Jesi è il primo Comune che adotta il mini lockdown. Il sindaco Bacci: «Chiudo scuole, ristoranti e bar: il virus sfugge ai controlli»

Domenica 21 Febbraio 2021 di Martina Marinangeli
Jesi è il primo Comune che adotta il mini lockdown. Il sindaco Bacci: «Chiudo scuole, ristoranti e bar: il virus sfugge ai controlli»

ANCONA - «A Jesi i tracciamenti non sono sufficienti a contenere il virus ma è necessario prendere un drastico provvedimento perché la situazione rischia di sfuggire al controllo». Così ieri il sindaco Massimo Bacci ha firmato l’ordinanza. Da domani, il comune di Jesi diventa zona arancione.

 

 

 

Un unicum nelle Marche, confermate in fascia gialla dal ministero della Salute giusto venerdì. Per una settimana – fino a domenica 28 –, le scuole secondarie di primo e secondo grado torneranno in didattica a distanza al 100%, le saracinesche si abbasseranno per bar e ristoranti, che potranno effettuare esclusivamente il servizio di asporto e la consegna a domicilio, e verranno chiusi parchi, centri polivalenti, mostre e musei. 


Cosa succede
Sarà invece consentito lo spostamento fuori dal perimetro del Comune, nel limite comunque del territorio provinciale come stabilito dall’ordinanza firmata ieri dal governatore Francesco Acquaroli che blinda i confini dell’Anconetano per altri sette giorni, fino alle 24 di sabato 27. Una decisione, quella di introdurre misure più restrittive, maturata dal sindaco di Jesi Massimo Bacci dopo il confronto di ieri con il presidente e la dirigente del Servizio salute Lucia Di Furia. Il primo cittadino aveva infatti chiesto alla Regione un report dettagliato sulla situazione epidemiologica del comune e, dopo un’approfondita lettura dei dati relativi ai contagiati ed ai quarantenati in città, ha optato per l’emanazione di un’ordinanza restrittiva per cercare di contenere la diffusione del virus. 


Il report
Ad oggi, Jesi conta 354 persone affette da Covid 19 e 749 in quarantena, su una popolazione totale di 39.312 abitanti. Erano appena 219 i contagiati ad inizio mese e 446 in isolamento domiciliare. Un’impennata preoccupante – legata anche alla circolazione sempre più consistente della variante inglese – che si somma ad altre criticità quali i focolai presenti in città ed in alcuni Comuni limitrofi, la pressione sull’ospedale Carlo Urbani per l’altissimo numero di ricoverati Covid (e per i pazienti in pronto soccorso che attendono di avere un posto letto), i carichi di lavoro oltre il limite da parte dei medici Usca impegnati nelle cure domiciliari. 


L’appello
«La decisione - spiega Bacci - è maturata d’intesa con la Regione, con cui si è preso atto che i soli tracciamenti non sono più sufficienti, ma diventa necessario assumere decisioni più drastiche per contenere la pandemia. So che è una decisione che creerà difficoltà, ma davvero la situazione rischia di sfuggire di mano». Dalla lettura dei dati, emerge che a Jesi sono in crescita sia il contagio tra gli adolescenti, che quello nella fascia compresa tra i 45 ed i 60 anni. «Scuola e luoghi di lavoro – prosegue il primo cittadino – sono i due fattori più a rischio. Salvaguardiamo primarie e scuole dell’infanzia per non mettere in difficoltà i genitori che lavorano, ma per tutti gli altri si dovrà tornare alla didattica a distanza». Un appello su tutti: scongiurare gli assembramenti. «Per questo torno a chiedere ai cittadini di assumere comportamenti sempre improntati alla massima prudenza e precauzione, indossando mascherine, restando distanziati, avendo cura di lavarsi frequentemente le mani. Proteggiamo noi stessi ed i nostri cari», il monito del sindaco. Il provvedimento scatterà lunedì ed avrà una durata di almeno una settimana, ma sarà prorogabile nel caso in cui la curva dei contagi non dovesse registrare una decrescita.


La progressione
La progressione costante registrata nelle ultime settimane sta mettendo a durissima prova la rete di protezione sanitaria ed il rischio è quello di arrivare ad un punto di non ritorno. Quella di Jesi è la decisione più drastica tra quelle prese nell’ultimo periodo dalle fasce tricolore dei comuni dell’Anconetano più colpiti dal contagio: nessuno, infatti, aveva finora introdotto la zona arancione, che comporta la chiusura anche di bar e ristoranti. Le ordinanze di Loreto e Sassoferrato, per esempio, avevano chiuso scuole e parchi, mentre il sindaco di Castelfidardo Roberto Ascani aveva deciso di prevedere la didattica a distanza nel plesso dove il virus aveva iniziato a correre tra un contagio e l’altro.

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