Marche, ospedali al collasso: la Regione blocca i letti nelle strutture private per pazienti Covid

Giovedì 11 Marzo 2021 di Martina Marinangeli
Marche, ospedali al collasso: la Regione blocca i letti nelle strutture private per pazienti Covid

ANCONA Il peggiore dei flashback. Ad un anno esatto dalla prima, devastante, ondata Covid, le strutture ospedaliere marchigiane sono di nuovo ad un passo dal collasso e la Regione lancia un sos alla sanità privata. Come già nel marzo 2020, la dirigente del servizio Sanità Lucia Di Furia ha scritto al presidente dell’Aiop per chiedere ai privati convenzionati di «rendere immediatamente disponibili posti letto in regime di degenza ordinaria di tipo medico (in acuzie e post acuzie) per pazienti Covid provenienti dalle strutture pubbliche».

 

Data la criticità della situazione, un riscontro è atteso già per oggi. Il governatore Francesco Acquaroli parla di «forte impatto soprattutto sulle strutture sanitarie di Ancona e delle province limitrofe. Sembra, in questi ultimi giorni, che l’afflusso e la pressione sugli ospedali stiano un po’ allentando». Considerando i numeri dei bollettini quotidiani, non si direbbe. Anzi, con l’impennata di accessi Covid degli ultimi giorni, le quattro aziende ospedaliere hanno dovuto fare i conti con una riorganizzazione dei reparti che ha portato alla sospensione di alcune attività, come da piano pandemico. 


La mappa
Partiamo da Torrette, nell’occhio del ciclone di questa terza ondata, con pazienti al pronto soccorso in attesa per giorni di un posto letto e carovane di ambulanze che non riescono a “scaricare” i malati. Sono stati sospesi i ricoveri ordinari, sia medici che chirurgici, mentre vengono garantite le urgenze, gli interventi oncologici di classe A (ovvero casi in cui uno slittamento potrebbe aggravare l’evoluzione clinica della malattia) e le attività ambulatoriali. Anziché passare alla fase 3 del piano pandemico aziendale, si è deciso, con determina 259 pubblicata ieri, di ampliare Cov 4 con ulteriori 12 posti letto, che vanno così da 36 a 48. In totale, l’ospedale regionale ha attivato 136 posti Covid, dei quali 130 occupati a ieri, ma il dato muta ogni giorno. Gli accessi al pronto soccorso sono arrivati a superare le 120 unità giornaliere (70% Covid e 30% non Covid, percentuali che nella prima ondata si assestavano rispettivamente su 92% ed 8%, in virtù del lockdown). Un dato impressionante che non riguarda solo Torrette. 


Nelle province
Anche gli ospedali dell’Asur hanno registrato «una media di 100 accessi al giorno, comprensivi di quelli non Covid, in tutti i pronto soccorso – spiega la direttrice generale Nadia Storti –. Li ricoveriamo man mano che riusciamo a dimettere, Abbiamo accorpato i reparti, mettendo insieme le chirurgie generali con le specialità: per esempio, a Senigallia sono state ridotte la chirurgia e l’ortopedia». Si cerca così di recuperare personale infermieristico che vada a supporto dei nuovi posti Covid. 20 a Jesi e 8 a Senigallia. «Le chirurgie sono state accorpate in un’unica area e sono state ridotte le sedute operatorie per l’attività programmata. Rimangono operativi urgenza/emergenza, traumatologia, interventi chirurgici per tumori di classe A, parte medica/specialistica, con particolare attenzione alle malattie rare ed alle malattie legate alla rete dell’emergenza come infarti ed ictus, screening oncologico, pediatria e gravidanze». Ad essere saturi non sono solo gli ospedali della provincia di Ancona, ma anche quelli di Macerata, Civitanova e Fermo. Restano alcuni posti ad Ascoli e San Benedetto, fondamentali anche per accogliere pazienti da altre strutture. C’è poi la rete Inrca, con i presidi di Ancona, Osimo e Fermo. «Tutti hanno subito l’impatto della riorganizzazione – fa sapere il dg Gianni Genga –: stiamo ampliando l’area Covid per fare fronte all’aumento di richieste di ricovero di questi giorni. Attiviamo oggi (ieri, ndr) un altro reparto con ulteriori 20 letti Covid ad Ancona. In totale, abbiamo 128 posti Covid tra Montagnola, Residenza dorica e Fermo. Salvo le urgenze, che manteniamo ad Ancona, le attività chirurgiche indifferibili stiamo cercando di concentrarle nel presidio di Osimo. Abbiamo anche soggetti ben al di sotto dei 70 anni: li teniamo in osservazione oppure li gestiamo in rete con le altre strutture ospedaliere, benché abbiamo avuto pazienti intubati per parecchio tempo in attesa che venissero ricollocati». 


Al limite
Infine, la struttura di Marche Nord. Anche qui la situazione è al limite, nonostante le 41 terapie intensive aggiuntive (32 già occupate) attivate negli ultimi mesi. Il cuore della gestione Covid è la Palazzina F – che un tempo ospitava Ostetricia e Ginecologia, ora trasferite a Fano –, dove ci sono anche 62 pazienti in semi-intensiva e che viene riorganizzata in base alle esigenze di posti letto. Da piano pandemico, la struttura di Pesaro prende in carico i pazienti Covid, mentre Fano quelli non Covid, ma il numero di posti disponibili si riduce ogni giorno.

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