Zona rossa, quanto durerà ancora? Contagi in calo tra i giovani. Acquaroli chiama Speranza, ma forse non basta per l'arancione

Venerdì 26 Marzo 2021 di Andrea Taffi
Calo dei contagi anche tra i più giovani: contatto tra Acquaroli e Speranza

ANCONA  - Se è vero che il Covid attacca - tra gli altri - proprio l’apparato respiratorio, in questo caso si potrebbe doppiamente parlare di sospiro di sollievo. I report dei primi tre giorni della settimana hanno consegnato un abbassamento sensibile dei contagi rispetto alle cifre della scorsa settimana: la valutazione aggregata di questo piccolo segmento configura una strutturalità della tendenza che a palazzo Raffaello appare proprio essere un robusto abbassamento della curva. Dopo il nervosismo dello scorso sabato mattina, insomma, una buona notizia. 

 

 

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I numeri registrati dall’osservatorio del Gores parlano dall’inizio di questa settimana di una regressione marcata rispetto alle ultime settimane. Soprattutto, la curva sta piegando di più rispetto alla lieve flessione del periodo 15-17 marzo: prendendo come benchmark gli stessi giorni c’è stata una riduzione del 24%: si è passati da 2205 casi positivi ai 1658 tamponi molecolari infettati. Un bel salto all’indietro che attende di includere anche la situazione di Ascoli, unica provincia che in questa comparazione sembra andare contro tendenza per un aumento dei contagi (anche se contenuti: 24 positivi). Per avere un termine di paragone corretto, dicono gli statistici, il numero dei casi positivi va sempre parametrato in ogni caso al numero dei tamponi effettuati. Nella comparazione dello stesso periodo, ne sono stati effettuati leggermente di meno ma gli indicatori percentuali confermano comunque il calo.


Anche l’andamento per 100mila abitanti nei primi tre giorni della settimana conferma una discesa a quota 260/270 su 100mila abitanti. Che è tutta un’altra storia e da completare con i dati degli ultimi due giorni della settimana. Detto questo però stiamo parlando dell’incidenza e della riduzione di casi positivi. Per arrivare alla riduzione della pressione sulle strutture ospedaliere ci sarà bisogno di tempo. Come punto di riferimento si possono prendere i pazienti sintomatici che attualmente sono intorno ai 75 al giorno. L’asticella di palazzo Raffaello è puntata su quota 60 (sintomatici/giorno): in gergo si chiama il break even point, espressione inglese mutuata dal linguaggio economico. Quando si fa un investimento, il break even point è il momento in cui il costo sostenuto viene pareggiato dai ricavi raccolti. Da quel momento in poi, l’investimento è in attivo. In questo caso, il calcolo svolto con l’algoritmo da parte dei tecnici epidemiologi sostiene che oltre quota 60 gli ospedali iniziano ad assorbire pazienti in eccesso e vanno sotto pressione. Più scendono sotto quota 60, invece, più gli ospedali rientrano nell’alveo ordinario dell’attività.

Secondo le cifre disaggregate c’è anche un altro segnale importante. Nel summit di sabato scorso era emerso l’andamento preoccupante del contagio nella classe di eta 19-24 anni. Ora la curva ha smesso di crescere: gli indicatori di crescita dei giovani sono entrati in una fase di plateau, stazionari. Decrescono anche tutte le classi giovanili e c’è stata una flessione anche nelle classi di età in ambito lavorativo. Proprio ieri, il governatore Acquaroli ha chiamato il ministro Speranza per capire se dopo tre settimane di zona rossa l’ordinanza di lunedi prossimo abbia durata sette giorni o 14. Un particolare dirimente: nel primo caso dopo il lunedì dell’Angelo si potrebbe valutare il rientro in zona arancione. Altrimenti bisognerà pazientare un’altra settimana in lockdown.

 

Ultimo aggiornamento: 11:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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