L’Osservatorio epidemiologico: «Uno su cinque è con la seconda dose scoperta. I ricoveri ora hanno rallentato ma sono troppo variabili»

Martedì 11 Gennaio 2022 di Andrea Taffi
L Osservatorio epidemiologico: «Uno su cinque è con la seconda dose scoperta. I ricoveri ora hanno rallentato ma sono troppo variabili»

ANCONA - Mai tanti contagi come nelle ultime settimane. Un numero di ricoverati però ancora relativamente basso. La grande carica della terza dose dei vaccini. Che cosa si può desumere dai grandi tempi di cui si sta parlando così tanto in questi giorni? «Partiamo da un punto epidemiologico - spiegano dall’osservatorio epidemiologico - le classi di età maggiormente esposte e che risultano avere una copertura più bassa risultano essere la 20-29 anni (con una copertura in seconda dose del 72.6%), la classe di età 30-39 anni 76,3% e similare 40-49 anni con il 76,7%. Questa bassa copertura ci porta ad una numerosità di popolazione suscettibile, e con un’alta mobilità sociale, di 129 mila residenti (non vaccinati da 20 a 49 anni)». 

 

 
La seconda dose scoperta
E poi c’è il problema di chi ha la seconda dose scoperta, cioè oltre i quattro mesi: «Sono 373 mila residenti - continuano i tecnici che analizzano i flussi dei dati - che con una vaccinazione media di 16 mila al giorno, sarà coperto a fine gennaio. A febbraio e marzo restano circa 300 mila soggetti da vaccinare in terza somministrazione, quindi passato gennaio con questo sforzo enorme, la numerosità si abbassa notevolmente dei soggetti da vaccinare a ciclo completo».


Il contagio tra i vaccinati
Altro argomento sensibile è l’incidenza del contagio nella classi dei vaccinati: «Teniamo conto - spiegano ancora dall’osservatorio epidemiologico - che senza guardare i tassi di incidenza è chiaro che va accelerata al massimo la terza dose, perché guardando i casi dell’ultima settimana il 63% medio risulta essere composta da vaccinati in seconda dose con una vaccinazione conclusa del ciclo primario oltre i 4 mesi (una numerosità nell’ultima settimana di circa 7100 positivi)». 


La variante Omicron
Così si arriva anche alla capacità di contagiare di Omicron: «A livello epidemiologico - continuano gli analisti della Regione - la variante Omicron ha una diffusività molto maggiore rispetto alla variante Delta, tecnicamente ha una trasmissibilità con una crescita giornaliera dei casi di 0.37 che porta ad un tempo di raddoppio di 2-3 giorni. Detto questo non va correlato l’aumento della diagnostica dall’aumento dei casi positivi, anche solo prendendo come indicatore il rapporto diretto tra positivi e testati è fortemente incrementato: nelle prime settimana di ottobre avevamo un rapporto attorno al 4.2% se guardiamo i dati dell’ultima settimana siamo sul 15/16% di positività». 

Il tema della scuola
Il tema della scuola è un altro tasto molto delicato. «La preoccupazione per l’aumento dell’incidenza deriva da un aspetto epidemiologico molto chiaro a chi analizza i flussi di dati, nelle ultime 3 settimane, prima della chiusura per la pausa festiva, nella Regione Marche vi erano mediamente 300/320 positivi alla settimana in setting scolastico, quindi con indagine epidemiologica che riconosceva una infezione in ambito scolastico e una media di 1800/2000 quarantene alla settimana nel setting indicato». 


Il punto della preoccupazione
La preoccupazione, insomma, nasce da questo punto «riprendere la scuola quando in età scolastica 6-18 anni si ha un tasso cumulativo di incidenza attorno a 800 casi su 100.000 residenti. Per questo motivo nella Regione Marche abbiamo pensato di provare a filtrare gli ingressi a scuola ai ragazzi senza sintomi e con nei giorni precedenti uno screening mirato a riconoscere situazioni di infettività».

 
Zona arancione?
Infine, il grande dubbio che molti si stanno ponendo. «La Regione Marche, in questo momento, ha un andamento dei ricoveri in leggera crescita ma l’analisi dei ricoveri deve però considerare l’elevata variabilità di questo indicatore nel tempo. Noi ci aspettiamo per tutto gennaio una forte pressione della pandemia su tutto il sistema sanitario (ospedaliero e territoriale) e anche guardando altre nazioni davanti a noi, ci aspettiamo a febbraio una situazione di platau epidemico che possa incidere anche sulla riduzione delle ospedalizzazioni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA