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Il coordinatore del Dipartimento prevenzione Asur: «Attenti ai tracciamenti per chi rientra dall’estero»

Il dottor Alberto Tibaldi, coordinatore del Dipartimento prevenzione Asur, e il centro di vaccinazione a San Benedetto
Il dottor Alberto Tibaldi, coordinatore del Dipartimento prevenzione Asur, e il centro di vaccinazione a San Benedetto
di Martina Marinangeli
3 Minuti di Lettura
Domenica 30 Maggio 2021, 02:35 - Ultimo aggiornamento: 5 Giugno, 22:31

ANCONA - Dottor Alberto Tibaldi, coordinatore del Dipartimento di prevenzione dell’Asur: scendere sotto la soglia dei 50 casi ogni 100mila abitanti permette un tracciamento dei contagi più puntuale, oltre all’ingresso in zona bianca. Com’è la situazione del contact tracing al momento? 
«A livello di tracciamento, riusciamo a star dietro ad un numero anche superiore ai 50 casi ogni 100mila abitanti in questa fase, perché veniamo da un potenziamento pregresso delle risorse umane dedicate.

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Rileviamo le positività sia con l’attività dei dipartimenti di prevenzione, sia con i controlli che le persone fanno regolarmente attraverso i laboratori privati (e che spesso non derivano da indagini epidemiologiche). La somma di questi due elementi ci dà il valore dei positivi sul territorio».

Ad oggi, le Marche sono sotto la soglia limite dei 50.
«Ci siamo. Ma il parametro dei 50 casi ogni 100mila abitanti deve essere mantenuto per almeno tre settimane per poter essere inseriti nella zona bianca. Abbiamo qualche Comune con livelli leggermente più alti, ma come media regionale ci siamo. Dobbiamo mantenere questo andamento – e sicuramente lo faremo – per le prossime settimane, insomma».


Diceva che la “pattuglia” del tracing è stata potenziata in questi mesi: su quanti tracciatori avete potuto contare nel periodo di picco massimo, quando il contagio è sembrato sfuggire di mano?
«Siamo arrivati anche a 180 persone nelle fasi di picco di marzo. Ora siamo invece sotto le 100 unità perché, in particolare nell’ultima settimana, c’è stato uno spostamento importante di risorse verso la campagna vaccinale, che sta assorbendo tantissimo personale. Viene fatta una rimodulazione continua in funzione di quella che è l’esigenza strategica del momento, data la carenza storica di medici ed infermieri».


Su cosa dovrà focalizzarsi l’azione di tracciamento in questa fase?
«Il nodo che darà maggior lavoro dal punto di vista del tracciamento saranno i rientri dall’estero».


D’estate il virus pare frenare. A settembre, invece, cosa dobbiamo aspettarci? Un’ennesima ondata o con la copertura vaccinale che avremo raggiunto possiamo sperare di evitarcela?
«È la domanda che ci stiamo ponendo tutti. Se riusciamo a garantire una buona copertura vaccinale, in ambito mondiale, evitiamo che il virus si moltiplichi generando varianti. Con l’immunità di gregge al 70-75%, avremo una pseudo normalità nella nostra socialità. Se invece inizia a circolare qualche variante non coperta dai vaccini che abbiamo, allora dovremo fare qualche ragionamento diverso. Ma questo lo leggiamo sulla palla di vetro, ancora non è possibile dirlo».

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