Acquaroli corre ai ripari, Ancona e metà Macerata più zona rossa che arancio scuro. Altra stretta, arriva la nuova ordinanza

Martedì 2 Marzo 2021 di Andrea Taffi
Francesco Acquaroli

ANCONA - Tecnicamente siamo in bilico tra zona arancio rinforzato e zona rossa. Praticamente invece, nella provincia di Ancona e in metà di quella maceratese sarà bene prepararsi alla zona rossa: oggi il governatore Acquaroli firmerà l’ordinanza che dai prossimi giorni attiverà le misure estreme. È la sintesi estrema di un lunedì campale che dopo la giunta ha proposto una riunione fiume tra il presidente Acquaroli, l’assessore alla Sanità Saltamartini, la caposervizio del settore Salute Di Furia, la direttrice generale della Asur Storti e altri tecnici in ordine sparso. Sul tavolo i report epidemiologici dell’ultima settimana che sono da allarme rosso. 

 

 

 

 
L’impennata di contagi
Più 50% per contagi e sintomatici nel raggio di sette giorni significa che, per la legge dei grandi numeri, sta per arrivare un’altra ondata di ricoveri negli ospedali delle Marche. Strutture ormai al limite dei ricoveri e stabilmente sopra alle soglie di saturazione: il 30% per le terapie intensive e il 40% per i degenti di malattie infettive. Una pessima storia, peraltro ampiamente annunciata dal dilagante contagio riscontrato nei giorni scorsi nella provincia di Ancona. 


Aria di scaricabarile
E per l’ennesima volta c’è aria di scaricabarile tra palazzo Raffaello e piazza XXIV maggio, sede del Comune di Ancona. Se prima la gara era a chi rimaneva con il cerino in mano della decisione sulle restrizioni, ora la prospettiva si è ribaltata a chi chiude di più. Ieri alle 18 infatti la sindaca Mancinelli dopo tre quarti d’ora di riunione con i suoi tecnici ha gettato la spugna: scuole di ogni ordine e grado chiuse, attivare la didattica a distanza e tanti saluti all’attendismo. Poche ore e nel fumo grigio che si leva da palazzo Raffaello compaiono le inevitabile spire rosse pronte ad avvolgere tutta la provincia di Ancona. 


L’ultima speranza andata
«Ormai c’è poco da fare» avrebbe mormorato nel serrato confronto il governatore Acquaroli che fiuta anche odore di zona rossa imposta da Roma. Il livello dei contagi non è a livello di guardia solo nelle Marche ma anche in tutta Italia. Tra l’incudine (Ancona) e il martello (roma) se c’è da imboccare la strada delle restrizioni severissime tanto vale prendere armi e bagagli da subito. L’ultimo velo è caduto dopo le 21.30 quando Acquaroli ha lasciato il settimo piano: al tavolo sono rimasti Saltamartini, Di Furia e Storti con il preciso ordine di stringere i bulloni nella relazione che farà da base per l’ordinanza che uscirà oggi. Si è ragionato se operare tra la zona arancione rafforzata di Bologna o le zone rosse lombarde ma sembrerebbe che si opti per la seconda soluzione: tutti tappati in casa e raggio di azione al massimo entro i 500 metri per muoversi e fare passeggiate. Stiamo parlando sempre della provincia di Anconae di una parte della provincia di Macerata, quella interessata dalla crescita di contagi. I report di ieri sono stati abbastanza contenuti, effetto dello scartamento ridotto con cui sono stati processati i tamponi nel weekend. In calo da 654 a 649 (-5), i ricoveri connessi al Covid-19. Due in più i pazienti in terapia intensiva (74), quattro in meno in semintensiva (160) e tre in meno nei reparti non intensivi (415). Sul lato epidemiologico sono 446 i positivi rilevati nelle ultime 24 ore tra le nuove diagnosi, di cui ben 295 in provincia di Ancona. Numeri, nient’altro che numeri. La sostanza è amara: dopo un anno per Ancona e metà Macerata siamo al punto di partenza: lockdown.

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