Il dg Genga: «All'Inrca quattro no-vax qui e tre in Calabria e i procedimenti sui sanitari avanzano. Cantiere alla palazzina per il Covid»

Sabato 28 Agosto 2021 di Martina Marinangeli
Gianni Genga, direttore generale dell'Inrca

ANCONA - Gianni Genga, direttore generale dell’Inrca, come geriatrico rappresentate uno dei tasselli fondamentali nella gestione di una malattia che, nelle sue forme più gravi, colpisce principalmente gli anziani. Al momento non ospitate pazienti Covid, ma dato l’aumento dei ricoveri, se dovesse rendersi necessario, sareste pronti?
«Seguiamo con attenzione e costantemente l’evolversi della pandemia: siamo una sorta di coordinamento permanente. L’organizzazione è quella che avevamo già impostato: per quanto riguarda il presidio di Ancona, attualmente nella palazzina Persichetti, area dedicata al Covid, sono in corso dei lavori, perciò un piano non sarà disponibile».

 

 
Togliendo il piano in cui sono in corso i lavori, su quanti posti letto potreste contare fin da subito? 
«Considerando che in tutto la palazzina ha 38 posti letto, al momento ne saranno utilizzabili una metà, ma speriamo di non arrivarci. Anche perché ora ci sono pazienti non Covid. In relazione all’andamento della pandemia, possiamo attivare anche le sedi di Fermo e Residenza dorica, ma ci auguriamo non ci sia necessità di ricorrere ad una riorganizzazione così impattante ed importante come quella che tutti abbiamo dovuto sostenere nelle precedenti ondate». 


Ad oggi, l’età media dei ricoveri si è abbassata rispetto alle prime ondate.
«Sì esatto, ed anche per questo siamo finora non abbiamo dovuto riaprire reparti Covid, per quanto stiamo partecipando ad altri aspetti della gestione della pandemia, come ad esempio la campagna vaccinale». 


Avete avuto accessi di pazienti Covid nei pronto soccorso della rete Inrca? 
«Abbiamo avuto diversi positivi che si sono recati presso i pronto soccorso ed i punti di primo intervento della rete Inrca». 


Se l’Inrca è ancora Covid free, dove sono stati trasferiti? 
«In qualche caso sono stati rimandati a casa perché non necessitavano di ospedalizzazioni; in altri, sono stati ricollocati in altre strutture perché giovani; infine, una parte è stata trasferita nella struttura territoriale di Campofilone, deputata in questo momento alla gestione del Covid. Però valutiamo continuamente l’andamento e monitoriamo l’attività per farci trovare pronti».


Parliamo di pazienti di che età in media? 
«La maggior parte giovani. È arrivato un anziano due giorni fa con necessità di ricovero, poi trasferito alla struttura di Campofilone. Ma in generale l’età media si è abbassata». 


Erano vaccinati? 
«La maggior parte delle persone che sono arrivate ai nostri pronto soccorso non lo era. L’anziano che è stato trasferito a Campofilone non era vaccinato».


Si sta parlando della necessità di una terza dose di vaccino, dal momento che perderebbe efficacia con il passare dei mesi. Gli anziani sono stati tra i primi a ricevere la profilassi e saranno dunque tra i primi ad avere bisogno di questo eventuale nuovo richiamo: potrebbe essere la soluzione per evitare l’escalation nelle ospedalizzazioni secondo lei? 
«La vaccinazione, tanto più in una fase come questa, è uno strumento strategico fondamentale, il più importante che abbiamo. Si deve passare per il convincimento delle tante persone che ancora non hanno ricevuto la profilassi. Gli effetti ed i risultati positivi delle vaccinazioni sono talmente evidenti che non voglio neanche immaginare dove saremmo oggi senza. Ci troveremmo di fronte ad uno scenario devastante». 


Eppure, ci sono ancora molti incerti.
«Sì, ci sono ancora tante situazioni di incertezza: speriamo che gli strumenti messi in campo, come il Green pass, abbiano i loro effetti. La vaccinazione ha cambiato il decorso della pandemia dall’inizio dell’anno ad oggi, e questo è sotto gli occhi di tutti». 


Per il momento, quanti sono gli operatori sanitari no vax segnalati all’Inrca? 
«Per quelli che ci ha trasmesso l’Asur per le tre Regioni – perché l’Inrca ha sedi anche in Calabria e Lombardia – le procedure sono già in corso. Ad Ancona ci sono due procedimenti conclusi e due in corso, mentre in Calabria sono tre. In Lombardia ne avevamo due di sanitari non immunizzati segnalati, ma poi hanno deciso di fare la profilassi e le loro posizioni sono state chiarite. Va detto che, nel frattempo, in diversi si sono vaccinati e l’auspicio è che questo numero aumenti sempre di più».

 

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