Covid, l'amarezza degli infermieri: «Siamo tornati a marzo, ma adesso sui social ci insultano»

Covid, l'amarezza degli infermieri: «Siamo tornati a marzo, ma adesso sui social ci insultano»
Covid, l'amarezza degli infermieri: «Siamo tornati a marzo, ma adesso sui social ci insultano»
di Luigi Benelli
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Martedì 3 Novembre 2020, 08:52

PESARO - Infermieri in trincea. Come i medici anche questa categoria inizia a essere sotto pressione a causa della pandemia da coronavirus. Carenza di personale, turni da oltre 10 ore e un esodo verso altre regioni: tutti i nodi della categoria.

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A parlarne è Laura Biagiotti, presidente dell’Ordine degli infermieri di Pesaro. «La situazione si sta complicando. Sicuramente siamo in difficoltà perché il personale infermieristico manca. Tanto che la stessa Asur richiede disponibilità di orari aggiuntivi per sopperire alla carenza personale. Il fatto che cerchino anche medici e Oss ci fa riflettere.

 

Se cerchiamo di dare più carichi di lavoro significa che il personale non è sufficiente. E allora perché non si assume? C’è stato un concorso pubblico e mi auguro che attingano dalla graduatoria».

Carichi di lavoro

Questo porta a turni allungati. «Abbiamo richieste di straordinari continue, ci sono colleghi che lavorano anche 11 o 12 ore. E a volte non si riesce a garantire il riposo minimo di legge tra un turno e l’altro di 11 ore. Alcuni vengono richiamati dalle ferie, insomma la situazione è delicata: è come se fossimo tornati a marzo». Altro capitolo quello dei precari. «Occorre una stabilizzazione di personale a tempo determinato e partite Iva. Marche Nord lo sta facendo, ma anche l’Area Vasta dovrebbe farlo». In questo senso la Fp Cgil Pesaro e Urbino ha fatto sapere che dopo le richieste del sindacato, Marche Nord ha aperto le domande per la stabilizzazione di 60 dipendenti precari dell’azienda ospedaliera. 

Stabilizzazioni

«In questo contesto molti infermieri pesaresi vanno a lavorare fuori. All’ordine arrivano richieste quotidiane di strutture del Nord Italia e dell’Emilia che chiedono di pubblicare bandi e annunci per la richiesta di personale in strutture pubbliche e private. Anche le Rsa e case di riposo gestite da privati e coop sono in grosse difficoltà e ci chiamano perché non ci sono infermieri. Ma molti colleghi optano per il pubblico impiego perché hanno un contratto migliore». Il tutto in un clima non sempre positivo come spiega Biagiotti. «Assistiamo con grande amarezza a insulti e commenti poco piacevoli sui social. Ci dicono che noi abbiamo scelto questo mestiere e non siamo eroi. Nessuno vuol essere un eroe ma non ci siamo mai tirati indietro rispetto ai carichi di lavoro enormi che non sono semplici dal punto di vista fisico ed emotivo. Noi infermieri siamo quelli che hanno sentito le ultime parole dei malati prima di morire. Non ci si abitua mai a vedere la sofferenza e la morte. E cerchiamo di essere un ponte per i parenti che non possono vedere i loro cari. L’appello è quello di essere misurati sui social, non si possono insultare certe figure in prima linea». I numeri continuano a crescere e Biagiotti sottolinea un altro aspetto. 

La speranza

«Assistiamo anche a un altro fenomeno: la paura di tanta gente che ha difficoltà a potersi curare per altre patologie. I posti letto, le strutture e il personale sono quelli, quindi la situazione non è facile ed è in peggioramento». La buona notizia è che in queste settimane si laureeranno altri 42 infermieri del corso di Pesaro. «Una categoria pronta a scendere in trincea». 

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