Il gelo sulle visite ai familiari: «Saranno consentite soltanto ad anziani non autosufficienti». Il Cts chiede deroghe per i piccoli Comuni

Il gelo sulle visite ai familiari: «Saranno consentite soltanto ad anziani non autosufficienti». Il Cts chiede deroghe per i piccoli Comuni
di Martina Marinangeli
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Venerdì 4 Dicembre 2020, 02:55

ANCONA - Niente spostamenti tra Regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio, neanche per raggiungere le seconde case. A Natale, Santo Stefano e primo gennaio scatterà anche il divieto di muoversi da un Comune all’altro. Nessuna deroga, se non per le solite tre ragioni: lavoro, salute, necessità. In quest’ultimo ambito, rientra il prestare assistenza alle persone non autosufficienti. C’è però la possibilità che siano alcune Faq (acronimo inglese: Frequently Asked Questions, cioè le domande più frequenti poste) della presidenza del Consiglio a chiarire quali altre situazioni rientrino nello “stato di necessità”, consentendo di uscire dal proprio Comune nei giorni di Natale e Capodanno. 

 
I contorni blindati
Per il resto, saranno festività con i confini blindati, ed i ricongiungimenti familiari si fanno complicati. «È consentito il rientro nel Comune dove si ha la residenza, il domicilio o nella casa in cui si abita con continuità o periodicità. Questo permetterà, ad esempio, il ricongiungimento di coppie lontane, distanti per lavoro, ma che convivono con una certa periodicità nella medesima abitazione», ha intanto spiegato ieri il premier Giuseppe Conte durante la diretta in cui ha illustrato gli aspetti del nuovo Dpcm, in vigore da oggi. 


La deroga chiesta da Cts
Il Comitato tecnico scientifico aveva chiesto al governo di prevedere una deroga al divieto di spostamento per i piccoli Comuni poiché considerato particolarmente penalizzante per chi vive in luoghi di ridotte dimensioni ed isolati, raccomandando di rivedere questo aspetto del decreto. Il tema è sul piatto da giorni e molte famiglie divise per motivi di lavoro aspettavano risposta sperando di potersi ricongiungere. Ma per Natale, Santo Stefano e primo dell’anno pare proprio non esserci deroga che tenga. Di fatto, è rimasto tutto come definito nella bozza del documento, ricevuto dalle Regioni nella notte tra mercoledì e ieri. Il mancato ascolto delle istanze dei territori ha generato un’aspra polemica, con i governatori sul piede di guerra che hanno espresso tutto il loro malcontento nella Conferenza delle Regioni di ieri mattina.


La mattinata al vetriolo
A rappresentare le Marche, il vicepresidente Mirco Carloni, affiancato dal segretario generale Mario Becchetti e dal capo di gabinetto Fabio Pistarelli. «Il Dpcm non tiene conto delle nostre posizioni, nemmeno quelle concordate in conferenza delle Regioni – tuona Carloni in videoconferenza con gli altri territori –. Abbiamo espresso un giudizio negativo e la nostra contrarietà rispetto alle decisioni del governo, che anche a Natale costringe i cittadini a non spostarsi tra Comuni. Queste posizioni creano forti disparità e non tengono affatto conto che in Italia e, in particolare, in regioni come le Marche, esistono centinaia di piccole realtà, con una popolazione spesso anziana che rischia di restare sola e isolata anche durante le festività natalizie». Un problema che sta mettendo in ansia non poche famiglie. «Verrà impedito ai congiunti di trascorrere insieme anche il giorno di Natale e quello di Santo Stefano – prosegue l’arringa delle Marche –: si pensi, ad esempio, a famiglie che vivono a pochi chilometri di distanza, ma in Comuni diversi, a chi non vede da tempo genitori anziani, a chi ha vissuto settimane in isolamento, a chi vive in realtà molto piccole. Sono decisioni che avranno una ricaduta sociale soprattutto sulle fasce più fragili».

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