Crac Banca Marche, Cucculelli: «La retrocessione al Sud non è una partita conclusa»

«La retrocessione al Sud non è una partita conclusa»
​«La retrocessione al Sud non è una partita conclusa»
di Martina Marinangeli
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Mercoledì 25 Gennaio 2023, 03:30

ANCONA- Marco Cucculelli, professore di Economia finanziaria all’Università Politecnica delle Marche: dopo il crac di Banca Marche (il Consiglio dei Ministri ha approvato la risoluzione dell’istituto di credito nel 2015) la regione è scivolata verso il sud del Paese, passando dal gruppo di quelle più sviluppate a regione in transizione. Quanto ha pesato la vicenda dell’istituto su questa retrocessione? 
«Dopo la fase di forte contrazione che è seguita alle crisi del 2008-09 e 2012-13, a partire dal 2015 il numero delle imprese attive in Italia è rimasto pressoché invariato fino al 2021. Nelle Marche, invece, le imprese attive si sono ridotte di circa il 6%. Certamente l’uscita dalla scena economica regionale di un primario player finanziario ha penalizzato il sistema locale delle imprese, legato al sistema bancario per tradizione e struttura organizzativa. E c’è anche altro».

 
Ovvero?
«Nello stesso periodo, si sono avute altre situazioni negative specifiche alla regione - ad esempio il terremoto - che hanno inciso pesantemente sul clima congiunturale, accentuando l’incertezza e rallentando il percorso di recupero dell’area». 

Questa deriva verso il Mezzogiorno è irreversibile? Se sì, perché?
«Sulla retrocessione credo che la partita sia ancora aperta, anche se le condizioni nelle quali operano le imprese sono spesso molto difficili. Restano come elementi positivi la vivacità del fattore imprenditoriale e l’emergere di cluster produttivi molto promettenti, che potrebbero aprire nuove traiettorie di sviluppo per l’industria regionale».

Perdere la banca del territorio ha influito sulla difficoltà di accesso al credito che lamentano le imprese marchigiane?
«Certamente sì. La quantità di credito erogato al sistema si è ridotta per l’effetto combinato dell’uscita di Banca Marche e della contemporanea ricomposizione dei portafogli di investimento sul territorio delle banche rimaste sul territorio, preesistenti alla crisi o presenti per operazioni di consolidamento». 

Una tempesta perfetta.
«Peraltro, la stretta si è associata al progressivo e generalizzato irrigidimento delle condizioni di erogazione del credito, che ha interessato negli anni scorsi l’intero sistema produttivo nazionale e che certamente condizionerà in maniera stringente l’operare delle imprese nei prossimi anni». 

I problemi di Banca Marche hanno avuto un effetto domino anche sull’edilizia, con i fallimenti di gruppi di costruttori che ricevevano finanziamenti dall’istituto: quanto ha inciso questo fattore sulla nostra economia?
«L’edilizia è un settore trainante dell’economia e molto importante nella regione. L’impatto selettivo su questo settore può sicuramente aver contribuito ad accrescere gli effetti negativi della riduzione di offerta di credito». 

Quali sono i settori imprenditoriali che hanno più risentito del crac?
«In generale i settori a più basso grado di capitalizzazione, quali i settori tradizionali o commerciali, che possono beneficiare di una leva più alta, anche per il finanziamento del circolante. A queste si aggiungono le imprese di minore dimensione e quelle a più debole posizionamento sul mercato, per le quali la generazione di risorse interne per la crescita e gli investimenti può risultare più debole».

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