Ortopedia con il fiato corto, lista d’attesa fino a 8 mesi per interventi non urgenti. Il Covid fa rinviare le operazioni

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Martina Marinangeli
La fila al centro unico di prenotazione di Falconara Marittima

ANCONA - Per due anni, il Covid si è imposto come grande protagonista nelle attività delle strutture ospedaliere, che si sono dovute riorganizzare per accogliere i pazienti infettati dal virus, riducendo spazi e personale di altri reparti. Un impatto pesante che si è visto nei percorsi di screening dilatati nel tempo, nelle prestazioni ambulatoriali spesso in affanno, e negli interventi differiti o programmabili slittati a causa della riduzione dei posti letto.

 
Lo tsunami
Uno tsunami a cui, tuttavia, dopo lo shock della prima ondata, gli ospedali sono riusciti in qualche modo a far fronte. Ma l’impegno richiesto è stato al limite del disumano. E, in certi casi, non è bastato a frenare l’allungarsi delle liste d’attesa. «Stiamo chiamando le persone che abbiamo visto l’estate scorsa, quindi abbiamo una lista d’attesa di 6-8 mesi – fa sapere il dottor Raffaele Pascarella, primario di Ortopedia agli Ospedali riuniti di Ancona –. A Torrette, purtroppo, c’è la riduzione estiva delle sedute operatorie, dunque per quattro mesi non facciamo niente e tutto si accumula nella restante parte dell’anno. Per quanto riguarda gli interventi chirurgici, come le protesi, anni fa avevamo tre mesi di attesa, mentre adesso i tempi si sono molto dilazionati. Facevamo più o meno 1.300 interventi l’anno, mentre nel 2021 ne abbiamo fatti circa 900, quindi abbiamo avuto un calo di circa un quarto dei casi. Tutti interventi differibili: quelli d’urgenza, come le fratture, hanno una risposta più immediata». 


Il contraccolpo
Su altri reparti, invece, il contraccolpo del Covid si è sentito meno. È il caso di Senologia, con il primario Carlo Mariotti che sottolinea come «sia nel 2020 che nel 2021 siamo riusciti a rimanere su ottimi livelli. C’è stato un grande momento di difficoltà ad inizio 2020, quando è scoppiata la prima ondata di pandemia e si era fermata buona parte dell’ospedale, ma abbiamo recuperato nella seconda parte dell’anno. E nel 2021 ci siamo assestati sui nostri numeri consueti, con un leggerissimo gap».

Numeri molto importanti, quelli del reparto diretto dal dottor Mariotti: «Di solito facciamo intorno ai 1.000 interventi l’anno. Nel 2020 abbiamo chiuso con circa 900 interventi e lo scorso anno più o meno lo stesso. L’azienda ha sempre dato grande attenzione al mio lavoro, avendo un occhio di riguardo per questa problematica particolare che tocca tantissime donne. Anche i tempi di preparazione pre operatoria sono quelli consueti, ovvero tre o quattro settimane. In sala operatoria abbiamo avuto una leggera decurtazione oraria, ma non tale da segnalarlo come dato preoccupante».

Diverso il discorso per lo screening e la diagnostica, dove l’allungarsi delle liste d’attesa, nelle Marche come nel resto d’Italia, è stato segnalato anche dall’Osservatorio nazionale di screening. A fare da contraltare a questo dato, tuttavia, c’è un aumento delle attività ambulatoriali in un reparto cruciale come quello di Oncologia. «Nelle attività ambulatoriali che ci competono – spiega la dottoressa Rossana Berardi, direttrice della Clinica Oncologica degli Ospedali riuniti di Ancona – non abbiamo subito uno stop, non ci siamo mai fermati. Nei primi nove mesi del 2021, abbiamo fatto 11.900 visite, mentre nei primi nove mesi de 2020 erano 9048, quindi c’è stato un aumento del 32%». 


I dati
Numeri in crescita anche rispetto alla pre pandemia: «Nel 2019 avevamo fatto 7.439 visite ambulatoriali, con un aumento sul 2018 di circa 12%. I pazienti vedono Ancona come un punto di riferimento, anche per un secondo parere, per essere rassicurati sul percorso che stanno seguendo in altra struttura. Per mantenere questi numeri, c’è dietro un forte impegno del personale che, a seguito della pandemia, si è ridotto».

Condizione, questa, che accomuna tutti i reparti. Il dottor Marco Marini, responsabile Sos Terapia intensiva Cardiologica di Torrette, osserva come «con grandi sforzi, abbiamo sempre garantito il follow up dei pazienti in base alle condizioni cliniche, scadenzandolo ed organizzandolo come sempre. Al di là della primissima fase del 2020, abbiamo potenziato le nostre attività specifiche. Ogni anno facciamo circa 350 interventi di angioplastica primaria per pazienti con infarto, tra i 4mila ed i 5mila esami coronarografici, più circa 120/130 interventi di sostituzione valvolare aortica per via percutanea. Numeri che abbiamo mantenuto anche negli ultimi due anni».

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