Mascherine pagate la metà rispetto al commissario Arcuri. Il risparmio eclatante del Suam e il caso-Marche Nord: «Un team dedicato a questo»

Martedì 2 Febbraio 2021 di Andrea Taffi
Mascherine pagate la metà rispetto al commissario Arcuri. Il risparmio eclatante del Suam e il caso-Marche Nord: «Un team dedicato a questo»

ANCONA - Non capita tutti i giorni di trovarsi in prima pagina per una best practice. La Regione Marche in questo senso ieri ha infilato una perla di quelle piuttosto rare e a metterla alla collana di palazzo Raffaello è Milena Gabbanelli, la regina italiana del giornalismo d’inchiesta. La notizia, allora: lo scorso ottobre le Marche hanno acquistato mascherine Ffp2 a meno della metà del prezzo di quello contrattato, nello stesso periodo, dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri per conto della Protezione civile nazionale. 

 

 
Lo sportello unico
Il merito è del Suam, lo Sportello unico aggregatore della Regione guidato dalla caposervizio Enrica Bonvecchi: ha fatto, cioè, il lavoro per cui è stato creato. Ovvero, aggregare esigenze da parte degli enti collegati alla Regione Marche e, in virtù di un più forte potere contrattuale, ha strappato migliori condizioni di acquisto. Il caso di specie però è eclatante: nel momento in cui stava partendo la seconda ondata del Covid, la Regione strappa un prezzo di 0,37 per una mascherina Ffp2, quando il Veneto le trova sul mercato a 0,90 e il commissario per l’emergenza addirittura a 1,05. 


Il prezzo più basso
Ma come è stato possibile riuscire a strappare un prezzo così basso? Lo abbiamo chiesto al direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera di Pesaro, Marche Nord, Antonio Draisci. Draisci, insieme ai colleghi degli Ospedali Riuniti, della Asur e dell’Inrca ha vissuto in prima persona l’acquisto perché proprio le tre aziende in questione avevano messo insieme le loro esigenze mandando avanti il Suam. Il bando della best practice arriva a chiusura con il decreto 203/2020: nel mazzo c’è di tutto, occhiali a maschera, schermi facciali, camici e tute monouso, guanti monouso in nitrile, Ffp3, mascherine chirurgiche e, appunto, le Ffp2 di cui sopra.


Il caso di Pesaro
Draisci spiega come questa best practice per Pesaro non sia stata un caso isolato. L’obiettivo sin dalla fine di gennaio scorso quando soffiava vento di bufera «era quello di mantenere soglie di approvvigionamento materiali - spiega Draisci - tali da evitare quelle che in gergo si chiamano crisi di stock. La gestione del nostro magazzino è automatizzata e guidata da un algoritmo che tiene conto del ritmo di smaltimento dei pezzi e dei tempi di consegna dei fornitori. Quando si arriva ad alcune settimane dall’esaurimento arriva l’alert e noi compriamo. Spesso anche attraverso gare autonome perché nel periodo caldo di marzo-aprile abbiamo visto che il sistema della protezione civile non rispettava i tempi». 
È il momento in cui va in crisi il sistema. E anche l’algoritmo di Marche Nord sente la salita: i consumi si innalzano e i tempi di fornitura si dilatano a dismisura. L’intelligenza artificiale cede il passo alle doti umane. Non solo, il prezzo dei dispositivi di protezione individuali schizza alle stelle «ma noi siamo fieri di aver consentito ai nostri operatori di aver avuto sempre a disposizione ogni tipo di dispositivo».


Lo special team
Nel cuore della pandemia Draisci rivela come c’era a Marche Nord una sorta di special team che monitorava 12/15 ore al giorno il Mercato elettronico della pubblica amministrazione a caccia delle migliori offerte e lanciava Rdo, cioè richieste di offerta anche di notte quando serviva materiale con urgenza. «Non solo ma siamo riusciti a dribblare la grande quantità di speculatori tuffatisi sul mercato dei dispositivi di protezione spesso senza garanzie di rispetto degli standard. come abbiamo fatto? Incrociando le nostre esperienze con quelle dei colleghi in regione e fuori regione. Oppure filtrando le richieste certe volte scorrette e illegati di pagamenti della fornitura in anticipo rispetto alla consegna. Siamo molto grati alla professionalità degli amministrativi del Provveditorato e dell’Ufficio acquisti». 

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