Estate in libertà, a ottobre boom di contagi Covid e ora l’inversione. Il caso Inghilterra? «Vanno meglio con le terze dosi»

Martedì 16 Novembre 2021 di Martina Marinangeli
Estate in libertà, a ottobre boom di contagi e ora l inversione: il caso Inghilterra? «Vanno meglio con le terze dosi»

ANCONA - Dopo un’impennata vertiginosa durata per settimane, negli ultimi giorni ha registrato un calo dei nuovi contagi, in controtendenza con gli altri Paesi europei alle prese con la quarta ondata. È il “caso Inghilterra”, che torna a far discutere.

 

 

L’approccio d’Oltremanica al Covid è sempre stato molto diverso rispetto a quello del continente: dall’iniziale strategia dell’immunità di gregge “naturale”, lasciando correre il virus – mollata a stretto giro di posta – alla vaccinazione a tappeto (per la gran parte con Astrazeneca) con la prima dose allungando i tempi del richiamo, passando per l’eliminazione di tutte le misure anti-Covid (mascherine, distanziamento, coefficiente di riempimento dei luoghi chiusi) e la decisione di lasciare le porte aperte alla circolazione del virus tra gli under 30. 


I dubbi degli scienziati
Tutti provvedimenti che hanno fatto alzare più di un sopracciglio agli scienziati, ma ora che la curva inglese scende ci si chiede: come è possibile? E soprattutto: è un modello da replicare? Al secondo quesito, la risposta degli esperti marchigiani è un coro unanime di no. «Stanno registrando un’iniziale diminuzione di casi, ma viaggiano ancora su numeri alti – precisa il professor Marcello Tavio, presidente degli infettivologi italiani e primario della divisione di Malattie infettive all’ospedale di Torrette –: l’11 novembre erano ancora a 40mila casi al giorno. Non mi pare che in questo momento abbiano lezioni da dare al resto del mondo. Non è un esempio da seguire: per una volta, noi italiani siamo nel gruppo dei migliori, sia nei risultati che come modello». 


L’anticipo delle terze dosi
Ma allora cos’ha permesso di piegare una curva che sembrava sfuggita di mano? «Sono in anticipo rispetto a noi sulla vaccinazione con la terza dose e pare che abbia dato buoni frutti», osserva il professore, aggiungendo però che «una cosa è certa: non va replicato quanto fatto dall’Inghilterra nella completa normalizzazione dei comportamenti, abbandonando ogni precauzione in termini di distanziamento e mascherina». Sulla stessa lunghezza d’onda l’analisi del professor Stefano Menzo, direttore del laboratorio di Virologia degli Ospedali riuniti di Torrette e docente di Microbiologia alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche che, riferendosi alla gestione Johnson parla di «dilettantismo alla ribalta. Vogliamo circa 200 morti al giorno? Perché questo è il bilancio del tira e molla sulle misure anti-Covid portato avanti dall’Inghilterra. Il calo può essere dovuto al fatto che si sta instaurando una miglior immunità di gregge grazie alla diffusione delle nuove infezioni, oltre all’aver implementato la vaccinazione – anche per la terza dose –, che finora era stata più scarsa rispetto a noi». 


I due lati
Un doppio contributo, insomma. Lasciar circolare il virus, però, anche se tra under 30 – che rischiano meno un impatto clinico grave – non è la soluzione: «i giovani non vivono in un compartimento stagno, separati dagli altri: far prendere l’infezione ai giovani, la fa prendere anche agli anziani. Discorsi di puro buon senso, questi, che lasciano il tempo che trovano presso alcuni amministratori: speriamo che i nostri siano più oculati». Rincara la dose il professor Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano, secondo cui «hanno seguito una strategia un po’ schizofrenica per la quale è difficile fare un’analisi coerente. Sono partiti molto presto con le vaccinazioni, ma facendo solo le prime dosi: questo per un po’ ha dato un vantaggio, ma poi sono dovuti correre ai ripari immediatamente. Prima dell’estate hanno liberalizzato tutto, ora ci stanno ripensando. Oggi tutti si sorprendono per questo calo di contagi, ma fin dall’inizio hanno alternato risultati positivi a quelli negativi: ciò che hanno fatto è stato tutto un azzardo. E hanno pagato anche un prezzo molto alto, arrivando ad oltre 50mila infezioni al giorno nelle scorse settimane. Johnson è stato spregiudicato nelle riaperture».

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