Due anomalie su tamponi e posti letto, così le Marche hanno cambiato colore. Il confronto Acquaroli-Speranza

Domenica 15 Novembre 2020 di Maria Teresa Bianciardi

ANCONA - Un lungo confronto con il ministro alla Salute nel day after di un venerdì difficile per il governatore Acquaroli. «Ho voluto risentire Speranza per agevolare il dialogo tra Iss e dipartimento sanitario regionale - sottolinea il presidente - , ma anche per capire cosa ha indotto il governo a trasformare le Marche in zona arancione». E così, nel colloquio a distanza, è affiorato che oltre all’indice di contagio della prima settimana di novembre (Rt 1,55), altri due fattori meno impattanti - ma comunque importanti - hanno portato al cambio di colore che scatterà nella giornata di oggi. 

 


Le situazioni da valutare
«Fattori da interpretare - sottolinea Acquaroli - e che abbiamo avuto modo di chiarire. Certo, se avessimo avuto la possibilità di farlo prima magari saremmo lo stesso in zona arancione, ma con regole certe e uniche per tutti». In sostanza durante il colloquio Regione-Ministero è venuto fuori che a preoccupare Roma era anche un indice di saturazione di posti letto negli ospedali decisamente alto. La spiegazione del governatore: «Con il piano pandemico regionale destiniamo gradualmente posti letto ai malati Covid tenendo sotto controllo il numero dei ricoveri. In questa maniera riusciamo a garantire anche le prestazioni ordinarie e straordinarie. Se avessimo convertito in massa i posti letto l’indice di saturazione sarebbe stato molto più basso e non avrebbe preoccupato gli esperti dell’Istituto superiore della sanità». Dunque, la comunicazione: «Faremo in modo di evidenziare questo nostro modus operandi nei report che inviamo a Roma». Altro capitolo: il numero dei tamponi. E qui affiora una anomalia che non incide in maniera esponenziale sul calcolo delle percentuali ma che comunque - fino ad oggi - era sconosciuta al ministero della Salute.


La questione extra sanitaria
Il contact tracing della Regione tiene conto di tutti i tamponi positivi che vengono rilevati, compresi quelli dei laboratori privati, ma nel conteggio totale dei test effettuati manca il numero delle persone che si sono rivolte alle strutture extra sanitarie per effettuare l’esame. «Perché accade? Abbiamo ragionato in maniera restrittiva - puntualizza il presidente Acquaroli - ma sarebbe bastato parlarne senza catapultare sulle Marche una decisione del genere». Anche perchè appena 24 ore prima la Regione parlava sì di una situazione di emergenza, ma al cui interno si intravedevano timidi segnali positivi. «In due settimane l’indice Rt ci ha raccontato due storie diverse di quello che è accaduto nelle Marche e anche questa settimana, secondo i primi riconti, ne racconterà un’altra ancora, migliore della precedente. Non si può avere un atteggiamento schizofrenico in questo momento, ma è fondamentale dare un messaggio univoco con regole uguali per tutti». 


Nessun ricorso
Concludendo: nessuna levata di scudi, al termine della telefonata con il ministro Speranza e della giunta di ieri mattina: «Restiamo in zona arancione per i prossimi 15 giorni, perchè non sono un irresponsabile. Ma sarebbe bastato un minimo di confronto per ragionare meglio su questo passaggio, visto che di ordinanze ne abbiamo fatte tante e che ci apprestavamo a prepararne un’altra anti assembramento. Dispiace sicuramente veder ulteriormente compresse le nostre libertà e penalizzata la nostra economia, ma invito comunque a rispettare le misure previste dal Dpcm che avranno una validità di almeno due settimane, per garantire la salute pubblica e ridurre la pressione sul sistema sanitario».

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