Vaccini Covid: 161 aziende delle Marche si candidano a diventare hub, ma ne resteranno una dozzina

Mercoledì 14 Aprile 2021 di Francesco Romi
Vaccini Covid: 161 aziende delle Marche si candidano a diventare hub, ma ne resteranno una dozzina

ANCONA - Sono 161 le aziende marchigiane aderenti al sistema Confindustria che sarebbero pronte a diventare hub vaccinali, alcune delle quali – da nord a sud della regione – pronte ad aprire le porte sia ai lavoratori di altre aziende, che ai semplici cittadini. Un numero solo sulla carta, perché già ieri Viale dell’Astronomia aveva ridotto le 7.500 disponibili in tutta Italia a circa 400, secondo un criterio che ha privilegiato solo le aree dove mancavano i riferimenti logistici: di conseguenza, verrà tagliato anche il numero delle disponibilità marchigiane, che sarà limitato a poco più di una decina.

 

Inoltre, l’ultima parola spetta all’Asur, che attraverso i sopralluoghi riconoscerà i requisiti necessari per l’organizzazione dell’attività vaccinale.

Conta solo l’età 

Ma sulla campagna vaccinale nelle aziende si alzano anche altre nubi. La prima è stata ribadita dalla ministra Gelmini in visita ad Ancona: dopo le priorità rappresentate da over 80, fragili e disabili gravi, si andrà avanti esclusivamente con un criterio legato all’età, tanto che la proposta del governatore De Luca di procedere successivamente per categorie economiche è stata respinta al mittente con grande fermezza. Questa bocciatura rischia di non dare alcuna priorità ai lavoratori delle singole aziende, che – se confermato – si dovranno mettere in fila per età ed attendere il proprio turno. Come se non bastasse questa incertezza, ieri è stato diffuso il documento contenente le indicazioni per la vaccinazione dei luoghi di lavoro, concordato da Regioni, Province, Inail, ministeri del Lavoro e della Salute e il commissario straordinario Figliuolo. Si tratta di un protocollo che integra quello siglato a livello nazionale il 6 aprile scorso e che ha fatto saltare il documento sul quale stavano lavorando Regione Marche e associazioni di categoria. Nelle 12 pagine di prescrizioni, quello che salta all’occhio è che manca ancora il disciplinare regionale e, soprattutto, che l’azienda chiamata ad ospitare le vaccinazioni dovrà concordare con il medico (competente o individuato dall’azienda, ndr.) le modalità del ritiro del vaccino e, soprattutto, l’eventuale gestione della catena del freddo. 

Un dettaglio procedurale

Non è un dettaglio procedurale dicono gli imprenditori, perché per organizzare la logistica adeguata è necessario conoscere con largo anticipo il numero di dosi disponibili e, visto il differente trattamento rispetto alle temperature, anche quale delle 4 tipologie saranno consegnate. Tra i dubbi sollevati c’è anche quello dell’elenco dei lavoratori disponibili (la vaccinazione è su base volontaria, ndr.) a farsi somministrare le dosi in azienda: la mappatura è a carico del medico competente, ma non ci sono al momento indicazioni precise sulle modalità con cui procedere rispetto alle priorità. Se sarà in base all’età del lavoratore, si rischia di generare un flusso lento (sia pure continuato) con un impatto sull’operatività quotidiana dell’azienda disponibile. 

Priorità diverse 

Gli imprenditori, insomma, vorrebbero sentirsi liberi di dare le priorità anche in base alla tipologia di produzione e ai reparti di lavoro interessati. In particolare, se a decidere fossero loro, i primi a essere vaccinati sarebbero i trasfertisti e coloro che, sono a stretto contatto all’interno del sito produttivo. Uno dei requisiti necessari per l’avvio dell’attività, inoltre, è che l’azienda sia in possesso della dotazione informatica, idonea alla registrazione delle vaccinazioni: dovrà essere gestita dal personale interno, che dovrà essere adeguatamente formato per interagire con l’Asur. È stato superato, invece, il nodo dei lavoratori che risiedono in una regione differente da quella in cui ha sede l’azienda, che potranno sottoporsi al vaccino e registrati anche se fuori sede. 

Dosi al rallentatore 

L’ultima nube è quella più importante: anche ieri, gli imprenditori sono tornati a chiedere a gran voce un numero sufficiente di dosi, senza contare che a decidere quanti e quali inviare alle aziende, che comunque dovranno garantire la totalità di utilizzo delle dosi, sarà sempre l’Asur. Come dire che è forte il rischio di mettere in piedi un’organizzazione complessa e costosa per poche decine di dosi e lontana dagli obiettivi iniziali. 

 

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