Acquaroli e l'ordinanza: didattica a distanza al 50% alle superiori. Ma la stretta sulla scuola non basta, ecco le altre 7 cose da fare subito

Giovedì 22 Ottobre 2020 di Lorenzo Sconocchini e Andrea Taffi

L’indiscrezione filtra in prima serata. Il governatore delle Marche Francesco Acquaroli nella giornata di oggi dovrebbe firmare un decreto con la quale disporrà per le classi terze, quarte e quinte delle scuole superiori didattica a distanza per il 50% delle ore di lezione. Questo, in sintesi, il provvedimento che chiamerebbe in causa le istituzioni scolastiche per stabilire le modalità più adeguate per l’attuazione. Ma ci sono altre 7 scelte inevitabili, da fare subito. Ecco quali.

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Il decreto del governatore seguirebbe la ratio scelta da Palazzo Chigi sin da domenica scorsa: cercare di lavorare sulle scuole superiori per provare a decongestionare il trasporto pubblico e disinnescare uno dei possibili veicoli del contagio giovanile che poi arriva nel cuore delle famiglie. Conte aveva indicato la direzione dello spostamento degli ingressi, a partire dalle 9, dilazionato nel corso della mattina con possibilità di allungarsi nel pomeriggio. La possibilità è già al vaglio dei dirigenti scolastici che stanno cercando l’incastro giusto. Ma non è semplice per ragioni di personale e di orari. Anzi, è proprio difficilissimo. Dunque Acquaroli ha rotto gli indugi e ha risolto il problema alla radice. Un provvedimento giusto ma che secondo noi non è sufficiente. Le progressioni numeriche di contagi, ricoveri e terapie intensive dicono che lo scenario a cui vanno incontro le Marche è quello dello tsunami sanitario e sociale vissuto a marzo e ad aprile. Per quanto ci riguarda è più che sufficiente: da oggi il Corriere Adriatico prende una strada necessaria per chiedere al governatore Acquaroli di andare molto più avanti. Ci prendiamo un rischio enorme, ne siamo responsabilmente consapevoli. Ma ce lo impone il nostro ruolo di giornale di riferimento della Regione da 160 anni. E qui oltre alla salute dei marchigiani sono in gioco anche il tessuto economico e quello sociale: un altro lockdown sarebbe disastroso. Adesso bisogna fare così e bisogna farlo subito. Coraggio, governatore. Il tempo delle riunioni (e delle chiacchiere) è scaduto.

1) IL TRASPORTO PUBBLICO

Cosa prevede il decreto Il dpcm prevede che i mezzi del trasporto pubblico (bus e treni regionali) possano tollerare una capienza dell’80%.

Treni regionali e bus: la capienza scenda al 50% 

È uno dei grandi incubatori involontari di contagio: il trasporto pubblico locale con bus e treni regionali affollati non può andare avanti così, è evidente. Compatibilmente con la didattica a distanza (per la scuola) e l’innalzamento dello smartworking (per la pubblica amministrazione) la capienza dei mezzi deve scendere al 50%. Con steward ove possibile. 

2) LO SPORT

Cosa prevede il decreto Sono consentiti gli allenamenti individuali e training con i compagni di squadra evitando però qualsiasi tipo di contatto. 

Niente attività per chi non può garantire “bolle”  

Se davvero «siamo in guerra», per ripetere le parole usate ieri dall’assessore regionale alla Sanità Saltamartini, meglio limitare l’attività sportiva alle società che riescono a garantire, grazie a investimenti e strutture, che l’attività si svolga in una bolla anti-contagio: tamponi ricorrenti agli atleti, sanificazione continua di ambienti e materiali, controlli agli ingressi. Per tutti gli altri, verranno tempi migliori.

3) IL WELLNESS

Cosa prevede il decreto Il presidente Conte ha confermato il disco verde ai centri fitness e servizi alla persona (barbieri, centri estetici e parrucchieri).


Palestre, piscine e parrucchieri l’attività prosegua

Wellness e servizi alla persona (parrucchieri, barbieri e centri estetici) sono due settori a cui sono stati richiesti i maggiori sforzi in termini di misure di protezione. L’attività deve andare avanti nel rispetto delle regole: prodotti per l’igiene delle mani, distanziamento, sanificazione degli attrezzi per ogni utilizzo (in palestre) e camici monouso per i barbieri. 

 

4) I LOCALI

Cosa prevede il decreto Per bar e ristoranti stop alle 24. Coprifuoco non previsto anche se già alcune regioni lo adottano. Nessun limite ai megastore.

Bar e ristoranti chiusi alle 23, coprifuoco alle 24

L’attività dei servizi di ristorazione deve terminare prima. L’idea è quello di uno stop alle 23 sempre e con un massimo di sei persone per tavolo. Mentre può restare alle 18 la chiusura in assenza di consumo al tavolo. Inoltre coprifuoco tra le 24 e le 5 salvo comprovate esigenze di necessità, salute e lavoro (sempre con autocertificazione. Stop anche ai centri commerciali.

5) LE RSA

Cosa prevede il decreto Il 27 febbraio Ceriscioli aveva regolamentato gli accessi alle Rsa. L’8 giugno la giunta ha varato le linee di indirizzo per superare l’emergenza. 

Residenze protette e case di riposo da sigillare subito

Molte case di riposo e residenze per anziani stanno chiudendo alle visite di familiari ed esterni, come hanno fatto ieri le fondazioni Città di Senigallia e Opera Pia Mastai Ferretti (andrà in vigore da lunedì). La Regione dovrebbe da subito sigillare Rsa e case di riposo: nella fase 1 si sono dimostrate un fianco scoperto costato decine di morti tra gli anziani. 

6) L’ECONOMIA

Cosa prevede il decreto  Non ci sono limitazioni per le attività economiche nell’ultimo dpcm se non il rigido rispetto dei protocolli per motivi di prevenzione.

Industrie avanti ma con soglia di tolleranza 

Il principio è quello della salvaguardia dell’economia e dei posti di lavoro. Soprattutto per gli imprenditori va evitato un nuovo lockdown. Il primo lockdown ha dimostrato che il contagio è andato piano nelle aziende che hanno continuato a lavorare. Da raccomandare il rispetto dei protocolli. Va fissata però una soglia di tolleranza insieme all’Inail in caso di allargamento dei contagi.

 

7) I RINFORZI

Cosa prevede il decreto Il problema del personale per i dipartimenti di prevenzione è sul tavolo: impossibile controllare tutti i contatti di chi è positivo. 

Chi riceve reddito di cittadinanza aiuti i tracciatori

Non ci si inventa “tracciatori di contatti”, perché per l’indagine epidemiologica serve professionalità. Ma se i Dipartimenti di prevenzione faticano per ricostruire tutti i contatti stretti dei nuovi contagiati, per isolarli, magari una manovalanza può aiutare. Perché non utilizzare, in modalità smart-working, i percettori di reddito di cittadinanza?

19 Rianimazioni all’11%

In questo momento nelle terapie intensive degli ospedali della regione sono ricoverate 19 persone. Preso come riferimento il picco della capienza delle rianimazioni registrato di marzo (169 letti allestiti) siamo all’11%. In 8 giorni siamo passati da 6 a 19 ricoveri in terapia intensiva.

134 Il ritmo dei ricoveri

Il numero dei ricoveri è un altro dei dati da maneggiare con grande attenzione: ieri si era a quota 134 ma solo 8 giorni fa le Marche erano a 55 pazienti in tutti gli ospedali. Segno evidente che il virus sta dilagando e i reparti di Malattie infettive sono tornati a riempirsi. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 22:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA