul pezzo”, perché figlia di questi tempi: «è in atto un cambiamento epocale degli strumenti con cui si fa impresa ed i giovani hanno preparazione sopra la media e visione globale – osserva Gabriele Virgili, presidente Cantieri delle Marche che ha iniziato a farsi le ossa nell’azienda di famiglia Vis Industrie Alimentari –. Sono entrato all’età di 21 anni: a casa nostra si è sempre parlato di azienda, sviluppo, investimenti, ed ero affascinato. Lo sono tutt’ora. Andavo in ufficio anche la domenica perché volevo imparare. Ho fatto la gavetta, poi mio padre ha iniziato a farmi camminare da solo. La sua presenza non è mai stata opprimente». Successione “anomala” quella dell’azienda Autolinee Crognaletti, che ha vissuto un salto generazionale.

A raccontarlo è l’attuale ad Daniele Crognaletti che, a 37 anni, è anche presidente Giovani imprenditori Confindustria Territoriale di Ancona: «mio fratello ed io siamo la quinta generazione, ma abbiamo un papà medico che non si occupa delle aziende e suo fratello, che avrebbe dovuto passarci il testimone, è scomparso giovanissimo. Quindi c’è stato un buco temporale di quasi 20 anni, nel quale si sono intervallati amministratori. Abbiamo dovuto formarci da soli». Un’esperienza da cui ha tratto due insegnamenti per le nuove generazioni: «contribuire all’innovazione tecnologica ed imparare a fare squadra. Stare in associazioni come Confindustria e, intorno ad esse, creare un gruppo che si confronti e sviluppi anche progetti. Magari si gioca una partita di padel e poi si parla di lavoro».

Emiliano Baldi, ad di Baldi srl, dà invece un consiglio alle generazioni che si apprestano a cedere il passo: «non mettere bocca ed estraniarsi dalle attività dell’impresa, altrimenti i figli non possono crescere». Dal 2016, suo padre è uscito dall’azienda, ma «c’è stato un periodo di interregno particolarmente teso, che aveva reso impossibile la convivenza». Il battesimo di fuoco Emiliano ce l’ha già a 22 anni quando, nel 1992, ricopre incarichi intermittenti durante un periodo di grave crisi. Poi, nel 2001, entra ufficialmente in azienda: «mi sono occupato dell’informatizzazione e ho toccato tutte le leve che facevano funzionare l’impresa, organizzando i processi. Da una parte, cresceva la fiducia di mio padre nei mie confronti, ma dall’altra crescevano anche i problemi: un padre come il mio, che si è formato da solo, insegna con l’esempio e tende a creare una sorta di clone. Se il figlio non ricalca quelle orme, è un problema, e quindi è iniziato uno scontro di personalità». 


Le scelte
Ma il passaggio, secondo Baldi, «è anche dell’azienda stessa, che gemma sotto una diversa forma. Abbiamo 56 anni di storia e l’azienda ha dovuto trasformarsi perché cambia il contesto». «Prima le difficoltà erano altre: ci vogliono i giovani perché sono i figli di questo tempo – amplia il concetto Sergio Bravetti, presidente Meccanotecnica Centro, entrato in azienda a 26 anni, appena laureato, ed alla sua guida da circa 10 anni –. Prima di arrivare a dirigerla, c’è stato tutto un percorso interno che mi ha permesso di passare da un reparto all’altro. Il passaggio è stato gestito bene. Le vecchie generazioni, arrivate ad un certo punto, non hanno più quella flessibilità mentale per saper cogliere le possibilità dei tempi».

Ultimo aggiornamento: 16:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA