Coronavirus, le Marche come Milano: maxi Rianimazione dentro una Fiera

Sabato 28 Marzo 2020 di Andrea Taffi e Lorenzo Sconocchini
Coronavirus, le Marche come Milano: maxi Rianimazione dentro una Fiera

ANCONA - Non i capannoni del porto né l’ospedale galleggiante ormeggiato in banchina. Non il Palaindoor di Ancona e neppure lo stabilimento ex Genny alla Baraccola. Nessuno dei siti anconetani ha convinto lo staff di tecnici a cui la Regione Marche ha affidato il compito di decidere dove allestire in due settimane l’ospedale d’emergenza da 100 posti di terapia intensiva ritenuti indispensabili per affrontare l’onda di piena dell’epidemia, senza che gli argini della sanità collassino. E così si vira decisamente a sud, verso Civitanova Marche, dove la maxi-Rianimazione temporanea sarà ospitata nei padiglioni della Fiera, un capannone inutilizzato vicino al palasport dove gioca la Lube Volley. 



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L’idea nuova è spuntata ieri mattina, mentre il governatore Ceriscioli e lo staff guidato da Patrizia Arnosti, braccio destro del consulente Guido Bertolaso, stavano guardando sconsolati il soffitto dell’ex capannone Genny della Baraccola, individuato giovedì sera come possibile alternativa dopo la bocciatura del Palaindoor, scartato per le curve paraboliche della pista d’atletica. «Ci piove dentro», hanno notato i tecnici, cercando di calcolare mentalmente quanto tempo sarebbe servito per riparare lo stabile dalle infiltrazioni. Troppo per come galoppa l’epidemia, senza considerare che poi serviva trovare la soluzione giusta per mettere lo stabile, di proprietà privata, a disposizione della sanità marchigiana.
 
Partecipava al sopralluogo anche l’assessore regionale alla Protezione civile Sciapichetti, a cui già la sera prima il capogruppo regionale del Pd Francesco Micucci aveva suggerito un’altra soluzione. «Perché non alla Fiera di Civitanova?». Un capannone realizzato nel 2014, di proprietà pubblica e ora inutilizzato, che a pianterreno offre una distesa di oltre 5.600 mq, più dei 5.000 richiesti dalla Arnosti per l’ospedale d’emergenza. Così il team di tecnici e amministratori regionali ha imboccato l’A14 in direzione sud, per un nuovo sopralluogo, che ha dato esito positivo: nascerà lì il maxi-reparto per 100 malati in terapia intensiva, in piccolo quello che sta facendo Bertolaso alla Fiera di Milano. Il vantaggio offerto dalla soluzione Fiera riguarda soprattutto le predisposizioni per l’allestimento dei nuovi impianti necessari per far funzionare la maxi-Rianimazione. Dall’ossigeno ai gas medicali, dal cablaggio per monitorare le postazioni, al sistema di ricambio dell’aria, ai pozzetti per i generatori. Consente di risparmiare tempo, dopo aver perso cinque giorni solo per trovare una sede adatta. E poi una collocazione a sud di Ancona offre anche la possibilità di farsi trovare pronti in caso di una eventuale calata dell’epidemia.
Ma dove si troveranno medici e infermieri per gestire una maxi-Rianimazione del genere? Di norma per la terapia intensiva serve un medico ogni 5 pazienti, un infermiere ogni due e un oss per ogni 8, questo per ciascun turno, che per i medici è di 6 ore e per gli infermieri di otto. «Ma se la struttura è unica, non frazionata su più reparti - osservava ieri il governatore Ceriscioli - si può arrivare a risparmiare il 25% del personale sanitario». In Regione contano comunque di farcela, confidando che prima o poi arrivi anche la task-force annunciata delle Protezione Civile, dopo l’appello di Ceriscioli a Conte per l’invio urgente nelle Marche di almeno 114 tra medici e infermieri, compreso personale militare, per gestire la fase davvero critica dell’emergenza. Ancora nessuna notizia invece dell’Emergency Medical Team di Shanghai, che dovrebbe realizzare a Torrette un ospedale da campo da 60 posti: bloccato in Cina in attesa di autorizzazioni.

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