Trasporti scolastici, il piano B delle Marche: «No ai distanziamenti, sì alle protezioni»

Giovedì 27 Agosto 2020 di Martina Marinangeli
Trasporti scolastici, il piano B delle Marche: «No ai distanziamenti, sì alle protezioni»

ANCONA - A meno di tre settimane dalla prima campanella, non è ancora stata sciolta la vera incognita che pende sull’inizio della scuola: il nodo trasporti. Una bomba non disinnescata che rischia di esplodere quando tutti gli studenti marchigiani faranno il loro ritorno sui banchi, ammassandosi su autobus e pullman che li conducono ai rispettivi istituti. Il vertice Stato-Regioni di ieri sulla riapertura si è concluso con un nulla di fatto a riguardo, ed e stato aggiornato ad oggi, sperando che 24 ore bastino per individuare una soluzione percorribile e condivisa da tutti. 

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Tutto nasce dalla prescrizione del Comitato tecnico scientifico, ribadita lunedì a palazzo Chigi, sul distanziamento di un metro tra passeggeri. Un limite contestato dai governatori poiché porterebbe il trasporto pubblico urbano ed extraurbano a viaggiare al 50-60% della capienza, e quindi a lasciare a piedi, se va bene, la metà degli alunni. Prescrizione fortemente osteggiata dal presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, secondo il quale «o si arriva ad un’intesa chiarendo i limiti delle capienze, o si rischia il caos».
 
Le posizioni
«Ci aspettavamo qualche apertura, ed invece non c’è stato nulla in questo senso – fa sapere il presidente Luca Ceriscioli, a cui gli assessori Bravi (Istruzione) e Sciapichetti (Trasporti) hanno riferito l’esito insoddisfacente del vertice -: Francamente, non riusciamo a capire cosa voglia fare il governo: sembra voler oscillare tra il demandare tutto sulle regioni ed il mantenere una linea rigida. Con il protocollo del Cts non si può fare il trasporto scolastico, quindi al governo è stato chiesto di rivederlo e trovare una soluzione. Non basta fare un protocollo, deve anche essere praticabile». La ricetta di Ceriscioli per risolvere la questione è semplice: «Mettere la mascherina e salire sull’autobus. Con il distanziamento di un metro, quanti ragazzi potrebbero salire su un autobus? Meno del 50%: non è fattibile». Per il governatore, «la mascherina resta un grande strumento di prevenzione, io la valorizzerei: anche in classe va tenuta se non si può garantire il distanziamento. Quando c’è l’assembramento per forza: che sia sull’autobus o a scuola, si deve usare». 
L’incontro
Nella mattinata di ieri, Ceriscioli e Bravi hanno anche incontrato il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Marco Ugo Filisetti per sottoporgli i nodi regionali, ma anche in questo caso si è usciti dal vertice con l’amaro in bocca. «Abbiamo evidenziato le dieci maggiori criticità per la scuola superiore, già emerse da tempo – è sempre il presidente a riferire – di cui nove rientrano nelle urgenze Covid, ma Filisetti ci ha detto che, poiché riguardano istituti superiori, non sono contemplate nella deroga al Dpr 81 sul numero degli alunni per classe e al Decreto rilancio. È stata riscontrata ancora una volta la rigidità di non ascoltare le istanze dei territori, ma intendiamo coinvolgere nuovamente la ministra Azzolina affinché non venga vanificata la rete scolastica marchigiana e non vengano oscurati i suoi fabbisogni». Le dieci criticità riguardano misure di distanziamento, riduzione del numero di alunni per il trasporto, rispetto per la scelta scolastica delle famiglie e dei presìdi scolastici dell’entroterra. Criticità riscontrate in istituti di Urbino, Pesaro, Cagli, Falconara, Macerata, Fermo, Montalto, Castignano, più la presidenza di Acquaviva Picena.
Le richieste
«Banchi e aule non bastano come criterio di discernimento – proseguono Ceriscioli e Bravi –: l’emergenza chiede una visione ed un impegno chiari. Per la secondaria, se non si rispettano i parametri, la soluzione prospettata è la lezione da casa: secondo noi è un errore, e dato che si tratta di pochi casi, ci aspettavamo un po’ più di flessibilità. Da parte del direttore c’è stato invece un niet totale, quindi chiederemo alla ministra Azzolina». Nel frattempo, in vista della ripresa delle lezioni il 14 settembre, il personale scolastico ha già iniziato a sottoporsi ai test sierologici volontari: «Siamo arrivati ad oltre 1300 adesioni – fa sapere Ceriscioli –. Gli insegnanti marchigiani sono bravi ed aderiscono. Ed a breve anche io tornerò dietro la cattedra», ricorda. Una volta smessi i panni del governatore, infatti, ricomincerà ad indossare quelli del prof di matematica a Pesaro. Emergenza Covid permettendo.

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