Il direttore della Clinica di rianimazione di «Più posti ma la grana è il personale, non ci sono risorse per assumere»

Mercoledì 18 Agosto 2021 di Martina Marinangeli
Il professore Abele Donati direttore della Clinica di anestesia e rianimazione degli Ospedali Riuniti di Ancona

ANCONA - Professor Abele Donati, coordinatore regionale delle Rianimazioni e direttore della Clinica di  anestesia e rianimazione nell’azienda ospedaliera di Torrette, qual è al momento la situazione nel suo reparto?
«Abbiamo due pazienti non vaccinati, non sappiamo se per scelta o per altri motivi. Sono padre e figlio di 66 e 36 anni. Sono svizzeri originari della Macedonia, e da lì stavano tornando a bordo di un traghetto sbarcato ad Ancona». 

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Prima di questi due pazienti, quando avevate registrato l’ultimo ricovero Covid? 
«A giugno. Poi c’è stato un periodo di calma, ma purtroppo ce l’aspettavamo che prima o poi avremmo dovuto ricoverare nuovi pazienti. Siamo sempre stati preparati per questo».


Per quanto è stato possibile osservare finora, chi ha completato il ciclo vaccinale, nei rari casi in cui avesse bisogno di ricovero, non arriva alla terapia intensiva: è corretto? 
«Sì, nei reparti di Rianimazione ci arriva chi non è vaccinato. Ma anche nei reparti ordinari, il rapporto tra vaccinati e non vaccinati è di 1 a 6. C’è comunque una significativa tendenza che ci dice come, in generale, i pazienti ricoverati siano non vaccinati». 


Con gli anziani per lo più immunizzati, l’età media dei ricoverati si sta abbassando, conferma? 
«Sì, i ricoverati sono quasi tutti quarantenni o cinquantenni, quindi giovani. La media si è abbassata sensibilmente. Gli anziani sono immunizzati e dunque ne vediamo molti meno».


Nel suo reparto c’è personale no vax? 
«Credo ci sia solo un infermiere no vax, ma c’è anche un discorso di privacy, quindi non so se nel frattempo si è “convertito”. In ogni caso, saremmo sull’ordine di uno su 55, mentre i circa 40 medici sono tutti vaccinati».


Quanti posti letto potete garantire nel vostro reparto? 
«Abbiamo 18 posti letto: quattro dedicati ai pazienti Covid e 14 ordinari per la Rianimazione traumatologica, dato che siamo Trauma Center nelle Marche. Durante il periodo di massima espansione, tuttavia, tra l’inverno e la primavera, siamo arrivati ad avere tutti i 18 posti letto destinati ai pazienti Covid, a cui si erano aggiunti altri otto per i non Covid». 


Temete che, dall’autunno, possa riproporsi una situazione simile? 
«Penso che un incremento ulteriore di pazienti gravi sicuramente ci sarà, ma abbiamo pronti altri 20 posti letto (garantiti dal dl 34, ndr) per poter ricoverare i degenti Covid. Dunque non ci troveremo impreparati, soprattutto per dare continuità a quell’attività ordinaria che, nei momenti di massima crisi, ha subito contraccolpi». 


Più posti letto in terapia intensiva sono una boccata d’ossigeno, ma il vero nodo non è nella carenza di personale da destinare a questa attività?
«È vero. In parte ci siamo coperti assumendo specializzandi, ma il problema più grande è soprattutto a livello infermieristico. Fino a settembre, il personale deve essere mandato in ferie; dopodiché, se proprio dovesse esserci una situazione emergenziale, potrebbe riproporsi il discorso del blocco delle ferie per riuscire ad andare avanti». 


Sostenere questi ritmi per tre anni consecutivi è fattibile? 
«Non è semplice. A livello nazionale, sono state finanziate misure per posti letto e macchinari, ma per quel che riguarda il personale non sono state previste risorse aggiuntive. È un problema».


Chi, come lei, vede le conseguenze peggiori della malattia provocata dal Covid, cosa si sente di dire a chi non ha ancora aderito alla campagna vaccinale? 
«Vaccinatevi, dai 12 anni in su tutti devono aderire alla profilassi. È l’unico modo per prevenire l’evoluzione peggiore della malattia e continuare ad avere una vita sociale quasi normale. La cosa peggiore sarebbe dover tornare a chiudere».


Un discorso che può essere declinato anche sul contesto scolastico.
«Esatto. Sono contento delle decisione pressante che è stata presa riguardo all’obbligo di green pass per il personale scolastico. Vuol dire molto per far sì che anche l’attività scolastica possa proseguire nella maniera più normale possibile».

Ultimo aggiornamento: 15:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA